Ce la ricordiamo tutti per “Metti la cera, togli la cera”, ma la saga di Karate Kid è molto di più. E no, non parlo solo di tutti gli altri sequel che sono venuti fuori visto il successo del primo capitolo, ma mi riferisco proprio al significato della serie. Qui, meglio che in tante altre opere, il protagonista affronta il bullismo con le sue stesse armi e corona il sogno di ogni ragazzo o ragazza bullizzata dell’epoca: pestare e umiliare i propri bulli. Si, ok, succede anche in altre opere come Ritorno al Futuro, ma qui il bullo viene pestato pubblicamente e, soprattutto, legalmente.
Per Karate Kid ho scelto un caffè macchiato, miscela arabica, latte scremato, con un cucchiaino di dolcificante, servito in una tazzina a forma di Bonsai. Si, sarà scomoda, ma è in onore a Pat Morita, il Maestro Miyagi.
Sommario
Metti la cera, togli la cera e sbrigati
Bevo il primo sorso. La schiuma ha sostituito i miei baffi e ora sembro Silente, ma con la faccia da scemo. Il gusto è particolare, dolce e leggero al tempo stesso. Certo che bere da un bonsai non è proprio comodo, rischio di sbrodolarmi tutto.
Daniel LaRusso è il classico bravo ragazzo sfigato americano. Magro, senza padre, povero e timido. Insomma, se non ha tutte le sfighe, comunque non c’è molto lontano. Almeno ha la salute. Il primo film inizia con il suo trasferimento nell’All Valley, dove la madre ha recentemente trovato lavoro e dove cerca di farsi qualche amico nella sua nuova scuola. A una festa in spiaggia conosce Ali, la ex ragazza di Jhonny Lawrence, il miglior allievo del Cobra Kai, un dojo di Karate. Qui fa un po’ la figura del fesso perché cerca di combatterlo, ma finisce faccia a terra un paio di volte.
Ovviamente diventa subito il bersaglio delle derisioni e degli scherzi dei ragazzi del Cobra Kai, venendo bullizzato a scuola in diverse occasioni. Scopre però che Miyagi, il tuttofare del nuovo appartamento, è in realtà un insegnante di Karate e gli chiede di insegnargli a combattere per difendersi. E quindi vai di togli la cera, metti la cera, lucida così, dipingi in quest’altro modo e boom, ecco che il maestro Miyagi, con un colpo da vero maestro (ma non di karate), si è fatto uno schiavetto tuttofare.
Giustamente Daniel diventa il più bravo, il più figo e il più bello, batte Jhonny al torneo di karate e vince anche la ragazza, che stava in omaggio con la coppa. La sorte bella che ogni maschio adolescente bullizzato avrebbe voluto per sé in quel periodo. Ed è forse per questo che la serie ha avuto tutto il successo che si è ritrovata.
Karate si, ma Kid proprio no
Bevo un altro sorso. Ok, ho sbagliato a mettere la bocca e un po’ di caffè mi è arrivato sulla maglietta. Maledizione, odio sprecare così il caffè. Stupida tazzina-bonsai, dovresti darmi pace, non rogne!
Se un film incassa, sicuramente lo si sfrutterà per spremere i fan in ogni modo possibile. E la stessa cosa accade per Karate Kid, a cui seguono due sequel con protagonista sempre Daniel, che prima nel secondo e poi nel terzo film, smette di essere “kid”. Anche perché va all’università e se ti fai chiamare kid oltre i diciannove anni, sei proprio uno sfigato.
Se nel secondo ci si sposta ad Okinawa, nel terzo si torna nella Valley e di nuovo parte la tiritera per il torneo e tutte quelle menate lì che abbiamo già visto. Questa volta però non c’è Jhonny Lawrence e, sebbene il Cobra Kai è ancora il nemico, sarà John Kreese il villain.
Nel quarto Karate Kid, ritorna ancora una volta Miyagi, ma diciamo pure addio a Daniel, perché, come dicevo, non è più Kid e quindi vai di quote rosa ed ecco apparire Julie, gran bella ragazza che al solito ha problemi sociali a scuola e tutto il resto del pacchetto dell’adolescentina depressa e ribelle. Miyagi allora decide di aiutarla facendo l’unica cosa in cui è veramente bravo: insegnare karate. Il tutto per combattere i ragazzi dell’Alpha Elite che molestavano Julie. E niente, la storia è abbastanza piatta, non c’è molto altro da dire. Finisce esattamente come avete immaginato.
In ultimo parliamo del film con Jaden Smith, in cui anche il maestro Miyagi va in pensione e della saga originale non rimane niente. Qui però appare anche Jackie Chan, attore che adoro, quindi è perdonato. Anche senza il Cobra Kai, la storia è più o meno la stessa, con tanto di torneo e infortunio del protagonista sul finale.
Il magico mondo dell'animazione low cost
Bevo l’ultimo sorso. Per essere sicuro che non cada niente ho girato la tazza da una parte più… a punta e ho bevuto da lì. Le finte chiome degli alberi servono a qualcosa. Devo ammetterlo, era buono.
Ancora non vi basta? Di Karate Kid ne è stata tratta anche una serie animata! Ne sono venuto a conoscenza grazie a un bell’articolo del Dr. Manhattan, nel quale non solo son venuto a sapere della serie, ma anche della sua trama strampalata. Infatti si basa tutto su un tempietto disperso che viaggia da solo per il mondo nei metodi più assurdi, mentre Daniel e il maestro Miyagi lo inseguono cercando di recuperarlo. Sta storia mi ricorda un po’ Carmen Sandiego, ma mi sa che quella la conosco solo io.
Comunque, pare che inizialmente erano pensati ben 68 episodi, anche se poi son diventati 13 perché evidentemente si sono resi conto che faceva un po’ cagare come storia. Tra le altre cose, Daniel e Miyagi finiscono anche per rimpicciolirsi. Insomma, una roba un sacco cringie.
Ora scusatemi ma ho bisogno di andare a lavare questa tazzina e magari anche la maglietta. Toh, ma la mensola su cui metto tutte le tazzine dei miei caffè sembra proprio impolverata, quasi quasi ci passo la cera… così, de botto, senza senso!
