• Articolo pubblicato:8 Novembre 2022
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  • Ultima modifica dell'articolo:8 Novembre 2022

Userò gli occhi del cuore per carpire tutti i tuoi segreti, per capire cosa pensi nei tuoi primi piani immensi… Boris! Se conoscete questa serie, avete letto cantando, lo so. Devo ammetterlo, ho sempre un po’ schifato le produzioni italiane. Salvo qualche perla che spunta ogni tanto, in Italia si producono soprattutto commedie dell’equivoco e altra roba trash che non ho neanche il coraggio di nominare. Preso da questo pregiudizio di cui faccio molta fatica a liberarmi, devo ammettere che sono stato piacevolmente sorpreso da Boris, una commedia (non degli equivoci) che parodizza tutte quelle fiction italiane fatte di drammi inutili stile telenovelas e di trame insensate con più buchi di una rete da pallavolo.

Per Boris ho scelto un caffè ristretto (l’emblema dell’italianità), miscela robusta, con due cucchiaini di zucchero all’interno di una tazza in vetro a forma di pesce!

Gli occhi del cuore... di un pesce

Tutto ruota intorno a una troupe intenta a girare Gli Occhi del Cuore 2, la classica drama fiction italiana giunta alla seconda stagione e arrovellata intorno alla ricerca del misterioso anello del Conte. I personaggi di questa fiction, così come la trama, non ci vengono mai chiariti davvero, ma a noi spettatori della cosa non può fregarcene di meno visto che tutto il bello ruota nel dietro le quinte della serie, mentre seguiamo le vicende di Alessandro, il nuovo stagista. Che poi, dire stagista in Italia significa solo una cosa: schiavitù. La paga ovviamente è sotto il minimo sindacale, Alessandro non ha praticamente nessuna tutela sul posto di lavoro e viene sfruttato più dei bambini che cuciono palloni in Africa. Insomma, dentro c’è un poco di critica sociale nel quale ogni giovane d’oggi che non abbia avuto la pappa pronta, può riconoscersi.

Alessandro arriva sul set pieno di buone speranze e ambizioni, per ritrovarsi davanti alla bassezza delle produzioni italiane. Gli attori sono incapaci, ma convinti di essere delle divinità; in più tutta la troupe lo maltratta più o meno come I Griffin fanno con Meg. D’altronde è solo uno stagista e, come fanno notare più volte nella serie, può essere sostituito in qualsiasi momento. Si ricordano di lui solo nei momenti critici, come quando cade e si fa male alla schiena e Sergio, il produttore, che sa che potrebbe incappare in una denuncia bella pesante, lo inizia a ricoprire di complimenti e frasi goliardiche del tipo “hai la pellaccia dura”. Vorrei dire che questa è una situazione paradossale, ma l’ho vissuta in prima persona e devo ammettere che la scena è quasi pari pari alla mia esperienza.

Nel corso delle quattro stagioni (più un film), la telecamera sposta l’attenzione da Alessandro a tutto il resto della produzione, rendendo protagonisti un po’ tutti e diventando più una serie corale che una che vede solo Alessandro come protagonista. Ma in tutto ciò, chi è Boris che dà il titolo alla serie? Sarà forse un attore? O sarà il soprannome del protagonista? Niente di tutto ciò: Boris è un pesce rosso. Il pesce rosso di Renè Ferretti per la precisione, il cui unico scopo è quello di nuotare all’interno della sua boccia di vetro dall’arredamento minimal (non c’è neanche un granello di sabbia) e sostanzialmente non fa altro. Appare decisamente poco all’interno della serie, ma nonostante sia un pesce rosso riesce comunque ad avere più espressioni facciali di Kristen Stewart in Twilight.

F4 basito Boris
F4 basito!

Schiavi, schiavisti e dai, dai, dai

Alle spalle degli Occhi del Cuore vi è tutta una produzione di disagiati nel quale non si può non sentirsi a casa. Ogni personaggio è caratterizzato in modo tale da essere una critica sociale, riuscendo comunque a non snaturalizzarsi e a non rimanere imprigionato nello stereotipo sul quale è costruito.

Partiamo proprio da Alessandro, interpretato da… Alessandro. Si, pesava troppo il culo scegliere un nome per il protagonista, quindi perché non dargli il suo? Ok, ovviamente scherzo. Non credo sia andata così. Immagino piuttosto che per pura coincidenza (o per la forza dei meme), il ruolo sia andato ad un omonimo del personaggio nella sceneggiatura. Come ho già detto lui incarna lo stereotipo dello stagista sfruttato, sottopagato e maltrattato. Il classico giovincello che si sta avvicinando al mondo del lavoro ricco di sogni e che ne uscirà inesorabilmente disilluso e fatto a pezzi. Il tutto per una quantità di soldi che serve si e no a coprire le spese per fare il tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. E ovviamente il lavoro gli risucchierà ogni attimo di tempo libero, lasciandolo sfiancato e vuoto. Ehi piccolo ventenne, lo vedi il tuo futuro? Eccolo qui, non sei contento?!

Ma se Alessandro è carne fresca, a fare da stagista schiavo da molto tempo c’è Lorenzo, il personaggio più bistrattato e maltrattato della serie. Stagista in fotografia, è appassionato del suo lavoro e questo, in un set dove le cose sono fatte alla cazzo e raffazzonate, non è ben visto. Che mica si possono far sfigurare le star, quindi ecco che la troupe organizza una spedizione punitiva verso di lui. Lorenzo è un tipo taciturno, vittima di bullismo estremo e dal carattere sottomesso… è bello vedere come proprio lui, nel corso delle stagioni, avrà una rivalsa non indifferente (arrivando anche ad avere un rapporto con Corinna durante il film).

Direttamente sopra Lorenzo c’è Duccio, il direttore della fotografia, un cocainomane sfaticato che fa male il suo lavoro e ne va fiero. Passa gran parte del tempo buttato sul divano a pippare con la scusa del “sto pensando alla prossima scena”, sapendo che comunque finirà per smarmellare le luci e a rendere la fotografia un vero pugno negli occhi per lo spettatore. Nonostante questo, da quello che dice René sembra che un tempo Duccio avesse davvero del talento, ma probabilmente si è pippato anche quello.

Agli ordini di Duccio c’è anche Biascica, l’operatore delle luci, un uomo volgare e semianalfabeta che si avvicina più a un troglodita che a un essere umano. Non perde occasione per maltrattare Lorenzo o Alessandro, dandosi un’importanza che nella vita non ha mai avuto e non avrà mai, anche perché è cresciuto superando un‘infanzia particolarmente difficile. Sfegatato tifoso della Roma, arriverà a chiamare suo figlio Francesco Totti Biascica (perché si, Biascica è il suo vero cognome). Non è che ci sia molto da dire su di lui… è fissato con gli straordinari di Libeccio, una serie per la quale non è stato pagato e questo lo porterà in terapia durante la seconda stagione.

A capo della baracca c’è lui, il mitico René Ferretti, il regista indiscusso degli Occhi del Cuore, l’uomo che fa le cose a cazzo di cane e che poi si vergogna delle sue opere con la celebre frase “mamma mia la monnezza che ho fatto”. È un uomo disilluso dalla vita, così solo che ha per amico Boris, il suo pesce rosso. Ci parla, gli chiede consigli e si confessa con lui… in tutto ciò il povero sushi vivente probabilmente non ha idea di chi cazzo sia il faccione sformato che vede mentre sguazza inconsapevolmente nella sua boccia di vetro, ma comunque gli risponde. O almeno così crede René. È uno dei personaggi più equilibrati della serie (René, non il pesce), risultando più un protagonista che un semplice personaggio. Pannofino lo interpreta magistralmente e lo si può solo amare.

Itala e Arianna sono rispettivamente la segretaria di produzione e l’aiuto regista. Itala è la classica nonna italiana, sempre al fianco di René, che a momenti gli chiede pure se ha mangiato perché lo vede sciupato… e magari gli dà anche 50€ per il gelato. L’attrice, Roberta Fiorentini, purtroppo è morta prima dell’inizio della quarta stagione e tutta la serie ha omaggiato il suo personaggio aprendo proprio la puntata con il suo funerale. Toccante.
Arianna d’altro canto, è la cocca del regista. Braccio destro di René, è una giovane donna in carriera che mette il lavoro davanti a tutto, anche davanti a tutte le attenzioni che Alessandro le dà (che in teoria sarebbero anche ricambiate), in quanto è cotto follemente di lei. Ehi, ma questo sembra proprio il copione di tutte le mie storie d’amore. Boris, che fai, copi? Fatti le storie tue!
Abituata ad essere indipendente, Arianna ha un carattere forte e distaccato che maschera l’insicurezza di un’adolescente alla ricerca dell’amore eterno.

Stanis e Corinna sono invece gli attori protagonisti degli Occhi del Cuore. Stanis è una primadonna, altezzoso a livelli inverosimili e con manie di protagonismo. Stanis La Rochelle non è il suo vero nome, ma lo ha scelto lui stesso per rinnegare la sua italianità, convinto che sia per questo che le fiction italiane siano tutte di bassa lega. Stanis, ti posso capire: sono anche io convinto di questa cosa. Fa spesso coppia con l’attrice femminile principale della fiction, Corinna, un’attrice così scadente che si è guadagnata il soprannome di “cagna maledetta”. È arrivata al ruolo grazie alla sua relazione con il Dottor Cane, il capo della rete televisiva, pertanto si arroga il diritto di fare la diva e pretendere le cose più assurde perché è grazie a lei se si sta girando la seconda stagione degli Occhi del Cuore.

Sergio e Lopez sono rispettivamente il direttore di produzione e il delegato di rete. Il primo è sempre intento ad ottenere il maggior risultato con il minimo costo, è estremamente attaccato ai soldi, arrivando anche a sfruttare senza pietà gli schiavi. Il secondo invece si occupa di comunicare le decisioni della rete alla produzione. È visto con un po’ di timore dalla troupe, ma si rivela essere un lecchino di prima categoria, assecondando in particolar modo tutti i capricci di Corinna, che è di fatto l’amante del suo capo.

Menzione d’onore per i tre sceneggiatori, un gruppo di personaggi che funzionano solo insieme, ma che sanno regalare perle di un certo spessore. Sarebbero anche dei professionisti capaci se non fossero tutti e tre dei pressapochisti in cerca di denaro facile al minimo sforzo. La trama che tirano su per Gli Occhi del Cuore non ha letteralmente senso, tant’è che è celebre la loro frase “Facciamoli scopà, così de botto, senza senso!” a cui viene risposto “Genio!”. Finiranno comunque col fare i soldi continuando a scrivere merda per il cinema e per la TV, il tutto arrivando anche ad assumere (stando al film, almeno) una squadra di ghostwriter sfruttati, sottopagati e maltrattati (si, anche loro schiavi) che scrivano per loro.

Non dimentichiamo poi Martellone, il personaggio più macchietta comica della serie, impegnato a dire “e sti cazzi” e “bucio de culo” così tante volte che nella quarta stagione lo troviamo stanco del suo personaggio e con la voglia di diventare un attore drammatico. Inutile dire che per quanto si possa sforzare, lui stesso non riuscirà ad abbandonare il Martellone che è in lui. Sebbene sia un personaggio molto secondario, la sua iconicità da meme gli ha permesso di avere un’evoluzione e una piccola rivalsa quando è arrivata la quarta stagione. Che poi gli spettatori ci rimangono male se per tutta la serie non sentono neanche un “e sti cazzi!

Ultimissima menzione d’onore per Mariano, il famoso Conte degli Occhi del Cuore, interpretato da Corrado Guzzanti. Mariano è uno psicopatico in preda a crisi mistiche, tanto che afferma di aver avuto la visione di Gesù sul sedile della sua auto. Ha improvvisi scatti d’ira che spesso terminano con la distruzione del suo camerino, ma da quel che si sa di lui, pare abbia dato fuoco anche a un paio di set sui quali recitava. Come sia possibile che nonostante questo venga ancora chiamato a fare l’attore è un mistero… della fede. La cosa che trovo più comica però è un’altra: Corrado è padre di Caterina, che interpreta Arianna. I due sul set interagiscono tra loro come personaggi, ma mi fa un sacco ridere che poi uno dei due chiami l’altro “papà”. Ma vabbé, sono scemo io. Comunque la famiglia Guzzanti è ricca di talento comico, su questo non c’è nulla da dire.

Renè Flashdance Boris
Si balla!

Una “piattaforma” esigente

Tendenzialmente di Boris non si sentiva parlare da tempo. La prima stagione risale al 2007 e, dopo la terza, tutto taceva. Sebbene fosse subito diventata iconica grazie all’espressione “F4 basita” e a tutte le altre chicche e citazioni che la contraddistinguono, Boris a parer mio non è sempre stata al top. La prima stagione parte alla grande, con i primi sette episodi tutti da ridere, per poi scendere leggermente sulla fine. Lo stesso iter segue anche la seconda stagione, mentre la terza fa il percorso opposto, con un inizio un po’ “mah” e un crescendo divertente.

Neanche il film urla al capolavoro, ma è sicuramente un bel prodotto da guardare, soprattutto perché molti personaggi si evolvono proprio in questo lungometraggio, arrivando a una sostanziale conclusione. Che poi era l’idea iniziale con la quale venne prodotto: dare una degna fine alla serie. Qui vediamo finalmente Lorenzo prendersi la sua piccola rivincita e assistiamo all’evolversi della non-love story tra Alessandro e Arianna. Il tutto mentre l’intera troupe è impegnata nella produzione di un film di denuncia alla casta politica italiana. I personaggi non ci metteranno molto a mandare tutto in vacca, anche perché i tre sceneggiatori saranno, come al solito, costretti a rimettere mano più volte al copione. Il tutto ovviamente dietro lauto compenso, fornendo tutto in tempi brevissimi e con una qualità di scrittura scarsissima. Piccola chicca: all’interno del film appare una parodia dei cinepanettoni chiamata “Natale al Polo Nord”, seguita poi da “Natale nello Spazio”. La cosa curiosa è che il film ha anticipato i tempi visto che nove anni dopo è uscito “In Vacanza su Marte”, un cinepanettone con la coppia De Sica-Boldi che si sarebbe potuta tranquillamente chiamare Natale nello Spazio, visto che la trama è sostanzialmente quella.

A farmi gridare invece al capolavoro è la quarta stagione, ricicciata fuori nel 2022 grazie alla “piattaforma” Disney Plus. Le virgolette sono d’obbligo visto che tutta la stagione è ambientata dieci anni dopo la conclusione del film e la produzione televisiva è stata sostituita dalla “piattaforma”. Ritroviamo quindi tutti i personaggi che bene o male si ricongiungeranno sul set della nuova produzione: una serie in sei puntate sulla vera storia di Gesù. Stanis e Corinna si sono sposati e ora sono diventati attori-produttori della serie, mentre Alessandro ha fatto un salto di carriera e si è trasformato nel responsabile della piattaforma.

In tutto ciò René Ferretti, accompagnato da Boris, si ritroverà a girare l’ennesima opera quasi contro la sua volontà, finché non avrà il colpo di genio e… non ve lo dico. Ma vi posso assicurare che l’ultima puntata della quarta stagione è pura poesia. Mi sono alzato ad applaudire come un coglione, da solo, davanti allo schermo del computer, perché era troppo bella per rimanere impassibile. Vi dico solo che c’è di mezzo una citazione pesante a Flashdance con tanto di What a Feeling di sottofondo. Non me l’aspettavo e mi ha sorpreso un casino. Anche perché, proprio in stile Boris, parte tutto così, de botto, senza senso… a cazzo di cane!

Anche Lorenzo che sul termine della puntata riesce finalmente a “vedere” la piattaforma mi ha fatto morire dalle risate, anche perché ci ho visto dentro una critica sociale neanche troppo sottile.

Se non lo avete visto, guardate Boris. Sono pochi i prodotti italiani che meritano, quindi non perdeteveli. E ve lo dice uno che prima di guardare qualcosa fatto in Italia ci pensa quattro volte. Poi cambia idea e non lo guarda, finché non arriva una ragazza che mi chiede “l’hai visto <inserire opera italiana a caso>” e a quel punto vai di maratona per recuperare e poter così continuare la conversazione. Deve essere per questa mia tendenza a lasciare le ragazze in pausa mentre recupero serie TV a non farmi avere una ragazza. Lo sapevo, è tutto un complotto dei poteri forti!