• Articolo pubblicato:24 Luglio 2022
  • Categoria dell'articolo:Universi
  • Ultima modifica dell'articolo:24 Luglio 2022

Che cazzo sia uno sciamano, è una di quelle cose che probabilmente chiederei a Wikipedia alle 4 di notte, quando non riesco a dormire. Perché le nozioni di base le abbiamo: gli sciamani sono gli stregoni sfigati delle popolazioni tribali, impegnati in rituali senza senso nella speranza di capovolgere la scienza e ottenere oggi la pioggia, domani il sole, dopodomani la neve. Spoiler alert: abbiamo inventato le previsioni del meteo per questo. Che comunque non ci azzeccano mai una cippa, ma almeno non gli vediamo fare balletti imbarazzanti. Per quello c’è Tiktok (si, è una battuta da boomer… che poi io lo uso anche un sacco). Fatto sta che questa classe nel fantasy è sempre stata dedicata all’evocazione di cose e, in Shaman King, non è poi così diversa la situazione.

Vidi Shaman King per la prima volta quando ero bambino, con una spettacolare sigla di Masini e una fine che mi aveva lasciato un po’… demmerda. Poi, una volta cresciuto vado a scoprire che nel manga le cose andavano diversamente e finalmente è arrivato Netflix, che ha presentato un degno remake che riprende la storia e la conclude proprio come doveva essere conclusa. Infatti Shaman King è uno di quegli anime che, al pari di Hellsing, Hunter x Hunter e Full Metal Alchemist, hanno preso ispirazione dal manga e poi hanno discostato completamente la storia per seguire filoni narrativi del tutto diversi. Perché? Beh perché ai mangaka pesa il culo lavorare e l’anime, che porta soldi, deve continuare in un modo o nell’altro, a costo di concluderlo alla cazzo.

Shaman King, ovvero il Re degli Sciamani, è un titolo che si ottiene dopo aver affrontato un torneo sanguinolento che si tiene ogni cinquecento anni. Il vincitore avrà così la possibilità di unirsi al Grande Spirito e diventare effettivamente il re di tutto. Questa è la trama alla base dell’anime. Carina, ma non è che sia niente di così originale da far urlare al capolavoro. Chiaramente la trama è solo un pretesto per permettere ad un altro dodicenne giapponese di rischiare la vita più e più volte, per raggiungere un obbiettivo che anche un adulto avrebbe difficoltà a gestire. È il classico shonen con boss a livelli crescenti che permettono al protagonista di crescere e diventare sempre più forte. Ma questo ha una certa qualità.

Personaggi Shaman King
Tutti in posa per la foto... ecco bravi. Ora potete smettere di far finta di andare d'accordo

Il level up dello sciamano

All’interno dell’anime gli sciamani altro non sono che degli umani capaci di vedere i morti e con la facoltà di farsi possedere da essi. La possessione può servire tanto allo spirito per sbrigare le sue faccende irrisolte e tornarsene nell’aldilà, oppure allo sciamano per acquisire nuovo potere. Ogni sciamano ha uno spirito protettore che lo segue e che stringe con lui un legame particolare. Al contrario di quello che si pensa, non ci sono solo spiriti di esseri umani, ma anche spiriti di animali, di creature mitologiche e di… oggetti? Si, anche di oggetti. I giapponesi sono fissati con gli oggetti che prendono vita propria all’interno della loro mitologia. C’è comunque da dire che spesso gli oggetti si rivelano in realtà posseduti da spiriti legati alla persona in questione… o direttamente degli spiriti che hanno preso un’altra forma. Quindi alla fine la situazione non sembra poi così assurda.

A permettere il legame tra spirito e sciamano è l’energia spirituale, qui chiamata Furyoku, che funziona esattamente come il mana nei videogame: può essere misurato, viene consumato con l’uso di tecniche e si ricarica con il riposo. Esattamente come il mana poi, è rappresentato dal colore blu… roba che quasi mi chiedevo come mai i personaggi dell’anime non avessero anche una barra rossa (o verde) della salute. Chiaramente il livello di furyoku può essere accresciuto con l’allenamento e, in base ad esso, è possibile anche andare a sviluppare tecniche spirituali più forti. Si, esattamente come il level up.

Uno sciamano inizia la sua carriera con la tecnica base: l’unione con lo spirito, dove quest’ultimo diventa una palla che lo sciamano si infila nel petto tipo gettone in un cabinato da sala giochi. In questo modo lo spirito può prendere forma e dare allo sciamano tutto il suo potere. A seguire c’è il controllo dello spirito, che permette di incanalare il potere all’interno di un oggetto per manifestare una versione “tipo equipaggiamento” del proprio fantasmino protettore. Che sia una spada, un arco, uno snowboard… gli spiriti possono entrare e possedere di tutto, anche delle auto. C’è poi una versione gigante del controllo dello spirito, che permette di manifestare il tizio protettore, ma in stile ultra-mega-power. Come da tradizione giapponesoide, preparatevi a vedere controlli dello spirito giganti che manifestano dei robottoni componibili stile Megazord, samurai, ninja, arti marziali varie e altra roba giapponese che abbiamo visto e rivisto in ogni genere di opera del Sol levante.

Il torneo dei Pacchi

No, non è il gioco di Rai uno che andava qualche decennio fa (o forse era meno? Boh, sincero mi ha sempre fatto schifo come programma), ma una tribù di sciamani particolarmente legati al Grande Spirito e, sostanzialmente, deputati all’organizzazione del torneo.

Si legge “pacci”, che nel mio dialetto significa “pazzi”, ma si scrive, per l’appunto, pacchi. Un solo membro della tribù è chiamato invece patch, come la versione di aggiornamento di un videogame. Questa parodia poco riuscita dei nativi americani (non li chiamate pellerossa che è razzismo), sono tutti abbronzati, indossano tuniche, trecce e hanno per spirito protettore degli animali. Sono in totale dieci (più una vecchia e un paio di bambine) e vengono mandati in giro per il mondo ad affrontare gli sciamani per capire se sono degni di entrare nel torneo.

Regola per essere ammessi: riuscire a colpirli almeno una volta. Cosa che può risultare complicata per chi è alle prime armi come i personaggi dell’anime, ma che diventa una pagliacciata per avversari decisamente più forti che poi si faranno vivi nel corso del torneo. Gente che i pacchi li distrugge a colazione, pranzo e cena, senza neanche degnarsi di alzare le braccia o fare gesti. Più o meno come fanno alcuni corrieri con i miei pacchi di Amazon.

Sono tutti neutrali e il loro scopo ultimo è quello di proteggere lo Shaman King da eventuali pericoli mentre è in comunione con il Grande Spirito. Verso la fine della serie si scopre che hanno anche una canzone che, se cantata, li overpotenzia. Chiaramente il tutto è solo per evitare che muoiano dopo due colpi sotto la potenza dei personaggi più forti.

Shaman King possessione
Yo dà la possibilità al fantasma di un vecchio di tornare a lamentarsi dei giovani

Bambini giapponesi pronti ad ammazzarsi tra loro

Yoh Asakura è il protagonista della storia. In realtà a fare da protagonista è un po’ tutta la famiglia Asakura visto che il nemico principale della storia è in realtà… eh no, non spoilero. O meglio, faccio la classica sezione alla fine giusto per parlare del finale originale della serie. Yoh è un quattordicenne con il carattere di un fattone di vent’anni. Ha una maturità che non raggiungerebbero neanche i trentenni e sostanzialmente… non gli va. Partecipa al torneo degli sciamani perché gli hanno detto che deve farlo, è suo dovere, bla bla bla e altre cose sull’onore tipiche delle famiglie giapponesi degli anime. Calmo e tranquillo, vive senza pregiudizi e, chiaramente, si prodiga per gli altri. Non sarebbe il protagonista di uno shonen, altrimenti. Il suo spirito protettore è Amidamaru, un samurai con un sacco di cose irrisolte che ha deciso di unirsi al nostro eroe in cambio della salvezza dello spirito del suo amico Mosuke.

Manta Oyamada è anche lui un quattordicenne, ma a guardarlo gli si darebbe non più di otto anni. È alto come il Grande Puffo e più o meno ne ha anche la forma, ma è un tipo sveglio e arguto, anche se molto insicuro. Ha anche lui la possibilità di vedere gli spiriti, ma non è uno sciamano. Decide di unirsi a Yoh perché… boh, non me lo ricordo. Mi sa che si annoiava. Suo padre appare verso la fine dell’anime e qui scopriamo che in realtà è figlio di uno spaventosamente ricco, ma alto poco più del figlio. Praticamente i baffi sono il 30% del suo corpo, più o meno come Super Mario.

Hanna Kyoyama è la futura moglie di Yoh. Si, perché a dodici anni si è già pronti per tirare su famiglia e andare a lavorare, che i giapponesi mica perdono tempo. È una medium che usa una collana in 108 grani per comandare un po’ tutti gli spiriti, senza nascondere il suo carattere da donna forte, forgiata da tutti i traumi che la vita le ha messo davanti. In dodici anni. Visto che al povero Yoh non è che sia stato proprio chiesto di scegliere, durante tutto l’anime mi è passata la domanda: ma qui stanno tutti aspettando che lei abbia il menarca, così da poter essere pronta a sfornare figli? Spoiler: si.

Ryu, che non è quello di Street Fighter, ha anche lui un cognome, ma non me lo ricordo. È il classico teppista da strada, sfigato, in cerca dell’amore e con un ciuffo che dire essere ispirato a Elvis è usare un eufenismo. Un po’ tutto il suo abito e il suo carattere sono un omaggio al cantante. Il suo spirito custode è Tokageroh, un ladro ammazzato male da Amidamaru, che cerca di vendicarsi. Il suo odio, non si sa come, lo ha trasformato in una cosa simil-lucertola. Chiaramente andranno tutti d’amore e d’accordo non appena faranno squadra per il torneo.

Horo Horo è un rompipalle ispirato a uno snowboarder. Appare durante l’ammissione al torneo degli sciamani e, neanche a farlo apposta (l’hanno proprio fatto apposta, invece) è strettamente legato alla neve. Proprio come uno snowboarder. È una testa calda e interpreta un po’ la spalla comica e idiota del protagonista. Perché si, se il protagonista non è scemo come una sedia (tipo Rufy, Goku o Naruto), allora lo sarà la sua spalla comica. Che gli stereotipi giapponesi vanno rispettati. Visto che anche il creatore si deve essere reso conto che Horo Horo è un nome proprio di merda, verso la fine dell’anime scopriamo il suo vero nome e la sua vera storia che, devo essere sincero, mi ha colpito. Ma non la spoilero qui, tranquilli. Ad accompagnare Horo Horo c’è Kororo, uno spirito delle nevi di una popolazione di spiriti-omini che vivono sotto le foglie di farfaraccio. Ovviamente anche lei è collegata alla back story del suo padrone… molto bella.

Ren Tao è il classico amico-nemico del protagonista. Un po’ come Sasuke per Naruto o Vegeta per Goku. È scontroso, orgoglioso, guerrafondaio e ha problemi con il padre (ma anche con la sorella e il resto della famiglia). Parla di uccidere, sterminare ed estinguere cose, ma non ha neanche la barba e ci sono sciamani decisamente più forti di lui in giro, anche se non riesce ad ammetterlo. È l’eterno secondo dell’anime, sempre a un passo da Yoh, che riesce a passare al livello successivo prima di lui. È accompagnato da Bason, lo spirito di un generale cinese di svariati secoli prima. Ah si, se non si capisce dal nome, Ren è un cinese… che però è molto giapponese.

Chocolove è uno sciamano afrogiapponese che interpreta lo stereotipo del comico fallito. Ha un umorismo più scadente dell’ormai defunto Colorado e ha un passato che mi ha lasciato un po’… stranito. Cresciuto orfano, è entrato a far parte di una gang finché non ha conosciuto un vecchio sciamano che aveva accanto a sé lo spirito di un giaguaro (cazzo che figata). La sua gang però, convinta che il vecchio stesse rammollendo Chocolove, decise di uccidere il vegliardo. L’uomo aveva un sogno nella vita: portare la pace con la risata. Lo spirito del giaguaro, Mic, è poi diventato lo spirito custode di Chocolove, che ha deciso di portare avanti questo obbiettivo e diventare Shaman King per portare la pace grazie alla risata. Mic di suo non ha granché spessore come personaggio, è abbastanza piatto… ma è un fottuto giaguaro. Best spirito EVER!

Lyserg è un piagnucolone inglese che crede di essere il più forte. Figlio di detective e ispirato palesemente a Sherlock Holmes, non ha minimamente nessuna capacità deduttiva, finendo per risultare un piagnisteo continuo, almeno finché non deciderà di seguire gli X-Laws. Personaggio a mio avviso piuttosto scarno, poco caratterizzato, che diventa parte della combriccola del protagonista soltanto per fare il colpo di scena in cui l’abbandona. Il suo spirito custode è una fata all’interno di un pendolo chiamata Morphin, che si tramanda di padre in figlio da generazioni.

A concludere il team del protagonista c’è Faust, una specie di dottore che prende nome e caratteristiche del suo omonimo letterario ed è fin troppo appassionato di necromanzia. Taciturno e un po’ troppo attaccato alla sua ragazza, Faust viene dipinto come tragicomicamente inquietante. Un personaggio poco caratterizzato ma, comunque, ben riuscito. Il suo spirito custode è proprio la sua ragazza, Elisa, un’infermiera salvata dallo stesso Faust da una malattia terminale, per poi essere ammazzata da un ladro qualunque. Che culo amico, la vita ti sorride proprio, eh?

Chiudiamo anche questa sezione con l’antagonista vero di tutta la baracca: Hao. Anche se sto bastardo ha le stesse fattezze e la stessa età di Yoh, è in realtà 1000 anni più vecchio. C’ha la fissa per diventare lo Shaman King, più o meno come tutti gli altri, ma è l’unico veramente capace di poterlo diventare visto che è supermegaforte e nessuno riesce a batterlo. Il suo spirito custode è lo spirito del fuoco, un rarissimo spirito elementale che fa team con gli altri quattro (per i giapponesi gli elementi naturali sono cinque: aria, terra, acqua, fuoco e fulmine) per andare a comporre la squadra di spiriti più forte di tutte. Tutta la sua esistenza è un mistero che andrà rivelandosi nel corso dell’anime, quindi non voglio anticipare nulla per evitare di rovinare la visione a qualcuno.

Ci sono poi una miriade di personaggi secondari, alcuni più interessanti, altri meno, che andrebbero a completare questa sezione. Ma sincero, non sono una wiki e questi articoli che scrivo servono solo a presentare gli universi delle opere di cui usufruisco. Quindi sticazzi, andatevi a informare da soli.

Shaman King Mic Chocolove
Quanto è carino lo spirito del giaguaro... peccato che Mic non gli si addica proprio come nome

Le eliminatorie nel vero senso della parola

Ok, iniziamo con un po’ di spoiler. Tutto quello che leggerete da qui, fino al paragrafo delle conclusioni (escluso), potrebbe contenere spoiler. Più che altro perché è tutta roba che poi viene spiegata nel corso dell’anime al momento dovuto. Quindi siete avvisati.

Il Grande Spirito è una sorta di dio creatore all’interno di questo universo ed è per via della sua esistenza che esistono gli spiriti, l’aldilà e la vita. Ogni cinquecento anni il Grande Spirito richiede l’organizzazione di un torneo tra gli sciamani più forti per poter donare il suo potere e reincarnarsi nello Shaman King. Chi riesce a diventare il re degli sciamani ha infatti i poteri di un dio, capace di togliere e ridare la vita con la sola volontà. Viene rappresentato come un flusso di energia che và verso il cielo, ma è una di quelle cose che puoi vedere solo se sei uno sciamano.

Il torneo inizia con una fase eliminatoria in cui i pacchi si assicurano che, a partecipare, siano degli sciamani capaci di tirarsi su le mutande ed evitare di andare in giro con il culo di fuori. Al torneo verrà quindi ammesso più o meno chiunque, anche bambini di quattro anni incapaci di parlare. E no, non sto scherzando.

La prima vera fase del torneo richiede di affrontare degli avversari mentre si è diretti verso il villaggio nascosto dei pacchi. Come si può intuire, il posto non è segnato su Google Maps e, per arrivarci, è necessario utilizzare il controllo dello spirito. Pare tuttavia che il villaggio abbia recensioni ottime su Trip Advisor visto che comunque una volta arrivati, tutti hanno un posto dove stare, con vitto e alloggio totalmente gratuito con tanto di Spa e bagno termale.

Sempre nella prima fase vi è poi un torneo ad eliminazione che prevede la partecipazione degli sciamani in gruppi di tre. Ovviamente, salvo i nostri eroi, tutti gli altri team hanno un tema in comune e spiriti affini a quel tema. La scontatezza prima di tutto. All’interno del torneo ci sono anche tutti i seguaci di Hao, che hanno il compito di far fuori tutti gli altri ed eliminare tutti i pretendenti.

In teoria ci sarebbe anche una seconda fase, nella quale sono ammessi i dodici vincitori della prima e che dovrebbero scannarsi tra loro per arrivare finalmente al titolo di re degli sciamani. Dico in teoria perché nell’anime non la vediamo. Per tagliare corto, arrivati a questa fase, tutti i protagonisti… no, non lo dico. Ok con gli spoiler, ma poi si esagera.

Fatto sta che una volta diventato re degli sciamani, il prescelto deve farsi un viaggione nel regno dimenticato di Mu e andare a fondersi con il Grande Spirito per diventare onnipotente. In tutto il processo di fusione il poveraccio è totalmente indifeso, quindi ci penseranno i pacchi a tenerlo al sicuro.

Shaman King Anna
Anna ucciderà tutti. Una bambina di 12 anni già mistress, capace di assoggettare anche il cattivo dell'anime

Fine

Parliamo adesso della fine. Chiaramente questo è lo spoiler più spoiler di tutti gli spoiler. Non leggete se non lo avete visto e, andate a vederlo perché vi piacerà. Pronti? 3… 2… 1… via!

Sono rimasto sinceramente colpito. Che Hao fosse troppo forte per tutti era palese, quindi mi stavo proprio chiedendo che cazzo si sarebbero inventati per poterlo fare fuori. La ritirata dei contendenti per cercare di ammazzarlo nel sonno mi ha sorpreso ma, cosa ancora più bella, sono rimasto sorpreso di ciò che accade dopo che Hao diventa lo Shaman King. Dopo aver ammazzato tutti, ma averli ritrovati nell’aldilà all’interno del Grande Spirito, scopriamo la vera verità: Hao voleva la mamma. Tutto qui. Centinaia di morti, sofferenze, maledizioni, allenamenti dolorosi solo per arrivare al punto in cui un bambino coglione piange perché rivuole indietro la madre. Che per carità, bella la back story, ma ancora più bello che a “sconfiggere” Hao sia proprio sua madre, che gli tira uno scalpellotto e lo costringe a chiedere scusa per tutti i morti ammazzati che ha causato. Fantastico, non me lo sarei mai aspettato. Per questo dico che sono rimasto piacevolmente sorpreso. Per una volta il cattivo ha vinto, ma al contempo ha perso, ottenendo proprio ciò che voleva.

Ma ancora più curioso è il classico flashforward in stile 19 anni dopo di Harry Potter, in cui troviamo tutti i personaggi ormai ventenni, che hanno tirato su famiglia. Ren ha conquistato il cuore della vergine di ferro che, visto che ora hanno un figlio, forse tanto vergine non lo è più; Horo Horo è tornato a gelarsi il culo tra le montagne e Chocolove è finito in galera. Appare anche Lyserg e finalmente possiamo vedere Yoh e Anna, ormai cresciuti con il figlioletto, Hana, che è un rompipalle di prima categoria. Come volevasi dimostrare, Anna ha figliato a quattordici anni, quindi si, più o meno intorno al primo ciclo secondo gli standard di cultura giapponese (non so come funziona lì, ma qui in occidente l’età del menarca è intorno ai dieci-undici anni. Poi ognuna ha i suoi tempi).

Leggendo qui e lì ho visto che esiste un manga spin-off che continua le vicende sciamaniche vedendo come protagonista proprio Hana, chiamato Shaman King Flowers. Quale sia la trama, non lo voglio sapere. Se dovessero farne un adattamento anime, lo guarderò sicuramente, per poi lamentarmi di come hanno rovinato la storia. Esattamente come fanno i vecchi.

Conclusioni

Shaman King è un ottimo passatempo per chi ha sempre sognato di evocare robe. La storia è un po’ banale, ma comunque interessante e, sul finale, si rivelano delle sidestory veramente non male, come quella di Horo Horo e quella di Hao e Matamune. C’hanno la fissa in Giappone per i gatti. Anime assolutamente da vedere. Almeno l’adattemento di Netflix, se poi siete proprio fan potete anche provare a recuperare quello del 2001… ma vi assicuro che sulle fasi finali non compete minimamente con quello del 2021.

Fonti

Per approfondire: Wiki inglese