• Articolo pubblicato:11 Ottobre 2021
  • Categoria dell'articolo:Universi
  • Ultima modifica dell'articolo:11 Ottobre 2021

Non nego che sto scrivendo questo articolo a caldo, dopo aver appena finito di vedere Free Guy, film di Ryan Raynolds e con Ryan Raynolds, che è arrivato anche su Disney+. Ammetto che avrei voluto vederlo al cinema ma, letteralmente, mi son dimenticato. L’estate, come penso tutti quanti, non vado al cinema… e qui in Salento l’estate finisce a ottobre.

In realtà non c’è nulla di così eccezionale e innovativo nel film, che potrebbe far gridare al capolavoro e infatti mi sembra sia passato abbastanza in sordina (almeno qui in Italia… in America ha spopolato!), oscurato magari da pellicole come Shang-Chi, che sono andate in sala nello stesso periodo. Tuttavia da quando Ryan Raynolds si è riscattato con Deadpool, devo ammettere che mi piace ogni suo film. Quando ci mette le mani trasforma le comedy in delle stronzate che mi fanno ridere e al contempo mi intrattengono senza arrivare mai a plagiare la trama in favore della battuta.

Tutto l’universo di Free Guy è racchiuso in Free City, che praticamente è la versione GTA V di questo mondo. Si tratta di un videogame MMO in cui i player si divertono a sparare sulla folla, rapinare banche, far esplodere cose e un sacco di altre cazzate che piacciono tanto a noi gamer. Proprio come in Ready Player One (a cui credo si siano ispirati per la creazione delle dinamiche di gioco), il player può indossare skin diverse, salire di livello, conquistare oggetti da utilizzare negli scontri pvp e sostanzialmente fare casino.

A parodizzare gli stessi gamemaster, che lavorano nell’azienda produttrice del gioco, ovviamente sottopagati, c’è anche la possibilità per loro di entrare in game indossando la skin che preferiscono, oppure utilizzare la modalità dio per fare sostanzialmente ciò che un normale player non potrebbe fare.

Oltretutto, come vediamo specialmente dalla sequenza dello scontro finale, all’interno del gioco esistono artefatti leggendari ispirati a franchise realmente esistenti, come il martellone di Fortnite, lo scudo di Capitan America e la spada laser di Star Wars. A ogni player è assegnata una sorta di base, una specie di casa in cui può conservare tutti gli artefatti recuperati, le macchine rubate, le armi comprate, etc… insomma tutte le cose che possiede nel gioco.

L’intera Free City, come tutti i videogame, pullula di PNG, ovvero personaggi non giocanti, ideati per dare spessore all’ambientazione e al contempo creare delle interazioni con i giocatori. Nel caso di Free City i PNG sono lì per essere ammazzati, pestati, umiliati e presi per il culo dalla categoria dei player, che si differenziano da loro grazie all’uso degli occhiali da sole. E secondo me questa è una palese citazione a Matrix.

Free Guy: salvate lo sfigato Ryan

Il protagonista del film è Guy, un PNG totalmente anonimo a cui nessuno si è sprecato a dare un vero nome. Guy in inglese infatti significa “ragazzo”. Indossa sempre una camicia blu e un pantalone color kaki e lavora nell’unica banca di Free City, che viene rapinata giusto quella decina di volte al giorno.

Sostanzialmente è bloccato in un loop da png che lo porta ogni giorno a fare sempre le stesse cose, senza curarsi se intorno a lui ci sono auto che vanno a fuoco, tizi che sparano ovunque e gente che urla al complotto. E fin qui è la classica cittadina americana. Tuttavia nella creazione del personaggio, il suo programmatore ammette di aver scelto il modello del disperato, quello che cerca l’amore con tutte le sue forze e gli va sempre male, ma ci spera ancora. E qui parte un grandissimo “ehi ma sta parlando di me?” nel quale mi ci riconosco benissimo, ma so che come me, ci sono là fuori almeno un altro paio di miliardi di persone che si sentono allo stesso modo.

Solo che il nostro Guy è il protagonista e quindi non può prescindere da quelle regole di trama che lo devono vedere come l’eroe della storia, che trova l’amore, sconfigge il cattivo e vince la ragazza.

Lui, come tutti i png di Free City sono dotati di un’IA decisamente più avanzata del banale loop in cui le loro vite sono state congelate ai fini del gioco. IA che aspetta solo un innesco per manifestarsi, crescere ed evolversi, anche se rimane confinata in un mondo di poligoni e pixel.

Free Guy portatile Milly Keys
Lo vedi? In questo porno c'è tutto quello che vorrei farti!

Player vs Player

Keys è il protagonista reale della storia. E si, si chiama proprio “chiavi“. Per “reale” intendo dire che è l’effettivo programmatore che sta dietro all’IA dei png di Free City. Lavora come schiavo sottopagato per l’azienda di Antwan, un multimilionario che lo ha assunto dopo aver acquistato il motore grafico e il codice dell’IA che aveva sviluppato Keys. In quanto protagonista di un film con i computer, è il classico nerd tutto cervello e sfigato con le donne. O meglio, sfigato con l’unica donna di cui sia realmente innamorato.

Milly è la protagonista femminile. Al tempo ex socia di Keys, viaggia dentro Free City non tanto per sparare e far esplodere le cose, quanto più per rintracciare le prove che il codice di base del gioco sia lo stesso che lei e Keys avevano scritto, in modo da vincere la causa milionaria con il proprietario di Free City e dare valore al suo lavoro. È così concentrata sul suo obbiettivo che non ha tempo per cercare l’amore, finendo tuttavia per avere una sorta di seconda vita come Molotov Girl, il suo personaggio in Free City.

Beh, tolto Guy e i due protagonisti, rimarrebbe da fare una menzione su Antwan, il main villain del film, di cui però non si può dire molto per evitare di spoilerare. Diciamo che è costruito intorno alla figura del magnate visionario con gli scheletri nell’armadio, ossessionato dai soldi. È il presidente della Soonami, la più grande company di videogame al mondo, che non è assolutamente una citazione malcelata a una fusione malata tra Sony e Konami, vero? Facciamo finta di niente. Lui stesso ha messo comunque mano al gioco, scrivendo Dude, una sorta di personaggio-boss che non ha avuto il tempo di completare e a cui mancano non solo varie funzioni, ma anche vari schemi di dialogo.

Life Itself: il video-no-game

Life Itself è il gioco inizialmente programmato dal duo Keys-Milly. Si tratta di un videogame nel quale i giocatori, anziché sparare ai png, com’è naturale che sia, li guardano vivere. Praticamente è una copia brutta di Second Life in cui il player interagisce con i png, che al contempo sfruttano quella interazione per crescere e cambiare i propri comportamenti e abitudini. Non c’è niente di così innovativo in effetti, visto che proprio Second Life, che faceva la stessa cosa, ha chiuso i battenti definitivamente nel lontano 2017.

Questi in teoria avevano quindi programmato un videogame dove i player guardavano i loro avatar “vivere” le loro vite. Che palle. Solo a me sta cosa sembra una cagata pazzesca? Si chiama “game” perché ci devi giocare, altrimenti è un fottutissimo film.

Free Guy fucile Ryan Raynolds
La skin di questo fucile fa proprio schifo. Chissà se la posso shoppare

Free Life: player e non-player

Se non avete visto il film, saltate questo paragrafo, contiene spoiler. Free Life è la versione finale del gioco, ottenuta dal salvataggio del codice di Free City, implementato con l’idea originale di Life Itself e mandato avanti non solo dal duo Keys-Milly, ma anche dell’amico di lui: Mouser, che lavorava con Keys all’interno della Soonami. Il fatto che si chiami Mouser vuole forse richiamare Mouse, il personaggio secondarissimo che compare nel primo Matrix? Probabile. Anche perché il suo ruolo qui, è ugualmente secondario. Ok, magari fa qualcosa in più rispetto al personaggio di Matrix, ma niente di così eclatante.

All’interno di Free Life, sia player che png possono vivere le loro vite come meglio credono, ambientati però in una sorta di urban fantasy, con una metropoli costellata di vegetazione, abitata anche da dinosauri, unicorni, centauri e un sacco di altre bestie mitologiche (che le avessero almeno fatte vedere… eddai, sono un estimatore, almeno qualcosina di quello che nominano…). In un frame credo di aver visto anche un My Little Pony, segno che probabilmente tutto il citazionismo di Free City rimane anche in Free Life.

Bellissima l’ultima frase di Guy a Molotov Girl, che fa capire a Milly tutto l’amore che Keys prova per lei e che, al solito, il ragazzo è stato troppo scemo da manifestare. Veramente un bel monologo finale.

Conclusioni

Nonostante la trama non brilli per originalità, ammetto che il film mi è davvero piaciuto tanto. Condito al punto giusto da stupidità e citazionismo, il personaggio di Ryan Raynolds non appare mai stancante e ci si immedesima facilmente nella sua vita. Sono anche rimasto sorpreso dalla presenza di un paio di streamer famosi come Ninja e Pokimane, che qui ricoprono il ruolo di se stessi in quanto telespettatori delle avventure di camiciola Guy che streammano in diretta planetaria.

Che dire, un gran bel film che probabilmente senza il tocco d’arte di Ryan Raynolds sarebbe stato un floppone. Ormai tutto ciò che tocca quell’uomo diventa oro… beato lui. Ah e comunque si pompa un po’ da solo l’ego, facendo ripetere a mezzo cast frasi come: “ma quant’è bono”, oppure “che gnocco!”. Rayn, abbiamo capito che ti piaci, ma dopo un po’ diventa cringe. Sembri me quando cerco di convincere me stesso di essere bello. Divertente all’inizio, ma poi basta.