Agnello vegetale della Tartaria, Agnello della Scizia, Pecora d’acqua, Yeduah, Borometz o Borametz… questi sono solo alcuni dei nomi del Barometz. Si, alla fine si tratta di sinonimi della stessa cosa o di altri nomi con lettere scambiate. Che è più o meno come quando Goku e Vegeta si fondono e una volta viene fuori Vegeku, mentre l’altra Gogeta… sono la stessa cosa, ma con nome diverso.
Sommario
L'animale-pianta suicida
Il Barometz è il mito che spiega l’esistenza della pianta del cotone. Potendo ricollegare la sostanza lanugginosa prodotta dalla pianta solo con la lana prodotta dagli ovini, i popoli della magica terra dell’Asia centrale arrivarono alla conclusione per loro più ovvia: c’è una pianta che produce pecore.
Si, il mito del Barometz è quello di una pianta che produce delle pecore (o agnelli) come frutti. Questi, una volta cresciuti, appesantiscono tanto lo stelo a cui sono collegati, da piegarlo verso il suolo. A questo punto le pecore iniziano a brucare tutta l’erba intorno a loro, spostandosi solo fino a dove lo stelo lo permette. Infatti nel momento in cui lo stelo viene reciso, la pecora muore.
Ma anche brucando tutto attorno a sé, la pecora smette di avere nutrimento, quindi muore e la pianta del Barometz si secca. Povero pirla. La decomposizione sia della pecora che della pianta è rapida e l’unica cosa che ne rimane è il batuffolo di cotone.
Se ci fate caso, il Barometz, è il perfetto connubio tra vegetale e animale… un animale vegetale sarebbe perfetto come hamburger vegano.
I dettagli del mito: pianta o animale? Tutte e due!
Inizialmente l’agnello si formava dai semi della pianta, simili a quelli del melone. Solo successivamente il mito venne retconnato e l’agnello divenne il vero frutto già formato.
Tutta colpa di John Mandeville, che arrivò in Inghilterra e raccontò a tutti di aver visto in Tartaria delle piante che facevano dei frutti simili ai meloni che, una volta aperti, al suo interno contenevano un agnello. E quando hai davanti un pranzo che è sia secondo, sia verdura, sia frutta, te lo mangi senza tanti problemi. Anche crudo.
Da alcuni trattati russi risalenti al 1500 veniamo a sapere che il Barometz raggiungeva un’altezza di circa 80 cm, con la linfa rossa al posto del sangue e la sua carne aveva un sapore simile a quella di un crostaceo, sebbene fosse identica a quella di agnello. Tutto era pressoché dato per certo in quanto, a detta dell’autore, c’erano troppe fonti per poter dubitare dell’esistenza di questo animale-pianta. Inutile dire che era tutto falso e che le fake news circolavano da molto prima che Facebook nascesse.
Faduah: la pianta umana
Come fossero gli esseri umani di Matrix, i Faduah sono degli umani “coltivabili”. Con questo nome infatti si identificano le piante che non producono ovini, ma bensì esseri umani vegetali. Anche loro sono legati alla pianta dallo stelo e muoiono se lo si recide. Al contrario del Barometz, il Faduah è aggressivo e cerca di uccidere chi si avvicina. Chissà come mai, la versione essere umano di qualcosa è sempre più stronza. Piccola puntualizzazione: si parla del Faduah nel Talmud di Gerusalemme, nominandolo come Jeduah, mentre nella Bibbia appare come Jedoui e Jedua.
Barometz: tra zoologia e poesia
Del Barometz, con l’epiteto di Borametz si parla anche nel Manuale di Zoologia Fantastica, in cui si dice che abbia lanuggine dorata e che ogni pianta riesca a produrre fino a 5 agnelli. Se ne cibano i lupi e il suo succo è sanguigno.
Pare che nel 1700 la sua leggenda esplose un po’ nel mondo e diversi poeti e scrittori citarono il Barometz nelle loro opere. Tra queste ne “La Semaine”, Adamo trova il Barometz mentre passeggia nell’Eden. D’altronde Adamo non aveva niente da fare e vagare per l’Eden a guardare l’erba crescere e i gattini giocare era l’unico passatempo a sua disposizione. Poi Dio creò Netflix e tutto cambiò. Fanculo i gattini fatemi vedere l’indagine di Montalbano sull’omicidio di Abele. Ah, Montalbano non è su Netflix e non ha indagato sul caso? Per ora.
Yeduah
Una versione molto simile al Barometz è lo Yeduah, la versione ebraica del Barometz. Sta copia rinominata malamente è una pianta, dalla quale nasce un agnello, sempre legato alla pianta dallo stelo, sempre con quella tendenza a morire quando non ha più nulla da mangiare, ma con una piccola differenza: può essere “cacciato” solo recidendo lo stelo con dardi o lance. Insomma con armi da lancio. Morta la bestia, questa si decomponeva in fretta e le sue “ossa” venivano poi utilizzate nei riti divinatori.
Il perché del Barometz

Come già detto, il mito nasce per spiegare l’esistenza della pianta del cotone. Ma niente è proprio così semplice come sembra, vero? Tutto parte infatti da una pianta realmente esistente, la Cibotium Barometz, il cui nome scientifico gli è stato dato proprio per via del suo collegamento con la leggenda, che è praticamente una felce con la base vicina alle radici ricoperta di lanuggine. Sta cosa cresceva solamente in quel della Cina, in quella specie di pezzo di terra che un giorno si chiama Tartaria e il giorno dopo Scizia, ma che alla fine sempre là sta. Si si, lo so, se conoscete un po’ di geografia vi si staranno contorcendo le budella visto che in realtà son due cose diverse, ma ehi, io di geografia so soltanto che nelle mappe, dove c’è il blu significa che è mare, quindi ok.
La parola Barometz, o Borametz, e tutte le sue traslitterazioni, altro non sono che riferimenti alla parola tartara per “agnello”. Gustav Schlegel, in The Shui-yang or Watersheep and The Agnus Scythicus or Vegetable Lamb (devi avere problemi grossi se dai un nome del genere a un tuo libro… antimarketing proprio), tutto avrebbe origine dalla leggenda cinese della pecora d’acqua (la versione cinese del Barometz) che, come il Barometz cerca di spiegare l’esistenza del cotone, la pecora d’acqua sarebbe servita a spiegare l’esistenza del bisso (una fibra simile, sembre roba tessile insomma). La pecora sarebbe esattamente come il Barometz, sempre con la storia di essere legata alla pianta, sempre con quel fastidio di morire alla mancanza di cibo o alla mancanza di connessione con la pianta stessa, ma questa volta c’è una variante: la pecora sarebbe protetta da una recinzione e da guardie armate che spaventano chi prova ad avvicinarsi, urlando e sbattendo forte sui tamburi. Che forse nell’antichità bastava a tenere lontani i brutti ceffi. Ora come ora sarebbero dovuti essere dei trapper. Lì si che la gente scappa. Sempre nel libro di Gustav, dal titolo troppo lungo anche per fare copia-incolla, il Barometz nascerebbe senza corna, ma con due candidi ciuffetti bianchi arricciati al loro posto.
Scehda riassuntiva (seria)
Regione: Tartaria
Habitat: Boschi
Mitologia: Asiatica
Descrizione fisica:
- Variante: La pianta fa dei frutti simili al melone che, una volta aperti contenevano l’agnello;
- Alto circa 80 cm;
- Al posto del sangue ha una linfa rossa e la sua carne aveva lo stesso sapore di un crostaceo;
- Variante: lanuggine dorata;
- Ha un succo sanguigno;
- Non ha corna, ma due candidi ciuffetti bianchi al loro posto;
Caratteristiche:
- Agnelli o pecore che nascono da una pianta, il cui stelo si piega con il peso della bestia e questa, bruca l’erba intorno finché non muore per mancanza di cibo;
- Se lo stelo che lega la pianta all’agnello viene reciso, il Barometz muore;
- Dalla decomposizione rapida, ciò che rimane è solo il batuffolo di cotone;
- Ogni pianta potrebbe produrre fino a cinque agnelli;
Varianti etimologiche:
- Agnello vegetale della Tartaria;
- Borametz;
- Borometz;
- Jedoui (Faduah);
- Jedua (Faduah);
- Jeduah (Faduah);
- Pecora d’acqua (versione cinese);
- Yeduah (versione ebraica);
Varianti del mito:
- Faduah: uomini-pianta aggressivi al posto dell’agnello;
Fonti:
- The Vegetable Lamb of Tartary
- The Shui-yang or Watersheep and The Agnus Scythicus or Vegetable Lamb
- Rerum Moscoviticarum commentarii
- Manuale di Zoologia Fantastica
- Il Giardino Botanico
- Connubia Florum, Latino Carmine Demonstrata
- La Semaine
- Pseudodoxia Epidemica
- Encyclopédie
- Talmud (sebbene qui sia indicato come Barometz, gli viene affibbiato il titolo di Adne Hasadeh, ovvero il signore dei campi)
- Histoire Admirable des Plantes
- Dissertiuncula de Agno Vegetabili Scythico, Borametz Vulgo Dicto
- The Vegetable Lamb of Tartary; A Curious Fable of the Cotton Plant
