• Articolo pubblicato:30 Dicembre 2020
  • Categoria dell'articolo:Universi
  • Ultima modifica dell'articolo:4 Luglio 2024

Se conoscete Ready Player One, allora avete visto il film o letto il libro. Ecco, la prima cosa che voglio dire è che, dopo aver usufruito di entrambi, questo è uno dei pochi universi che offre letteralmente due storie diverse. E ne sono felicissimo.

Sono arrivato a leggere il libro dopo aver visto il film su Netflix; quest’ultimo mi aveva entusiasmato così tanto da volerne di più. Sempre di più. Non conoscevo Ernest Cline come scrittore, ma merita tantissimo.

Descrivere OASIS è un po’ difficile. Potrei dire che è una simulazione virtuale globale in tempo reale, che permette di vivere una seconda vita semplicemente rimanendo connessi alla consolle e alla rete internet, ma sarebbe riduttivo. Ciò lo si capisce anche dal nome: OASIS è l’acronimo di Ontologically Anthropocentric Sensory Immersive Simulation, ovvero Simulazione Sensoriale Immersiva Ontologicamente Antropocentrica. Si, sembra proprio una supercazzola (e forse lo è).

Accedendo a OASIS si smette di essere sé stessi per diventare qualcun altro, non solo un altro essere umano, ma proprio un’altra razza, come ad esempio goblin, orchi, klingoniani o anche jedi. Si, perché all’interno di OASIS sono racchiusi tutti i gli universi mai creati. Un po’ come Omniverse, ma in realtà virtuale.

Si può scegliere di essere un personaggio di World of Warcraft, ma anche di Minecraft. Si può scegliere di vivere con l’aspetto di un uomo-sasso gigante o essere un elfo alcolizzato. Insomma, non c’è letteralmente limite alla fantasia.

Tutto OASIS è diviso in settori, 27 per la precisione e ogni settore è spaventosamente ampio, arrivando a ospitare migliaia di pianeti, sia grandi che piccoli, in cui si può fare veramente di tutto. Tenete presente che, con una navicella a massima velocità, ci vogliono dieci ore per attraversare ogni settore da un limite all’altro. In molti di essi ci sono arene PVP, ma anche riproduzioni fedeli di mappe di altri giochi (viene spesso citato D&D, ma compaiono anche Zork, Dungeons of Daggorath e tanti altri) o addirittura musei con all’interno vere e proprie chicche storiche del mondo videoludico.

In OASIS si può utilizzare sia la magia che la tecnologia, anche se in alcune zone particolari o addirittura su tutto uno specifico pianeta, potrebbe essere disattivata l’una o l’altra forma o anche entrambe, lasciando il giocatore solo alle proprie forze. In più esistono centinaia di migliaia di artefatti, sia tecnologici che magici, spesso citazioni ad altre opere (come Mazinga Z, il Megazord o Leopardon, il robottone di Supaidaman), tutti unici, ovvero ottenibili solo da un giocatore. Volete la Delorean di Ritorno al Futuro? Dovrete ammazzare il suo possessore per prenderla dal suo inventario. In questo caso parliamo del protagonista (sia nel film che nel libro), quindi sapendo che i protagonisti hanno la plot armor, non so quanto vi convenga.

Per spostarsi tra un settore e un altro o da un pianeta all’altro dello stesso settore, è necessaria una navicella spaziale, ma si possono utilizzare anche dei punti di teletrasporto che funzionano tipo le cabine suicidio di Futurama. Ci entri, paghi i crediti e finisci dove vuoi. Purtroppo non si può fare il giochetto che usava bender in quanto i crediti sono elettronici, quindi niente moneta legata al dito.

Tutto in OASIS si paga con i crediti, che si ottengono livellando il personaggio e completando quest. Il livello massimo raggiungibile è il 99, a meno che non si è i creatori del gioco, che hanno livello infinito e invulnerabilità a tutto. Se si muore su OASIS non si muore nella vita reale, come accade in Matrix, ma bisogna ricominciare dall’inizio con un PG al livello 1. Ciò fa si che tutti i progressi vadano persi e questo porta i poveri malcapitati a mandare a quel paese l’istinto di sopravvivenza e a lanciarsi giù da un palazzo.

Quando la realtà fa proprio schifo

Il futuro a cui ci mette davanti il 2045 di Ready Player One è notevolmente devastato. Le risorse scarseggiano, la povertà è alle stelle in tutto il globo e le baraccopoli aumentano a vista d’occhio di mese in mese perché chi perde tutto in OASIS non ha più modo di sostentarsi nella vita reale e finisce col perdere anche la casa e non arrivare più a fine mese. Insomma, togliendo la realtà virtuale, non siamo molto lontani dall’Italia del 2045.

Pedofili e assassini sembrano essere le uniche figure professionali redditizie fuori dalla simulazione, segno del fatto che, piuttosto di uscire e vedere gente, è meglio rimanere a casa connessi alla consolle. Almeno se si viene molestati in OASIS ci si può trasformare in draghi e incenerire il povero bastardo. Uno stile di vita che sicuramente bloccherebbe ogni pandemia sul nascere… vero 2020? Sei stato proprio un anno cattivo! Non si fa così!

Vista l’enorme richiesta di buchi in cui vivere, gli hotel sono diventati giganteschi condomini in affitto (ogni stanza è un appartamento) e i supermercati fanno prima a inviare dei fattorini a casa (o nella baracca) del cittadino di turno, perché tanto qui non esce mai nessuno.

Persino i bambini, che dovrebbero vederne altri, imparare a relazionarsi e cose così, vengono tenuti connessi alla consolle con programmi di istruzione e divertimento che iniziano letteralmente dall’asilo, ovvero non appena il pargolo può indossare guanti e visore. Oltretutto, se la famiglia è troppo povera per permettersi una qualsivoglia tecnologia, ci penserà lo stato, che donerà gratuitamente in comodato d’uso la consolle. Insomma, si fa di tutto pur di mantenere connessa la gente. E la gente ringrazia. Anche se con la mancanza di esperienza nelle relazioni umane, è facile vedere bambini, ragazzi, uomini e donne con una forte ansia sociale (che si manifesta solo nella realtà).

James Halliday: l'uomo dalle uova d'oro!

Questa gigantesca realtà virtuale è stata sviluppata quasi interamente da James Halliday, un nerdone patito degli anni ’80, in cui è cresciuto, e anche lui con una fortissima ansia sociale. Probabilmente era anche un po’ autistico, forse per colpa dei vaccini col 5G che gli hanno iniettato da bambino.

James passava tutto il suo tempo a leggere, giocare, ascoltare musica e a guardare la TV, nonché a programmare videogame per il piacere dei suoi coetanei in cerca di relax dopo la troppa vita sociale. Il suo unico amico, Ogden Morrow, coofondatore della Gregarius Simulation System (la società che lanciò sul mercato OASIS), lo invitò per sbaglio a una delle sue serate di D&D.

Lì conobbe anche la ragazza di Ogden, ma vista l’ansia non riusciva a parlarle se non rivolgendosi a lei con il nome del suo personaggio di gioco: Leucosia. Inutile dire che, essendo l’unico essere femminile con cui avesse a che fare, se ne innamorò perdutamente. Peccato che lei non ne seppe mai nulla, oltre al fatto che poi sposò Ogden e andò a vivere con lui.

Dopo il lancio di OASIS, James smise di interagire con Odgen perché segretamente geloso e tornò a farsi vivo solo dieci anni dopo per dirgli che stava per morire e che aveva nascosto un easter egg all’interno della simulazione. Chiunque fosse riuscito a trovarlo sarebbe diventato il nuovo proprietario di tutta la baracca, ereditando anche la bellezza di 140 miliardi di dollari, che erano giusto quei bruscolini che aveva messo da parte, risparmiando su cene con gli amici, uscite, e cose così. Probabilmente perché non usciva e non aveva amici.

Trovare l’easter egg non è poi così semplice (che altrimenti ci riuscirebbero tutti), infatti bisogna trovare tre chiavi, che aprono altrettante porte, affrontare cosa c’è dietro e ottenere tutti gli indizi necessari per arrivare alla fine di questa particolare caccia al tesoro. Ad aiutare c’è che anche un’altra eredità, l’Almanacco di Anorak, un compendio scritto da Halliday in cui cita praticamente tutto quello che ha visto, giocato, letto e ascoltato nel corso della vita.

A pensarci è più o meno come One Piece, dove Roger prima di morire dice a tutti: ho nascosto un tesoro, se lo trovate è tutto vostro. E via di pirateria in tutto il globo!

Wade Home Ready Player One
La splendida vista della baraccopoli di notte. Che romantici!

A caccia di uova!

E quando parte una caccia al tesoro che fai, non partecipi? Ovviamente tutti si sono lanciati alla ricerca delle chiavi che avrebbero portato all’easter egg, setacciando ogni pianeta della simulazione e cercando di decrifrare (inutilmente) l’indizio dato da Anorak (l’avatar di Halliday in OASIS) durante l’annuncio.

Tutti i cercatori dell’egg presero il nome di Egg Hunter, nome alquanto lungo e scomodo che ben presto venne accorciato in Gunter. Che mica abbiamo tempo da perdere a pronunciare nomi di tre lettere più lunghi, c’abbiamo da fare, quindi signora si sposti che ora dobbiamo vedere un mucchio di serie TV e film anni ’80 e perdere la vista giocando a videogiochi dalla grafica pixellata e primordiale.

I gunter fondamentalmente si dividono in due categorie: i solitari e i clan. Questi ultimi hanno firmato un accordo per aiutarsi a vicenda nella caccia per poi spartirsi il premio, mentre i solitari puntano a prendersi tutto e a non lasciare niente a nessuno. E chiamali scemi.

IOI: la monotonia fatta multinazionale

Diciamo che due spicci in più sul conto corrente e la proprietà della multinazionale più fruttuosa del pianeta, spingerebbero anche mia nonna a cercare l’easter egg. Lei lo farebbe per dare la paghetta ai nipoti (grazie nonna, ti voglio bene), ma diciamo che non tutti i gunter hanno il suo animo benefattore. Infatti tra i cacciatori più accaniti ci sono quelli della IOI, l’Innovative Online Industries, che di innovativo non hanno un cazzo e puntano al premio e alla proprietà di OASIS per riempirla di pubblicità in ogni singolo angolo. Un po’ come Youtube, ma in realtà virtuale.

Conosciuti anche come Sixers, gli avatar dei dipendenti della IOI hanno tutti la stessa skin brutta e il loro nome è solo un codice numerico che identifica la matricola. Viva la fantasia!

Hanno sede a Columbus, la stessa città in cui ha sede la GSS e fondamentalmente puntano a tagliarla fuori dal mercato ottenendone la proprietà grazie al ritrovamento dell’egg. Per trovarlo sono disposti a tutto, dallo spendere milioni per le tecnologie migliori, fino all’assoldare assassini che vadano ad ammazzare i gunter più pericolosi.

La loro sede è in tre palazzoni enormi che visti dall’alto formano la scritta “IOI” (monotonia portami via) e schiavizzano i contribuenti accusandoli di non poter pagare debiti di poco conto, prelevandoli di forza dai loro appartamenti/baracche e dando loro lavoro a vita in cambio di acqua, pane e un cubicolo 1×1 in cui vivere (e morire). Stranamente il tutto sembra essere legalissimo e il fatto che vengano violati tutti i diritti basici dell’essere umano, non turba nessuno.

A comandare tutto il casino c’è Sorrento, il main villain della storia, nonché nemico numero uno di tutti i gunter esistenti. È un cattivo classico, caratterizzato come tale e senza particolari sfaccettature. Tuttavia risulta essere un personaggio interessante.

Wade OASIS Ready Player One
Io ti posso toccare! No aspetta, non denunciarmi per molestie!

Mamma, il mio avatar è brutto!

Parzival, nickname di Wade Watts, è il protagonista della nostra storia. Povero a livelli incalcolabili, vive con la zia perché i genitori sono morti male (come consuetudine vuole. Vanno rispettate le tradizioni). Come un novello Harry Potter tecnologico, dorme in un sacco a pelo in un cubicolo che loro chiamano lavanderia, in quanto la zia in questione divide la baracca insieme ad altre dieci persone.

Per entrare a OASIS sfrutta però un posticino più tranquillo, ovvero un furgoncino buttato fra i rottami in mezzo a un muro di macchine. Lì ci ha fatto la sua tana, ci tiene i computer brutti e una cyclette con cui dare corrente a tutto quanto.

Ha una forte ansia sociale, è bruttarello e la sua povertà gli impedisce di uscire dall’unico pianeta di OASIS che può visitare: Ludus, quello pieno di scuole. Praticamente sto tipo sta a scuola tutto il giorno ed è anche contento.

Art3mis è invece una gunter famosa, una blogger che su OASIS è riuscita a riempirsi di soldi senza mostrare parti del suo corpo in giro. Sebbene gli avatar delle ragazze di OASIS siano tutte strafighe, con le curve perfette, lei ha scelto una versione più nature, che la rende al contempo più bruttarella rispetto alla concorrenza, ma anche più bella. Bassa, un po’ tozza e capelli rossi, questa è la descrizione che si marchia a fuoco nella mente di Wade, convinto che sia così anche nella vita reale. Ovviamente il nostro Parzival è perdutamente innamorato di lei… da molto tempo prima di conoscerla. E come lui tanti altri, che hanno contribuito a renderla celebre. Un manipolo di stalker personali che a quanto pare ha fatto bene alla sua notorietà.

Aech è invece un coso grosso, forse umano. È il migliore (nonché unico) amico  di Parzival e anche lui è pieno si soldi perché si sfonda di battaglie PVP. Ha una chat privata dove lui e Parzival guardano insieme serie TV, leggono fumetti e si sfidandosi ai giochi citati nell’Almanacco di Anorak.

Daito e Shoto sono gli unici altri due personaggi degni di nota. Si tratta di due otaku giapponesi fissati con l’essere samurai e con tanta altra roba giapponese. All’inizio non si sa nulla di loro, verranno però approfonditi nel corso della storia (nel libro quantomeno) e daranno luogo a un bel po’ di spoiler di cui non posso parlare per non rovinarvi tutto.

Ready Player One, dalla carta alla pellicola

Se avete visto solo il film, molto di quello che avete letto fino ad ora vi sembrerà nuovo, totalmente diverso da quello che vi è apparso sullo schermo. Ho quindi sbagliato? Mi sono inventato tutto? No. Quello che ho scritto l’ho preso dal libro che, lo ribadisco, è totalmente diverso dal film.

Prendendo in considerazione solo la versione cinematografica quindi, ci sarebbe da fare tutto un discorso a parte. Non è solo la storia a cambiare in molti punti, ma anche l’universo stesso si modifica per venire incontro alle esigenze registiche.

Ludus ad esempio non esiste e il film inizia con il nostro protagonista già in possesso della Delorean, con cui partecipa alla gara che dovrebbe dare modo di vincere la prima chiave.  Il problema è che, esattamente come nel libro, sono cinque anni che nessuno riesce a vincerla. Alla fine appare sempre un King Kong incazzato che rompe tutto e ammazza i giocatori più sprovveduti.

Le prove per arrivare alle chiavi sono totalmente diverse dal libro, così come nel film sono state eliminate le porte a cui quelle chiavi conducono (e le prove al loro interno). Un taglio necessario per evitare di allungare troppo la pellicola, ma che porta con sé diverse novità. Ad esempio Aech nel film non ha una chat privata, ma un magazzino nel quale sta costruendo il suo robot preferito: Il Gigante di Ferro.

Sempre all’interno del film viene introdotto l’Archivio, che sostituisce l’Almanacco di Anorak e permette a tutti i Gunter di visionare ogni momento cardine della vita di Halliday, così da poter scovare indizi per capire dove si nascondono le chiavi e come ottenerle. Un espediente interessante che agevola la struttura narrativa del film e non crea buchi di trama.

Gigante di Ferro Ready Player One
All'attaccooooo!!!

Ready Player Two: Ancora a cacciare

Inizio col dire che il libro merita. Magari non sarà il migliore dei sequel, ma ne ho visti decisamente di peggiori. Ad alcuni Ready Player Two ha fatto storcere tantissimo il naso, ma personalmente non lo ritengo un cattivo prodotto. Ha uno stile molto descrittivo all’inizio, che tuttavia va accelerando nel momento clou della trama, per poi diventare così veloce che si vede chiaramente che lo scrittore voleva mettere la parola FINE su tutto. Ci sarà un Ready Player Three? Boh, io spero vivamente di no, ma la voglia di soldi fa cicciare fuori nuove trame, anche dove non c’è la possibilità che vi siano. E si, questo sequel è un po’ una di queste. Prima di continuare, al solito vi avverto degli spoiler: purtroppo non mi è possibile parlare di ciò che viene introdotto nel libro e della sua trama, senza andare a fare spoiler. Vi consiglio di leggerlo, poi magari tornate qui a continuare a leggere.

Si parte con gli spoiler tra 3… 2… 1… via! Allora partiamo dal fatto che tutto il libro inizia poco dopo la fine dell’altro. E la cosa bella è che in pochissimo tempo, un sacco di cose sono cambiate. Insieme ai soldi, alla proprietà di OASIS e alla sua nerdaggine, quel bastardone di Halliday ha lasciato anche un altro giocattolo: un prototipo di neurointerfaccia chiamato ONI (OASIS Neuro Interface). Si, all’interno del libro si citano espressamente gli oni, se ve lo stavate chiedendo. Non solo: visto l’evolversi della trama, che scopriremo essere ben presto il classico cliches fantascientifico, vengono citate anche quelle che sono sicuramente le fonti di ispirazione che hanno portato alla sua stesura, tra cui anche il mio amato Matrix. L’ONI è un casco che permette di scansionare completamente il cervello umano e di crearne una copia digitale da archiviare. Grazie a questo, l’utilizzatore può provare le stesse sensazioni della realtà (odori, tatto, gusto, peti, etc…), ma all’interno di OASIS. Ciò significa che si può provare la vera ebrezza di lanciare un’onda energetica, si può provare l’emozione di affrontare boss impossibili come Morgoth, oppure semplicemente gustarsi un bel gelato senza ingrassare. Che tanto sono solo dati, quindi non saziano e non danno alcun tipo di nutrimento.

Un'altra caccia al tesoro: trama che vince non si cambia!

Per il lancio dell’ONI sul mercato, il nostro Wade Watts chiede l’approvazione degli Altissimi Cinque e così, de botto, senza senso, Artemis decide che a lei sta cosa non piace, che distruggerà il mondo e che è tutta spazzatura. Della sua stessa idea è anche Ogden Morrow, ma non si saprà il motivo fino alla fine della storia. Tuttavia gli altri sono d’accordo, quindi l’ONI viene pubblicato sul mercato e inizia a vendere come fosse la droga in una discoteca di Rimini. Vende così bene che, al raggiungimento delle 7.777.777 unità vendute, si sblocca una chainquest che sarà al centro di tutta la trama del libro. Ovviamente tutto questo succede giusto nel primo capitolo, di scarse 10 pagine, quindi con una velocità che a momenti supera questo articolo. Ci sono sette schegge da trovare per resuscitare la Sirena e, soltanto l’erede di Halliday può farlo. Se praticamente prima era tutto il mondo a competere per la vittoria, ora c’è solo Parzival a farlo. E quando non si hanno concorrenti, ci si lascia un po’ andare, infatti il nostro eroe si dimentica della caccia al tesoro personalizzata e, nei tre anni che seguono, si diverte a fare il miliardario pazzo che apre progetti spaziali di ogni tipo.

Per buona parte della storia, Aech, Shoto e Artemis la faranno solo da contorno, avendo un ruolo più marginale di quello dato alle spalle comiche nei film dell’MCU. Effettivamente Wade è solo, questo perché Og e Artemis fanno gli offesini con lui (ovviamente Artemis ha smesso di dargliela prima di subito, ma lui c’è rimasto sotto) e Aech e Shoto hanno messo su famiglia e non se lo inculano neanche di striscio. Essendo poi l’ONI capace di far rivivere in prima persona le esperienze registrate da altri, mentre Aech e Shoto si sono dedicati a diventare star che registrano ogni tipo di esperienza, Wade ha passato il tempo vivendole, ma sapendo che non erano le sue.

Un bel giorno si scopre però che Anorak, l’avatar di Halliday, non ha smesso di esistere come credevamo alla fine del primo libro, ma si è ribellato alla sua programmazione per prendere coscienza e mettere in ostaggio tutti gli utilizzatori dell’ONI, imprigionandoli dentro OASIS. Si, è praticamente Sword Art Online e, lo scrittore, lo ammette anche all’interno del libro stesso. Wade viene quindi costretto a recuperare le sette schegge in un tempo strettissimo (fino a quel momento ne aveva una sola), per evitare che tutti gli utilizzatori di ONI entrino in overload sinaptico e muoiano malissimo con il cranio esploso. Come da cliches viene ripescato Sorrento come spalla della pazza copia digitale di Halliday. Ogden viene rapito e tenuto anche lui in ostaggio, così come Artemis, Shoto e Aech. Fatta eccezione per Og, tutti gli altri sono però connessi a OASIS, pronti a dare una mano nella caccia al tesoro.

Ovviamente recuperare ste schegge non è facile. Per una persona sola ci vorrebbero anni, perché è necessario sapere a menadito tutto del pianeta virtuale in cui si trova la scheggia, spesso dovendo usare degli artefatti che si ottengono solo dopo aver completato tutte le quest di quel pianeta. Guardacaso, gli amici di Wade sono casualmente superpreparati in ognuna delle prove che il nostro eroe dovrà afferontare, risultando in una caccia estremamente banale e semplicistica.

Per recuperare le schegge serve infatti avere una conoscenza spaventosa di un videogioco giapponese di Ninja, conoscere la trama originale di un film degli anni ’80 che non si è inculato nessuno, sapere anche quanti peli sul culo aveva Prince e ricordare a memoria tutto il Silmarillion. Tutta la conoscenza che tirano fuori gli amici di Wade, di fatto, non è mai neanche lontanamente menzionata nel primo libro, tra cui l’improvviso e spaventoso amore di Aech per Prince, che risulta abbastanza forzato.

Anorak Ready Player One
Eccola, questa è la chiave della cintura di castità della tua ragazza!

Un sequel con tanti difetti

Per quanto abbia provato a mascherarlo, Ernest Cline si è lasciato dietro degli enormi buchi di trama che sono ben visibili a chiunque abbia letto il primo libro. Se infatti le passioni di Aech per Prince, di Artemis per Bella in Rosa e di Shoto per Ninja Princess, sembrano forzate, ci sono cose che proprio non tornano.

Tutta la storia della copia digitale di Halliday per esempio, non c’ha molto senso. Tra cui i pezzi di memoria che gli sono stati tolti e che, a detta di tutti, lo hanno reso pazzo. Non si diventa pazzi se ti cancellano qualche ricordo… non si passa dal volere il bene di tutti al mettere un’intera popolazione in ostaggio solo per avere indietro Kira (perché si, tutta la storia gira intorno alla moglie morta di Og).

Halliday la vuole resuscitare digitalmente e, anziché lasciar fare Wade con i tempi suoi (perché alla fine le schegge le stava comunque cercando), aiutandolo magari, decide di metterlo alle strette in un modo veramente stupido.

Anche il rapimento di Og non ha senso… sparisce un multimiliardario, che viene rapito da casa sua e… niente, la gente ne parla, ma non c’è una polizia che indaga. O meglio, c’è ma è incompetente, più o meno come i poliziotti in tutti quei gialli dove è l’aiutante a risolvere i casi (dalla Signora in Giallo a The Mentalist, la lista è lunghissima).

Anche l’esercito di PNG che Halliday si procura non serve veramente a nulla e viene quasi dimenticato per tutta la storia. Lo scontro finale poi, che uno se lo aspetta grandioso, è una mezza ciofeca, descritto male e in maniera sbrigativa. Deludente.

Oltre a questo, anche l’amore di Artemis è incomprensibile. Passa dall’amare follemente Wade a odiarlo, per poi tornare ad amarlo in un lasso di tempo veramente strettissimo. All’infuori di Wade Watts, la caratterizzazione degli altri personaggi è veramente scarna, anche dei comprimari. Ernest ha cercato di dare un po’ di spessore a Lohengrin, un nuovo personaggio introdotto ma, fatto il suo, quasi ci si dimentica di lei.

In ultimo c’è un abuso dei Deus Ex Machina che fa risultare la plot armor del protagonista così forte, che pur immedesimandosi al meglio, non si riesce mai a temere veramente per lui. Al massimo per i suoi amici… ma anche lì, non si percepisce mai una vera e propria paura per il loro destino, anche quando sono in pericolo.

Conclusione

Consiglio caldamente sia di leggere i libri che di vedere il film. L’universo creato da Cline è vasto e ricchissimo di sfaccettature che faranno felici i nerd, mentre tutti gli altri si potranno semplicemente immergere nella spettacolare trama di entrambi. La fine è abbastanza telefonata fin dall’inizio, ma il come ci si arriva, beh… è veramente una bella storia!

Anche se il sequel non è all’altezza del primo, la storia riesce comunque a coinvolgere a sufficienza. Anche qui la fine è piuttosto scontata, ma d’altronde che finisce bene, lo sappiamo tutti in cuor nostro, vero?

Fonti

Per approfondire: Wiki italiana –  Wiki inglese