• Articolo pubblicato:28 Gennaio 2026
  • Categoria dell'articolo:Mitologia greca
  • Ultima modifica dell'articolo:28 Gennaio 2026

Se siete mai capitati a Venezia, nella celebre piazza di San Marco, vi sarà sicuramente capitato di lasciare lì un rene come pagamento per un caffè al bar, all’ombra della possente colonna del santo su cui troneggia un leone alato. Sarà la figaggine di avere un fottuto leone con le ali nel centro della piazza, sarà che tutta l’area tende a diventare una piscina ogni volta che piove un po’ troppo, ma un singolo caffè costa quando un monolocale a Milano. E mentre voi siete lì a smadonnare perché quel caffè vi ha appena prosciugato il conto corrente e costretto ad aprirvi un mutuo a tasso variabile (uso termini di questo tipo per far capire che sono una persona adulta che sa quello che dice, anche se non è vero), quel leone alato vi guarda dall’alto in basso disprezzando la vostra pezzenteria. Ecco, quella bestia in realtà è un grifone. Più o meno.

Partiamo col dire che il grifone, nel mito comune è una creatura ibrida, dal corpo di leone e dalla testa d’aquila. Ci sono poi tutta una serie di varianti, che prendono nomi diversi, così come ci sono ce ne sono altre che variano in base a come veniva di volta in volta raccontato il mito. C’è sempre da tenere a mente che si tratta di gente che sparlottava un po’ di qua e un po’ di là, letteralmente chiacchiere da bar, solo che non potevano blaterare sui calciatori o sull’economia globale, quindi tramandavano cazzate sui miti e leggende dell’epoca. Roba che poi a furia di ripeterla diventava vera. Come le fake news di adesso praticamente.

Grifone Dragon Age webp
Guardate che carini e pucciosi i grifoni di Dragon Age!

Quando ho iniziato a fare ricerche sul Grifone per poterne scrivere qui, non pensavo mi sarei imbattuto in una masnada di informazioni confuse con fonti che chiamano grifone delle bestie che non sono grifoni manco da lontano e con gente che si inventa delle specie e delle sottospecie, manco fossero dei biologi dell’antichità.

Che i vecchi figli di papà dell’antica grecia fossero dei nullafacenti, è risaputo. La filosofia d’altronde, altro non è che l’elucubrazione insensata di gente che si poneva domande sul mondo, cercava poi di dare una risposta, tutto perché ancora internet non esisteva e nessuno sapeva dove cazzo andare a scaricarsi un porno.

Visto che l’idea di attaccare delle ali da piccione a un leone non era proprio innovativa, tracce di bestie simili esistono fin dalla più remota antichità. In particolare i ritrovamenti più vecchi a cui possiamo risalire sono quelli a Susa (che non è la Val di Susa, ma un pezzo di terra sabbiosa in Africa), risalenti tra il 4000 e il 3500 a.c., dove appare un mostro su una tavoletta di pietra, che sembra proprio un leone alato molto simile al grifone. Qui si specifica che il mostro ha la criniera di un leone maschio, ma salvo questo, non abbiamo altri dettagli. In primis ricordiamoci che gli antichi scolpivano proprio male, non sapevano disegnare bene, ma ci provavano lo stesso. Oltre a questo bisogna considerare che il linguaggio del popolo Uruk (che sembra tanto il nome degli orchi del Signore degli Anelli) non è stato ancora decifrato, quindi non sappiamo che nome potesse avere sto grifone in versione pre-alfa ad accesso anticipato. Gli archeologi si riferiscono a lui semplicemente come leone-uccello… che anche grazie al cazzo, però effettivamente è l’unico nome con cui lo si potrebbe chiamare.

Questo mostro senza nome degli Uruk si diffonde poi in mesopotamia, dove diventa Anzù, una creatura di cui parlerò sicuramente in un altro articolo, quindi facciamo che ora la skippiamo. Il bello è che la bestia in questione esisteva già prima di avere questo nome, in quanto nella cultura mitannica veniva utilizzato per adornare dei sigilli di pietra. Un certo Henri Frankfort ci ha scritto tutto un libro su questi sassi, quindi per approfondire vi rimando a “Cylinder Seals: A Documentary Essay on the Art and Religion of the Ancient Near East”, un malloppone che sicuramente non leggerete.

Il nostro gatto-piccione arriva anche in Egitto, dove diventa diverse cose, tra cui mount per dei e mezzo di traino per carri divini. Alle volte viene raffigurato senza ali, ma con il corpo che più che essere di un uccello qualsiasi, è di un falco, con un chiaro rimando a Horus. Anche qui però stiamo parlando di una bestia diversa che si chiama tesh-tesh, quindi anche qui: articolo separato in cui approfondirò.

Viaggiamo ancora in medio-oriente, in Iran, dove curiosamente ancora non c’era una guerra unica, ma tanti piccoli popoli che si ammazzavano allegramente come fosse lo sport della domenica. In fondo, so ragazzi… persiani. Qui appare sui sigilli di Antipatro (un successore di Alessandro Magno) e in un tesoro ziwiye, oltre che su un mosaico dove la bestia si magna agevolmente un cervo. Visto che la rappresentazione lo vede un po’ troppo strano per essere un vero e proprio grifone, questo viene chiamato dagli studiosi “Grifone ziwiye”… vi avevo detto che ci stanno specie e sottospecie, giusto? Ecco, per ogni variante potremmo inventarci una roba diversa e tirare su tutto un bestiario… cosa che gli antichi adoravano fare. E anche io.

Grifone Ziwiye webp
Grifone Ziwiye. Non so perché gli antichi avevano sempre questa abitudine di far partire le ali dalle zampe...

Si inizia a fare sul serio

Visto che il mito arriva dall’oriente, prima di arrivare in grecia, la nostra bestia passa da Creta e dalla civiltà minoica, arrivando ad abbellire il palazzo di quello psicopatico di Cnosso. Qua siamo intorno al 1600 a.c. e la nostra bestiolina finalmente inizia a entrare nel mito comune che conosciamo tutti. Inizia a prendere il nome di “Gryps”, che arriva dal greco e significa “col naso a uncino” in riferimento al becco da rapace che si ritrova. Da questa creatura potrebbe derivare anche un’altra leggenda, quella del genio minoico (di cui parlerò in un altro articolo separato).

La creatura venne per un po’ di tempo dimenticata, passando in sordina dietro ad altri miti ben più fighi, finché non venne riscoperta intorno al 650 a.c., quando l’arte greca iniziò a raffigurarla nella maniera che tutti oggi conosciamo e finalmente arrivò a chiamarla grifone.

La figura del grifone venne utilizzata specialmente per la decorazione di calderoni, roba che ha scatenato tutto un dibattito tra gli storici tra chi sostiene che il grifone-calderone sia nato in oriente e poi giunto per moda in occidente e tra chi invece sostiene che sia partito tutto dalla Grecia. La questione è dibattuta anche perché pure gli etruschi pare si ritrovassero tra le mani questi calderoni e non si capisce come se li fossero procurati o se li avessero forgiati loro stessi. Letteralmente però, qua si sta facendo dibattito intorno a del pentolame, rendiamoci conto. Che figata!

Grifone Knosso webp
Questo è il grifone di Knosso. Quasi tutto leone e solo la testa da aquila... che poi, quella non mi sembra un'aquila

Incazzati in ogni variante

Come detto all’inizio, per come ci è arrivato, il mito del grifone prevede una creatura con la parte posteriore del corpo da leone e quella anteriore d’aquila. Ma quando dico questo intendo dire che anche le zampe anteriori sono quelle di un aquila, così come la testa e il petto, ricoperto di piume bianche che vanno sfumando lungo il dorso per diventare il manto tipico del leone. La parte posteriore, così come la postura e le movenze sono quelle di un leone, un possente felino da sempre associato alla regalità.

Come il leone è il re delle bestie terrestri, l’aquila è la regina delle bestie alate e quindi per i greci il grifone altri non era che l’emblema assoluto della regalità, del potere e dell’eleganza. Per questo solitamente lo si trova associato agli dei anche in altre culture diverse da quella greca. Pure per gli altri popoli questi due animali erano considerati i predatori in cima alle catene alimentari, quindi doverosi di rispetto e onore.

Piccola menzione dobbiamo farla per le orecchie, che alle volte sono quelle del leone, ma sono piumate, oppure sono più allungate simili a quelle di un cavallo (ma sempre piumate). Questa particolarità probabilmente nasce da vecchie varianti illustrative da cui è passato prima di arrivare ad essere la creatura che conosciamo.

Le varianti del mito infatti passano tutte per le varie raffigurazioni fatte nei secoli. Abbiamo versioni del grifone dove tutto il corpo è da leone e solo la testa è di aquila, ne abbiamo altre dove il becco è più tozzo (come nel caso dei calderoni) e altre dove è più allungato, così come ce ne stanno altre che vedono presente pure la criniera o un ciuffo sopra la testa. Insomma è un bel macello e ognuno sembra che se lo sia immaginato come cazzo gli pareva.

Sempre dal mito e dalle illustrazioni, possiamo intuire che il grifone era un predatore carnivoro che nella sua dieta comprendeva cervi, cavalli e persino esseri umani. Oltre a questo aveva l’abitudine di custodire dell’oro, come un novello drago quando ancora quei lucertoloni alati non erano stati dispensati a farlo. Secondo i miti sciiti, greci e romani, i nomadi erano soliti fottere l’oro ai grifoni, che giustamente non gradivano il ritrovarsi casa svaligiata, quindi reagivano violentemente, alle volte braccando e mangiando i poveri sfigati.

Gran parte delle informazioni che abbiamo sul grifone arrivano dai resoconti di Aristea di Proconneso (che vi giuro, continuo a chiamarlo Aristea di Porcodio, ma non è colpa mia, è lui che si è scelto un nome così di merda), ma tutti questi resoconti sono andati perduti, probabilmente perché erano scritti su carta da culo, tovagliolini e pergamene di scarsa fattura. Infatti quello che sappiamo su sto tizio, sui suoi viaggi e sul grifone ci viene detto da Eschilo in primis e poi da Erodoto, due nullafacenti che si definivano studiosi e che avevano un sacco di tempo da perdere. Abbastanza per stare dietro a dei pezzi di pseudocarta di un travel blogger della loro epoca.

Erodoto racconta, per voce di Aristea, che i grifoni vivevano in una zona che confinava con quella del popolo degli arimaspi, esseri da un occhio solo, simili ai ciclopi, che erano soliti fottere l’oro dei grifoni, setacciando il corso d’acqua di plutone e scappando via a cavallo mentre i grifoni li inseguivano. A raccontare questa storia ad Aristea furono i membri del popolo degli Issedoni, che confinavano a settentrione con gli arimaspi. Non so voi, ma a se sembra proprio un caso di diffamazione bella e buona verso gli arimaspi.

Per quanto riguarda Eschilo, pare che questi paragonasse i grifoni ai cani di Zeus, considerandoli probabilmente incapaci di volare o immaginandoli senza ali.

Per quanto riguarda Ctesia, lui ci dice che in realtà i grifoni erano uccelli indiani a quattro zampe, senza parti di leone. A fare casino però è lo stesso Erodoto, che tira fuori anche il mito indiano delle formiche che manda in confusione Plinio (che non ho capito se è “il vecchio” o no), che se ne esce descrivendo il grifone anche con parti di formica (ma non ho trovato tracce o fonti di questa cosa, quindi prendiamola con le pinze).

Ad aggiungere dettagli al mito ci pensa Plinio il Vecchio (che ribadisco, non so se è lo stesso Plinio di prima, ma non credo) che descrive in maniera accurata le orecchie allungate e piumate dei grifoni, li localizza in Etiopia e ci dice che deponevano uova in nidi fatti di pepite d’oro.

Secondo Apollonio di Tiana, i grifoni in realtà erano leoni che non avevano ali, ma membrane rosse intorno alle zampe, che gli permettevano di compiere grandi balzi… praticamente degli scoiattoli volanti, ma in forma di leone. E io mi immagino questa roba meravigliosa dove un leone ti sta planando addosso, con le zampe a quattro di bastoni, pronto a mangiarti la faccia. Che se fossi nella povera preda, non saprei se ridere o scappare. Probabilmente riderei.

Altra collocazione come habitat dei grifoni ce la dà Pomponio Mela, che nel suo libro scrive che ste bestie abitano i Monti Rifei, una catena montuosa leggendaria al confine tra l’Europa e l’Asia (sarebbe la zona del Volga), una zona particolarmente fertile e ricca d’oro, inabitabile dall’uomo proprio perché ci stanno i grifoni e se gli caghi il cazzo, quelli ti strappano via la voglia di esistere dal corpo.

E stiamo per arrivare al medioevo, ma prima dobbiamo citare Eliano, che aggiunge al mito una descrizione del piumaggio del grifone, dicendo che ha una piuma nera singola sul dorso, il petto con piumaggio rosso e le ali bianche. Carino eh, ma non mi convince.

In ultimo dobbiamo citare un paio di dei, due in particolare: Dioniso e Apollo. Infatti pare che Dioniso fosse solito attaccare dei grifoni al suo carro per farsi trasportare in volo, cosa poi ripresa da Apollo, che inizialmente si credeva cavalcasse un grifone ogni inverno, partendo da Delfi e diretto a Iperboria. O almeno questo è quello che gli studiosi sono riusciti a recuperare un po’ dagli scritti di Claudiano, un po’ dalle raffigurazioni artistiche rinvenute, tra cui le incisioni presenti sulle monete. Visto che il grifone venne poi collegato, come mito, ad Apollo, leggenda vuole che il dio attaccò al suo carro dei bei grifoni, freebootando quell’ubriacone di Dioniso. La storia dei grifoni-calderone poi, passa anche da Era, in quanto secondo Erodoto nel suo tempio era stato installato un grosso calderone decorato con i grifoni.

Grifone God of War webp
No Kratos, perché??? Era così carinoooo!

Anche la chiesa voleva il Grifone

E siamo arrivati finalmente nel medioevo, epoca in cui la passione per le bestie mitologiche, i mostri e tuttecose era alle stelle e dove si inventavano tutta una serie di cazzate per giustificare il fatto che fossero persone violente, represse e con tanta voglia di scopare (ma c’era Dio che li guardava, quindi non si poteva fare). Da notare come l’arrivo del culto cattolico abbia improvvisamente diminuito le scopate giornaliere degli esseri umani.

Sostanzialmente gli studiosi medievali si limitarono a maneggiare il mito del grifone, ma conservando comunque tutte quelle caratteristiche che arrivavano dall’antica Grecia. Solo nel 1280, un certo Alberto Magno, aggiunge al mito la credenza secondo cui deponessero nel nido uova d’agata (gagatem… che è un nome veramente del cazzo) o di occhio d’aquila (echytem, anche questo non scherza). Il deporre queste uova di pietra, secondo il nostro Albertone, permetteva di migliorare la riproduzione e la crescita delle uova perché alteravano la temperatura del nido, rendendolo più caldo.

Una prima descrizione medievale ci arriva da Isidoro di Siviglia, che li chiama Grifi e li descrive come leoni con la testa d’aquila, che abitano i Monti Iperborei, mangiando cavalli e attaccando gli uomini. Il bello è che nel medioevo abbiamo tutti i miti dei grifoni che convivono amabilmente. Infatti si citano anche i grifoni dei Monti Rifei, così come il fatto che odiassero i cavalli perché era a bordo di questi ultimi che gli arimaspi gli fottevano l’oro.

Una bestia tanto regale e spettacolare, unione di cielo e terra, non poteva passare inosservata ai cristiani, che ci misero poco a collegarla a Gesù, tant’è che Dante mette un grifone a trainare il suo carro attraverso il purgatorio. Povera bestia, ridotta a fare da taxi sottopagato per un poeta in pieno trip religioso-stupefacente.

Il grifone divenne anche un simbolo della chiesa, con un certo Dridon, un critico francese, che collegò la figura di questa tenera creatura al papa e al papato. Per questo motivo è possibile trovare numerose sculture del grifone in tante chiese cristiane.

Truffe all'italiana e Art attack

Ma tralasciando queste bazzecole, passiamo alle cazzate più interessanti. Ricordiamoci che siamo italiani e che siamo nel medioevo e che l’abitudine a contraffare robe e spacciarne altre mentendo spudoratamente l’abbiamo da molto tempo. Un’abitudine che si è curiosamente allargata da quando abbiamo inventato la religione cristiana. Coincicredo? Io non denze (cit.).

I popoli medievali non si sono fatti troppi scrupoli a spacciare qualsiasi cosa come uova di grifone, artigli di grifone e piume di grifone. Contraffazioni fatte ad arte per ingannare tutta una serie di creduloni, per poi inculargli i soldi e scappare col bottino. Come i politici di oggi.

Partiamo dalle uova: chiaramente da un gatto-piccione molto grosso ci si aspetta che escano delle uova molto grosse e quindi quali uova potevano essere spacciate per uova di grifone? Beh, banalmente quelle di struzzo, che in Italia erano roba esotica, quindi facile abbindolare la gente. Ma la storica Adrienne Mayor nel suo Flying snake and griffin claws racconta che vennero spacciate per uova di grifone anche delle uova di dinosauro fossilizzate. Che io dico, hai per le mani davvero una rarità, un fottuto uovo di dinosauro fossilizzato… cazzo molto meglio di un uovo di grifone!

Le piume erano le cose più facili da taroccare. Si prendevano fitte foglie di palme, quelle un po’ più piccole, si coloravano usando delle tinture e voilà, ecco che abbiamo fatto un art attack e quel pezzo di palma che valeva zero, ora può essere venduto a diverse monete d’oro. Meglio di Re Mida.

Per gli artigli, si ritorna ai fossili. Dal nostro picciongatto re della terra e del cielo ci si aspetta che abbia degli artigli imponenti e guardacaso la gente ogni tanto scavando trovava proprio dei grossi artigli… chissà da dove venivano… erano forse di un grifone o di bestie enormi provenienti da un’epoca antica? Sicuramente di un grifone. Anche perché nel medioevo non sapevano cosa fossero i dinosauri. Anche alcune corna di stambecco vennero spacciate per artigli, tutti pezzi di ossa che non rimanevano inutilizzati per troppo tempo visto che spesso venivano lavorati per diventare calici o coppe, così che i ricconi del medioevo potessero flexare con gli altri ricconi di avere un calice di artiglio di grifone. La cosa curiosa è che si può trovare tra questi manufatti anche molta roba di “corno di grifone”, anche se mitologicamente parlando il grifone non aveva corna.

Grifone FFXVI webp
Ehi, il Grifone di Final Fantasy XVI sembra un po' troppo piccione e poco leone

Pezzi di stoffa da decorare

Proprio per via della sua prestigiosità come bestia e per tutto il simbolismo che si tirava dietro, il grifone fu piazzato dagli artigiani praticamente ovunque, così come fecero i graphic designer dell’epoca, che aggiunsero grifoni agli araldi di una quantità spropositata di famiglie nobili, senza star troppo a pensare al fatto che avessero tutto il corpo di leone o solo l’ultima parte. Infatti in araldica troviamo grifoni di varia natura proprio perché sta cosa era lasciata a libera interpretazione degli araldisti.

Il problema di questi sarti-illustratori è che se la prendevano un po’ troppo sulla creatività, tant’è che in britannia nasce una creatura, il keythong (chiave-tanga? boh), che sarebbe un grifone maschio senza ali, con aculei sparsi per il corpo e alle volte un corno sulla fronte stile unicorno. Ma anche qui, stiamo andando a parlare di un’altra bestia a cui dedicherò un approfondimento.

Il perché del Grifone

Torniamo a parlare di Adriane Mayor, che è la storica contemporanea che più di tutti si è concentrata sui grifoni. Lei ipotizza che il mito possa essere nato dal ritrovamento parziale di fossili di grandi bestie terrestri che avevano un becco al posto del muso, uno su tutti il protoceratops, seguito anche dal psittacosaurus, ritrovati dai nomadi sciiti in asia, vicino a dei giacimenti d’oro.

Considerato che i ritrovamenti potevano essere stati fatti anche all’interno del deserto del Gobi, le dicerie e le voci su una creatura quadrupede con becco potrebbero essersi diffuse sia verso le Cina che verso la Grecia. Oltre a questo c’è da considerare che il collare osseo delle due specie di dinosauri sopracitati è molto fragile e la sua rottura dovuta alle intemperie poteva lasciar immaginare che quelle fossero le ossa delle orecchie.

Oltre a questo c’è da considerare che per gli antichi, che conoscevano solo gli uccelli come bestie dotate di becco, se il quadrupede aveva un becco, allora aveva sicuramente anche le ali… un collegamento automatico che possiamo comprendere viste le conoscenze dell’epoca sulla zoologia.

Gli storici ovviamente si dividono. Se da una parte c’è chi dice che il grifone era una bestia del tutto immaginaria, nata dalla fantasia e c’è chi dice che sia stata ispirata dai fossili, anche se quegli stessi fossili si trovano in zone dell’oriente ben diverse da dove il mito del grifone sembra essersi originato. Come tutto, io credo che la verità sia nel mezzo. Non è la prima volta che una bestia mitologica nasce dal ritrovamento di qualche fossile sotto terra.

Potrei farvi una disamina sulle varie sottospecie di grifone realmente esistenti, visto che in realtà in zoologia esiste tutta una specie di rapaci che porta il nome del grifone, ma non servirebbe a nulla, per queste cose andate su wikipedia.

Ho scritto praticamente tutto quello che avevo da scrivere, ma so che ho semplificato molte cose e deliberatamente ignorato altre (come tutte le varianti di “grifo” in circolazione), ma ehi, nulla mi vieta in futuro di tornare su questo articolo ad aggiungere roba.

Scehda riassuntiva (seria)

Regione: Eurasia
Habitat: Montagne
Mitologia: Greca
Descrizione fisica:

  • Creatura ibrida con la testa e la parte anteriore da aquila e il resto del corpo da leone.
  • Orecchie allungate piumate, alle volte simili a quelle di un cavallo.
  • Variante di Cnosso:
    • Testa di aquila e il resto del corpo da leone.
  • Variante greco-asiatica:
    • Presenza o di un ciuffo di peli da leone in cima alla testa, oppure di tutta la criniera.
  • Variante di Ziwiye:
    • Testa da leone con collo, piumaggio e ali da aquila e corpo da leone.
  • Variante di Eschilo:
    • Incapaci di volare sono privi di ali.
  • Variante di Ctesia:
    • Uccelli simili a galline con quattro zampe.
  • Variante di Apollonio:
    • Leoni senza parti di uccello, ma con membrane rosse sotto le zampe che gli permettono di compiere grossi balzi e planare.
  • Variante di Eliano:
    • Grifone classico, ma con una singola piuma nera sul dorso, il petto con piumaggio rosso e le ali bianche.

Caratteristiche:

  • Protegge l’oro;
  • Nidifica per terra in nidi fatti di pepite d’oro;
  • Odiano i cavalli;
  • Per mantenere la temperatura del nido produce occasionalmente uova di agata o occhio di aquila.
  • Plinio il Vecchio dice che vivono in Etiopia.
  • Trainano il carro di Apollo e Dioniso.

Varianti etimologiche:

  • Gryps (variante antica)
  • Grifo (variante medievale)
Grifone Alice nel Paese delle Meraviglie
John Tenniel - Alice nel Paese delle Meraviglie

Fonti:

  • IliadeOmero, 700 a.C.
  • Leggende varie