• Articolo pubblicato:6 Settembre 2021
  • Categoria dell'articolo:Altre leggende
  • Ultima modifica dell'articolo:6 Settembre 2021

Quando ho iniziato a scrivere articoli sui mostri mitologici, sapevo che lui, il Drago occidentale, sarebbe stata la mia bestia nera. Lo adoro, sia chiaro, ma i draghi sono letteralmente ovunque e di certo non posso scrivere un articolo enciclopedico lungo cinquanta pagine… per quello c’è Wikipedia. Per limitare il lavoraccio cercherò di mantenermi sull’aspetto mitologico e non divagherò (l’ho scritto, è vero, ma non ci credo neanche io… divagherò tanto).

Partiamo da una precisazione: perché occidentale? Come per la fenice dobbiamo essere razzisti, perché esistono varie tipologie di draghi, presenti in più o meno tutte le mitologie, ma per evitare di fare centocinquanta articoli diversi, mi limito a due: quello sul drago occidentale e quello sul drago orientale. La separazione è d’obbligo visto che sebbene siano entrambi draghi, hanno valenze e significati diametralmente opposti.

Esistono poi una quantità spaventosa di tipologie di draghi occidentali, molti dei quali si differenziano per la presenza di questa o quella caratteristica, tipo il numero di zampe o le ali. Spesso tuttavia assumono anche altri nomi, diventando difatto creature diverse dal Drago. E no, il meme del numero di zampe per il quale si possa o meno definire drago una creatura presente in un’opera di fantasia come ad esempio Games of Thrones, non mi ha mai fatto ridere. È lo scrittore che è dio nel proprio libro, non sta a noi andargli a rompere il cazzo come bimbi viziati che piagnucolano per far vedere quanto ne sanno.

Drago Games of Thrones
Questo è quello che succede quando vedo uno scarafaggio in casa

Se credete che il drago sia una creatura medievale, beh vi sbagliate. E anche tanto. Il drago esiste come animale fantastico fin dall’antica Grecia, dove veniva descritto come un serpente con zampe e ali. Ho detto antica Grecia? Volevo dire Mesopotamia… ma anche nativi americani, francesi, egiziani e un sacco di altre culture. Alcune di queste non sapevano neanche scrivere, ma già si erano inventate il drago. Ciò attesta questo animale mitologico come probabilmente il più antico e diffuso mostro dell’intero globo. Alla fine tutto il mondo è paese.

Per quanto riguarda il mito greco, troviamo tra i loro mostri proprio dei draghi, come Ladone o Pitone. Senza contare i vari draghi senza nome che appaiono sparsi un po’ qui e un po’ lì per la loro mitologia, come ad esempio il drago a guardia del Vello d’Oro.

Si, ho detto che il drago era rappresentato come un serpente con zampe e ali, ma spesso era in realtà solo un grosso serpente. Questo perché la coerenza non era roba di cui i greci si preoccupassero troppo e quindi esistono varie versioni dello stesso mito e un sacco di skin alternative per ogni creatura mitologica che s’inventavano. Erano troppo impegnati a inventare la filosofia, non potevano certo prestare attenzione a cose banali come la continuity mitologica. Questi draghi in particolare sono considerati estremamente saggi, non sputano fuoco, ma anzi hanno una lingua triforcuta e si dicesse parlassero per voce degli oracoli. Possedevano grandi e possenti spire, erano ricoperti di squame e deponevano delle uova allungate (più ovoidali di quelle di gallina) dorate. Tra i miti più famosi in cui appaiono draghi senza nome c’è sicuramente quello della fondazione di Tebe.

Anche in una delle versioni del mito di Andromeda compare un drago. Qui infatti normalmente si fa riferimento a un mostro marino generico, solitamente indicato poi con una balena (che divenne poi la costellazione omonima), ma in una versione viene descritto come un drago marino, simile a una balena (che venne poi chiamato Ceto), crestato e con una lunga coda. Che a me più che un drago ricorda tanto la descrizione di un mesosaurus.

Drago Dragonhart
Ma solo io mi ricordo Dragonhart? E quanto era posticcio il drago?

Medievaleggiante e amante di principesse

Solo nel medioevo abbiamo però il drago occidentale così come lo conosciamo tutti, anche grazie al fatto che venne assimilato dalla religione cristiana e venne reso uno dei tanti simboli del diavolo. Che si sa, i cristiani associavano al diavolo tutto ciò che per loro era brutto. Senza dimenticare che, per rincarare la dose, gli aggiunsero qualche decina di teste (trasformandolo di fatto in un’Idra, ma quella è un’altra creatura).

Per come lo conosciamo il Drago è un gigantesco lucertolone quadrupede con un lungo collo, un muso rettiliforme, occasionalmente delle corna, creste ossee sul dorso, un paio di ali da pipistrello e una lunga coda. Sputa fiamme e spesso, nei fantasy, è solito vivere in caverne nelle quali difende il suo tesoro pieno di monete d’oro. Oppure assalta villaggi mangiando popolani a caso, anche se non disdegna nobili e in particolare le principesse, che puntualmente saranno salvate dal cavaliere di turno. Salvo decesso per morte violenta, i draghi sarebbero immortali, o comunque con una durata di vita millenaria e le loro uova impiegherebbero almeno un secolo per schiudersi, così come il cucciolo di drago riuscirebbe a diventare adulto solo in un lasso di tempo di circa cinquecento anni. Certo, questi dettagli biologici cambiano da fonte a fonte.

In quanto rappresentazione di tutto ciò che è malefico, la figura venne ripresa anche nella Bibbia, nel libro dell’Apocalisse, in cui si parla di un drago rosso gigantesco, a sette teste, coronato e che, se gli fosse stata tagliata una testa, ne sarebbero spuntate altre due. Giusto perché i cristiani proprio non volevano ammettere di aver rubato i miti dei greci e averli riadattati per i loro scopi. Loro lo chiamavano drago, i greci la chiamavano Idra. Eh si, sempre lei. Agli antichi piaceva proprio dare un sacco di teste ai loro mostri preferiti.

Spyro drago
Si, drago su skateboard. Mitologicamente canonico

Leggende da taverna medievale

Tra le leggende medievali degne di nota c’è sicuramente quella riguardante nientepopodimenoché Merlino. Si narra infatti che Vortigern, un signore della guerra, volesse costruire una torre, ma ogni volta che iniziavano i lavori, la notte questa veniva inghiottita dal terreno. Merlino disse che sotto vi era una pozza con due draghi, così Vortigern ordinò di prosciugarla. I due draghi, uno rosso e l’altro bianco, venuti allo scoperto, iniziarono a menarsi e vinse il drago bianco, simboleggiando una vittoria degli inglesi sui gallesi (che sono rappresentati da un drago rosso). Merlino tuttavia profetizzò il ritorno del drago rosso, che distruggerà il drago bianco occhi blu. Ah, non aveva gli occhi blu? Ok.

Un’altra leggenda vedrebbe protagonista Santa Margherita d’Antiochia, una verginella imprigionata e torturata sotto il dominio di Diocleziano. Durante la prigionia avrebbe visto un drago, ma gli bastò farsi il segno della croce per farlo scomparire. In un’altra versione il drago la inghiottì intera, ma svanì sempre dopo il segno della croce (che ovviamente mentre sei nel ventre di un bestione, hai tempo per farti il segno della croce). In un’altra versione ancora fu una croce indossata dalla donna a irritare le viscere della bestia, che morì. Se i greci erano confusi con tutte le loro versioni di un mito, anche i cristiani e i loro santi non scherzano. E comunque io azzarderei un’ipotesi: sta tipa soffriva di allucinazioni. So che potrebbe sembrare strano, ma la prigionia e le torture alle volte ti fanno vedere più roba di una quindicina di canne tutte insieme.

E parlando di santi non possiamo non citare lui, il Rocco Siffredi dei santi contro i draghi: Giorgio. Esistono diverse versioni della leggenda, ma vi racconto qui quella che io narro ai miei lupetti quando gli parlo di San Giorgio (si, sono un Akela, ma del CNGEI, gli scout laici. Non confondetemi con quelli della chiesa, please). Pare che esistesse questo villaggio, composto da un castello e qualche capanna di fango e merda in cui la popolazione viveva sotto il giogo di un drago che abitava una caverna nel monte nelle vicinanze. Ogni singolo giorno il drago esigeva una pecora e una ragazza vergine. Praticamente il pranzo e la cena. Che poi, se la ragazza non era vergine non aveva senso mangiarsela. Magari diventa indigesta, poi viene una gastrite e mica un drago può andare dal dottore. Quando fu il turno di mandare a morire la principessa, arrivò Giorgio, che combatté il drago e lo sottomise con il classico segno della croce. Tornato al villaggio con la principessa in una mano e il drago al collare nell’altra, promise di uccidere la bestia se tutti si fossero convertiti al cristianesimo. Lo fecero e Giorgio uccise la creatura (tutta questa parte finale la ometto quando racconto ai miei lupetti, a noi del cristianesimo non frega una mazza, men che meno della conversione). Se ne deduce che questa sia una storia di semplice e pura propaganda. Buuuu abbasso Giorgio e viva il drago. Quel poveretto voleva solo vivere e non chiedeva neanche tanto. È stato sconfitto perché non mangiava abbastanza.

Non siete contenti? Sappiate che esiste un’altra versione della leggenda molto simile alla precedente. Se l’altra risulta ambientata in Cappadocia, questa è invece ambientata in Libia, intorno al 1200. C’era il classico villaggio bullizzato da un drago, che pretendeva delle pecore come pizzo per non incenerire tutta la baracca. Finite le pecore, i villici iniziarono a dare in offerta i propri figli, istituendo una sorta di lotteria della sfiga dove chi veniva estratto, sarebbe stato il prossimo a crepare malissimo. Un giorno venne estratta la principessa, che non ci stava a farsi ammazzare, così implorò suo padre, ma nonostante le suppliche venne vestita da sposa e incatenata a una roccia vicino alla tana del drago. Giorgio passò di lì giusto in tempo per vedere il drago uscire a mangiare, così lo affrontò e lo soggiogò, sempre con il segno della croce e usando la cintura della principessa. Tornato al villaggio uccise la creatura e, secondo alcune versioni se la sposò, mentre secondo altre tornò a vagare come il barbone che era.

Drago Dragon Age
Non sono cattivo, mi dipingono così, lo giuro!

Un nome che osserva

Il termine Drago deriva dal greco antico Drakon, che significa serpente, che a sua volta deriva da termini ben più arcaici e antichi che hanno il significato di “vedere”. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che avesse una vista acuta e che, come tutti i serpenti, non chiudesse mai gli occhi. Che poi, un drago che vi fissa insistentemente vi fa un po’ cagare sotto, ammettetelo.

Il perché del Drago

Partiamo proprio dalle basi: perché esiste il drago? Perché abbiamo paura. Inizialmente tutti i draghi erano rappresentati come grossi serpenti, senza altri attributi mostruosi. Questo perché i nostri avi avevano paura dei serpenti (e in generale da tutto ciò da cui potesse derivare un pericolo), quindi tendevano a mostrificare le loro paure anche grazie a una buona dose di ansia che, come sappiamo benissimo, non ci ha mai abbandonato nonostante i millenni di evoluzione. Solitamente infatti nei miti e nelle leggende il drago abita posti oscuri, angusti, come fitte foreste o profonde grotte, tutti luoghi dove il nostro istinto ci suggerisce che ci siano pericoli ed è la nostra immaginazione a fare tutto il resto del lavoro.

Oltre a questo c’è da considerare sempre i ritrovamenti di ossa e scheletri di creature che gli antichi non potevano concepire. Non mi riferisco solo ai dinosauri, ma anche a specie di animali, estinte prima della comparsa dell’uomo e poi ritrovati durante gli scavi per questa o quella costruzione. Se quindi immaginiamo dei popoli antichi che già viaggiavano con la fantasia per dare spiegazione ai fenomeni naturali che vedevano ogni giorno, non è sbagliato pensare che i ritrovamenti di scheletri di animali estinti che non riconoscevano, avvalorassero la loro teoria sull’esistenza dei draghi.

La curiosa passione dei draghi per l’oro ha origine in realtà dalla mitologia norrena, dove erano utilizzati come custodi indiscussi dei tesori più rari, solitamente nel ventre di profonde caverne. Ma perché ai draghi piaceva l’oro? Semplice: non gli piaceva. Ma piaceva agli umani. Una rettile gigantesco che sputa fuoco non ha certo bisogno di un cospicuo tesoro, non deve andare al mercato a comprarsi da mangiare, così come non ha necessità di comprarsi la PS5 su Amazon. Ma l’oro piaceva agli umani e, la possibilità che i draghi custodissero dell’oro altri non era se non la giusta ricompensa per l’impresa titanica compiuta nell’uccisione del drago. Tutto qui. Hai ammazzato il drago, ecco la tua paga… puttana.

Immagine di copertina illustrata da Jaime Jones per Magic the Gathering: The Ur-Dragon.