Curon, una parola che potrebbe essere tranquillamente scambiata per un insulto, è in realtà un paesino sperduto tra le montagne del Trentino Alto Adige. Come sia nella realtà non ne ho idea, magari un giorno ci andrò a fare un viaggio con la scusa di fare l’instagrammer o il travel blogger, quindi tutto ciò che leggete in questo articolo è frutto di ciò che ho visto nella serie di Netflix.
Piccola premessa: l’articolo contiene piccoli spoiler perché è letteralmente impossibile parlarne senza spoilerare qualcosa di “importante”. Perché “importante” è tra virgolette? Beh, continuate a leggere e capirete.
Sommario
Dentro e fuori dall'acqua
Letteralmente quattro case disperse sul versante di una montagna, Curon è un comune al confine con l’Austria, con accanto un lago artificiale da cui emerge la cima di un campanile.
L’intero paesino è costantemente sotto un potentissimo filtro blu e letteralmente ogni scena della serie, anche quelle ambientate di giorno, hanno il blu come colore predominante. Probabilmente il cameramen aveva messo un foglio di carta velina blu davanti all’obbiettivo e se l’è dimenticato lì.
Il mistero del paesino ruota tutto intorno al campanile nel lago, che è anche la maggiore, nonché unica, attrazione turistica. E chi mai si sognerebbe di costruire un campanile sott’acqua? Nessuno, a parte forse un popolo di tritoni fanatici cattolici… ma non divaghiamo. La storia del campanile è abbastanza semplice: un tempo la vecchia Curon sorgeva proprio dove ora c’è il lago e l’intero paese venne evacuato, smantellato e sommerso nel giro di pochi giorni, per sfruttare l’energia idroelettrica che poteva generare.
Il lago è dunque artificiale, generato dalla costruzione di una diga poco dopo la seconda guerra mondiale, quando il paesino passò dal dominio austriaco a quello italiano. Con il senno di poi avrebbero fatto bene a rimanere austriaci.
Al momento dell’allagamento della valle, gli abitanti non se la sentirono di abbattere anche il campanile, che rimase lì in piedi, fuori dall’acqua a prendere freddo come epitaffio immemore del vecchio paese.
Normalmente il lago è navigabile in barca, ma con l’inverno il campanile si può raggiungere anche a piedi visto che si congela tutto manco fossimo al Polo Nord.
Piccolo appunto finale: il paese non sembra avere un’armeria, ma i fucili abbondano come se si potessero comprare al minimarket. Tutti prima o poi nella serie imbracciano un fucile e spesso più di qualcuno ci rimane secco. Eppure nel resto d’Italia accedere alle armi non è così semplice, quindi come mai a Curon sono tutti armati? Boh, forse votano Trump.
Famiglie, intrecci e problemi
Tutta la trama ruota intorno a due famiglie: i Raina, in arrivo da Milano, e gli Asper, originari di Curon.
Anna Raina è la mamma, una donna apprensiva come poche, totalmente avvolta dalle nevrosi e dall’ansia. Coi figli ci dorme anche insieme e non si fa problemi a entrare in bagno mentre la figlia è chiusa dentro a masturbarsi. Poi si concede anche dei banalissimi consigli sessuali non richiesti, mentre la ragazza vorrebbe solo concludere quello che aveva iniziato in santa pace.
Daria Raina è la figlia femmina, 17 anni, molto carina e molto stronza, con l’hobby di farsi nuovi nemici. Sta sul cazzo praticamente a tutti fin dal primo momento, atteggiandosi a dura, forte del fatto che, essendo femmina, nessuno la picchia. Questo è sessismo. Se uno ti deve menare lo deve fare perché vuole… se si ferma perché sei femmina, è sessismo.
Mauro Reina è il figlio maschio, 17 anni, gemello di Daria e mezzo sordo. Ha un impianto cocleare dietro l’orecchio che compare solo nella prima puntata. Sembra avere un feticismo erotico per i droni. Li costruisce, li guida, li monta e li smonta, li coccola, ma soprattutto li cerca. Si, perché il suo fottuto drone si perde a ogni uso. Di lui ci si ricorda perché è quello timido.
Thomas Raina è il nonno, proprietario dell’albergo deserto in cui va a vivere la famiglia. Originariamente era stato lui a cacciare la figlia a calci da casa e non vorrebbe in alcun modo riaverla nell’albergo. Fatto sta che questa arriva, ci porta i nipoti e dice “Papà, ora abitiamo qua”. Lui fa lo scontroso, ma alla fine cede. Come tutti gli anziani non dorme, quindi vaga per l’albergo in piena notte, senza accendere le luci e facendo spaventare i poveri nipoti.
Albert Asper è invece l’ex ragazzo di Anna, che la ama alla follia fin da quando gliel’ha data una volta da ragazzi. Da quando il suo amore adolescenziale è partito alla volta di Milano, Albert si è accontentato di Klara, il rimpiazzo biondo che gli andava dietro. Si sono sposati e hanno figliato, dando alla luce Micky e Giulio Asper. Si, la ragazza si chiama Micky. Dei due non c’è molto da dire, se non che lei è lesbica, ma le va dietro un suo compagno di scuola, Lukas, dotato del superpotere di farsi friendzonare.
Curon: il paese maledetto che duplica cose e persone
La trama di tutta la serie gira intorno a questa fantasmagorica maledizione. Cosa sarà mai? Beh, lo scopriamo nel primo minuto della prima puntata: Doppleganger. La doppleganger della giovane Anna ammazza la madre. E non è che ce lo tengono nascosto, no, a noi spettatori viene sbattuta in faccia la cosa con una chiarezza disarmante che rende del tutto vano il presunto colpo di scena alla fine della quinta puntata in cui “si scopre” che sono doppleganger.
Tutto nasce dall’acqua: chi si bagna nel lago finisce per sentire suonare le campane del campanile in preda a un fortissimo mal di testa. Non si sa per quale ragione, a seguito di questa emicrania spaccacervello un doppleganger della persona in questione viene fuori dalle acque. Da notare che viene fuori totalmente vestito, con tanto di accessori, quindi il lago non solo può dare la vita a nuovi esseri viventi, ma duplica anche le cose. Sembra il glitch della duplicazione che c’era nei vecchi giochi dei Pokemon.
Tutto dovrebbe essere reso inquietante dal fatto che le campane furono rimosse al momento dell’allagamento della vecchia Curon e alla diceria che chi le sente, muore. Ma più che preoccuparci per i vari protagonisti, per tutta la serie nella testa dello spettatore parte un terno al lotto per scoprire chi sarà il prossimo ad avere un gemello malvagio. E si, in una serie dove ci sono solo doppleganger, prima o poi tutti avranno il loro. Prevedibile.
Conclusione
Per essere una serie fatta in Italia è decisamente interessante. La trama non è il massimo e l’audio fa un po’ cagare, ma perlomeno intrattiene e non mi fa venire voglia di lanciare il televisore dalla finestra a ogni scena, come fanno altri programmi della TV nostrana. Si vede che c’è lo zampino degli esperti di Netflix.
