• Articolo pubblicato:20 Settembre 2021
  • Categoria dell'articolo:Altre leggende / Serraglio
  • Ultima modifica dell'articolo:20 Settembre 2021

Noi occidentali abbiamo la Fenice, gli orientali hanno la Fenghuang, mentre in medio-oriente, che sta a metà tra tutte e due, c’è il Simurgh, che è esattamente una cosa a metà tra la Fenice e la Fenghuang. Alla fine il mondo è veramente piccolo e bene o male il passaparola riesce a dare vita a cose assurde, come un gigantesco gioco del telefono antico e, soprattutto, mondiale.

Del Simurgh non conosciamo tantissimo, anche perché più o meno tutto quello che lo riguarda è un derivato di altri miti e, a sua volta, si è evoluto nei secoli acquisendo un aspetto totalmente diverso in base all’autore che lo descriveva. Le descrizioni più antiche lo vedono come un derivato dell’Anka, una sorta di Fenice dell’Arabia preislamica, a sua volta derivata dal Bennu egiziano. La figura del Simurgh nasce effettivamente solo dopo l’avvento dell’islam in Arabia e Persia, descrivendolo inizialmente come un gigantesco rapace (spesso un’aquila o uno sparviero) dalla testa di cane, con quattro ali, la coda di un pavone e gli artigli di un leone. Il suo piumaggio è di un arancione scuro, molto simile al rame, anche se spesso varia in tonalità verso il rosso. Ma perché mischiare così tanti animali diversi insieme? Beh, la risposta è che rappresenta l’unione tra la terra e il cielo, quindi anche gli animali che lo compongono fanno parte di entrambi questi due regni. Non contenti, gli illustratori dell’epoca ogni tanto lo facevano con il volto umano. Così, tanto per rendere il tutto più inquietante.

Nel mito abita il Monte Qaf e pare abbia fatto il nido sull’Albero Tuba, l’albero che secondo i persiani produceva i semi di tutte le piante del mondo e lui, spiccando il volo, fece cadere i semi che, sparsi dal vento, raggiunsero tutte le terre e diventarono tutte le piante del mondo.

In opere più recenti, come quella di Flaubert, il Simurgh viene declassato a uccello di corte, rappresentato come un normalissimo volatile non troppo dissimile da un uccello del paradiso. Tuttavia il suo mito ha dato poi origine al Roc e, con i vari scambi tra la Persia e l’oriente, è riuscito a influenzare anche l’esistenza stessa del Garuda. Insomma, quella del Simurgh è più la storia di altri uccelli leggendari che hanno influenzato o sono stati influenzati da questo pennuto molto confuso.

La durata vitale del Simurgh è di 1700 anni, al termine dei quali, a seconda delle versioni, o prende fuoco proprio come la fenice e rinasce dalle sue ceneri, oppure depone un uovo dal quale nasce il nuovo Simurgh. Un po’ come accade per lo Ziz, praticamente. Ve l’ho detto, è letteralmente un puzzle di tutti gli altri uccelli mitologici.

In ultimo sappiamo che può curare tutte le ferite, anche le più mortali e che se si getta una sua piuma nel fuoco, lui appare immediatamente. Oltre a questo è anche in grado di purificare immediatamente uno specchio d’acqua o una vasta zona di terra, rendendo il luogo rispettivamente potabile e fertile. Un contadino perfetto, molto meglio di quelli che un decennio fa si inflippavano su FarmVille e si credevano degli esperti.

Roba che nessuno legge

Di lui hanno scritto in tanti e,  in tanti, avevano palesemente le idee confuse perché altrimenti non si capisce come mai cambia quasi totalmente tra un’opera e l’altra. Appare per la prima volta nel Libro dei Re, in cui viene descritto come un uccello divino che abita il regno degli dei. Qui salva Zal, un bambino abbandonato dal padre perché nato con i capelli bianchi, e lo cresce insegnandogli di tutto, anche a combattere. Che ovviamente un uccello mitologico non può che essere il miglior sensei del mondo. D’altronde le Tartarughe Ninja avevano come sensei un topo. Dopo aver saputo (non si sa come) che il figlio è diventato un fortissimo guerriero, il padre rivuole Zal e Simurgh lo riporta nel regno degli umani, lasciandolo con una piuma. Se questa viene gettata nel fuoco, il Simurgh apparirà immediatamente in suo aiuto.

Peraltro una versione leggermente diversa di questa stessa storia appare anche nel folclore curdo, in cui l’eroe riceve tre piume salvando il Simurgh e la sua covata, che poi userà per scorazzare da una parte all’altra del mondo come fosse il suo personale taxi mitologico, arrivando anche a farsi tirare fuori dagli inferi.

Ma torniamo a Zal, che usa la piuma durante il travagliato parto di sua moglie e il Simurgh, apparendo, salva la vita sia a lei che a al pargolo. Riappare poi qualche anno più tardi per aiutare Rostam, il figlio di Zal, nello sconfiggere e uccidere Esfandyar, che in questo poema era tipo il superboss finale. Secondo alcune versioni il Simurgh ci muore anche nella battaglia, mentre in altre partecipa donando due delle sue piume che diventeranno delle frecce con il quale Rostam ucciderà Esfandyar.

Il Simurgh appare anche nel misticismo Sufi, nel Verbo degli Uccelli, nel quale non solo è associato a Dio, ma è legato inesorabilmente al numero trenta, da cui deriva anche il suo nome. Qui viene descritto come trenta volte più grande di un normale uccello, con il piumaggio di trenta colori diversi e il corpo composto da trenta uccelli diversi. Il tutto per dare credito alla leggenda che vorrebbe tutti gli uccelli del mondo radunati per scegliere il loro re. Tra questi l’upupa, l’uccello più saggio, suggerisce di trovare ed eleggere come loro capo proprio il Simurgh, che non era lì con loro, ma andava cercato. Così gli uccelli partono per il viaggio, ognuno simboleggiante una colpa umana che impedisce all’uomo di raggiungere l’illuminazione. A destinazione arriveranno però solo trenta uccelli, trovando un unico lago nel quale specchiarsi. Così si resero conto che il viaggio li aveva purificati ed erano diventati Simurgh. Il tutto viene però espresso da un gioco di parole con “Simurgh” che ha senso solo in persiano, facendo caso al fatto che fossero tutti il Simurgh e al contempo non lo era nessuno.

Simurgh cane piatto
La versione cane-uccello. Dall'espressione sembra appena uscito da un rave alle sette di mattina

Bordello anagrafico

Ci sono sempre altri nomi. Vorrei dire basta a questo scempio di vocali e consonanti messe a cazzo per dare nuovi nomi a cose che già lo hanno. Maledetta mitologia.

Ma qui non parliamo solo del Simurgh, ma anche delle varianti di altri nomi del suo mito che sono diversi, anche questi, in base all’autore che li tratta. L’uccellone protagonista di questo articolo è anche chiamato Simorgh, Simorg, Simurg, Simoorg, Simorq o Simourv, ma anche Semuru, e Senmurv. Nel poema curdo che narra la sua leggenda è chiamato invece Simir, mentre in avestetico prende il nome di Saena Merega, che sembra più un insulto in sardo o in barese.

Vista la sua esistenza come mito che è un po’ un magico misto di altri uccelli leggendari, è facile trovarlo accreditato anche come Simurgh-Anka.

Il Monte Qaf in alcune varianti del mito è direttamente un unico albero chiamato Gaokerena, che sostituisce anche l’albero Tuba, che viene fuori dal mare Vourukasha. Suddetto albero è poi identificato come Haoma, che è proprio la tipologia di albero della vita secondo lo zoroastrismo. Insomma, un bordello di nomi.

Il perché del Simurgh

Come è nato il mito del Simurgh mi pare che si sia capito, ma nel caso abbiate saltato qualche paragrafo perché vi pesa il culo leggere, vi riassumo al volo tutto.

Tutto nasce dal Bennu egiziano, il cui mito arriva nell’Arabia preislamica e prende il nome di Anka, per poi essere influenzato dal mito della Fenice e raggiungere finalmente il tanto agognato nome di Simurgh con l’avvento dell’islamismo. Il Simurgh però prende in prestito anche caratteristiche della Fenghuang, come l’associazione al numero trenta, nonchè un particolare odio per i serpenti trasposto dal Garuda. Il suo mito si è poi evoluto, in Arabia, nel Roc e anche in patria persiana ha subito sostanziali modifiche, soprattutto nell’aspetto.

Ma perché tutte queste influenze? Perché tutto questo casino? Beh la ragione è il commercio. La Persia, ma proprio tutto il medio-oriente in generale, è esattamente a metà strada tra oriente e occidente, quindi per forza di cose le merci che partivano in un posto e arrivavano in un altro, dovevano passare di lì. Questo ha fatto si che si incontrassero persone di culture ed etnie diverse, ognuna con il suo retaggio, i suoi miti e le sue leggende che, shakerati insieme come un cocktail di bassa qualità a un prezzo esorbitante in una discoteca abusiva, hanno permesso ai miti e leggende di acquisire volti, fonti e simbologie sempre nuove.