Avete presente quando ho fatto battute, in altri articoli, riferite alla molteplicità di nomi di una creatura mitologica? Beh qua si raggiunge una quantità di nomi alternativi che confonderebbe anche i fan del mondo di Tolkien. Ma alla fine si riferiscono tutti a lui: Garuda.
Ma quali sono questi nomi? Ve li voglio forse nascondere? No no, trovate tutto più avanti nell’articolo. Una lista così impressionante porta a una domanda unica: ma che problemi avevano nell’antichità? Beh tanti a dire il vero, le scuole cadevano a pezzi, c’erano complottisti ovunque e i politici erano tutti corrotti. Esattamente come adesso direte voi, ma almeno noi ora abbiamo la carta igienica e possiamo vedere video di gattini rimanendo comodamente seduti sul cesso. Oh e abbiamo anche i cessi.
Il mito del Garuda è passato di bocca in bocca per secoli, entrando nella filosofia e nelle culture di molti popoli asiatici diversi tra loro. Ogni popolazione poi gli dava soprannomi o lo chiamava con altri nomi, malmenando il nome di Garuda come faccio io con la lingua giapponese quando ordino al sushi.
Sommario
Un transformers d'altri tempi!
Attualmente il mito del Garuda che conosciamo vede questo gigantesco uccello splendente essere il capostipite divino di tutti gli uccelli, occasionalmente utilizzato da Vishnu come cavalcatura per spostarsi e andare a fare la spesa. È il protettore del volo e della rapidità, nonché un acerrimo nemico dei serpenti. Più volte troviamo la figura del Garuda confusa con quella della Fenice, perché lo sappiamo alla fine gli uccelli sono tutti uguali… o quelli erano i cinesi? Appost, la battuta razzista l’abbiamo messa, ora andiamo tutti a casa.
Il Garuda è spesso rappresentato anche in una versione antropomorfica, come un poderoso umanoide munito di ali variopinte e artigli da rapace. Nelle culture in cui appare in questa forma poi, non è più inteso come un singolo uccello mitologico, bensì come un popolo di uomini-uccello in continua guerra contro gli uomini-serpente: i naga.
Vedi un po’ te il caso: cambia il continente, ma alla fine gli uccelli mitologici sono sempre nemici dei serpenti mitologici. Come l’uccello del tuono e quegli impronunciabili serpenti che odia tanto. In fondo in fondo, il mondo è veramente piccolo.
Così potente da fermare l'Inferno
Nell’induismo compare come uccello solare, re di tutti gli uccelli e personificazione del coraggio. È uno degli esseri più veloci e può trasformarsi in qualsiasi cosa per entrare in qualsiasi luogo (non pensate male, dai). È una creatura così potente che il suo battito d’ali potrebbe fermare la rotazione del cielo, della terra e dell’inferno. Si perché a quanto pare per gli induisti ruota un po’ tutto (che dite, la faccio la battuta sulle palle?). Oltretutto pregando il Garuda si credeva che si potessero curare gli avvelenamenti.
In forma animale viene spesso rappresentato come cavalcatura di Vishnu, mentre in forma umanoide ha il becco e zampe da volatile, con un corpo verde smeraldo e delle ali dorate al posto delle braccia.
Secondo la leggenda Garuda sarebbe venuto alla luce dal secondo uovo di Vinata. È fratello di Aruna e una volta nato scoprì che la madre era stata ingannata e schiavizzata da Kadru, una delle figlie di Daksha e madre di migliaia di naga. Scoperta la cosa, Garuda chiese ad Aruna di andare a liberare la madre, ma per farlo era necessario il nettare degli dei: l’amrita, custodita dagli dei stessi che non volevano condividerla. Quei bastardi egoisti. Garuda quindi dichiarò guerra agli dei, sconfiggendoli tutti in massa come un barbaro in ira durante una partita di D&D. Vista l’enorme potenza di Garuda, Vishnu andò da lui a chiedergli di diventare la sua cavalcatura e lui accettò.
Mille mila chilometri di ali
Se nell’induismo Garuda è inteso come un essere unico, nel buddismo ci si riferisce a questo nome come razza. Non esiste infatti un solo Garuda, ma è un’intera casta sociale, una delle otto classi degli esseri divini (ma dai ranghi bassi). Sono rappresentati come uccelli dalle ali dorate e hanno un’apertura alare di circa quattromila chilometri, ovvero 330 yojanas, l’unità di misura dell’epoca. Ogni yojana è pari a circa 13 chilometri, sebbene secondo alcune stime varrebbe 6 e secondo altre 16. Sti buddisti erano parecchio confusi in quanto a matematica. Lo sappiamo che erano troppo impegnati a meditare per imparare a fare calcoli.
Ma tornando a parlare dei Gardua, c’è da precisare che hanno una spiccata intelligenza e un’organizzazione sociale tutta loro, con black jack e squillo di lusso (dovrei smetterla di inserire di citazioni di Bender negli articoli… ma no). Hanno re e città e possono assumere una forma umanoide quando devono interagire con gli esseri umani e in alcune occasioni i re Garuda hanno avuto storie d’amore con donne umane. Che mica erano razzisti. Secondo le storie dei Jakata abitano Nagadipa o Seruma, che non sono luoghi immaginari, ma posti esistenti davvero. Entrambi sarebbero in Sri Lanka, a sud dell’India. Oltretutto i Garuda sarebbero i protettori non solo del paradiso (San Pietro versione uccello, praticamente), ma anche del monte Sumeru.
Come di consueto sono acerrimi nemici dei naga, i serpenti senzienti. Secondo la leggenda, un tempo i Garuda catturavano e uccidevano i naga afferrandoli per la testa. Tuttavia questi capirono che ingoiando una pietra, risultavano troppo pesanti per essere catturati e trasportati e i Garuda che ci provavano morivano nel tentativo. La cosa arrivò ai Garuda tramite un asceta, un certo Karambiya, e da quel momento in poi i Garuda impararono ad afferrare i naga per la coda per costringerli a vomitare la pietra e poi portarli via.
Il Garuda dove non te lo aspetti
Vista la grande importanza mitologica del Garuda nei paesi asiatici, l’animale appare, nella sua forma volatile o umanoide, in diverse culture e contesti, prestando il suo nome e la sua figura a moltissime cose di natura totalmente diversa (corpi militari di vario tipo, strade, colline, etc…), facendo la sua apparizione anche in araldica.
Nel magico mondo del giainismo il Garuda è uno yaksha, guardiano di Shantinatha, la sedicesima guida spirituale del dharma. Viene raffigurato come un umanoide con le ali e un cerchio di trefoli (fili elementari che intrecciati formano poi una corda).
Il popolo Maranao delle Filippine meridionali crede invece in una razza di creature chiamate Garuda, che dimorano sotto il mare. Questi esseri sono alati, hanno grandi denti ed enormi artigli che possono trasportare fino a sei uomini. Sembrano aquile quando volano nel cielo, ma si trasformano in umani quando sono nelle loro tane.
Una carta d'identità troppo lunga
Quando vi dicevo che vi avrei elencato tutti i suoi nomi alternativi, non scherzavo. Ecco tutti i nomi che sono riuscito a trovare. Sono tanti, ma sono convinto che ne abbia altri.
In cambodiano prende il nome di Krud, mentre in cinese è Jialoluo e in coreano è Karuda. In giapponese è conosciuto come Karura, in tailandese come Krut, in burmese come Nan Belu, mentre Ca-cau-la è il suo nome in vietnamita. in Mongolia lo chiamano Khangarid; in Myanmar è conosciuto come Galone e nelle Filippine lo chiamano Galura.
Il Garuda compare in numerosi testi sacri e alcuni di essi sono dedicati proprio a lui. Nel Mahabharata viene chiamato Garutman, mentre nei Veda lo si chiama Garutmat o Suparna.
Esistono poi numerosi altri nomi con i quali compare in racconti, testi e altre leggende. Ad esempio in una leggenda buddista lo chiamano Great Peng (Peng è un altro uccello leggendario), ma lo troviamo anche come: Chirada, Gaganeshvara, Kamayusha, Kashyapi, Khageshvara, Nagantaka, Sitanana, Sudhahara, Takshya, Vainateya e Visnuratha.
Si è un bel casino e, se notate che me ne sono perso qualcuno, segnalatelo e io lo aggiungerò.
Il perché del Garuda
Identificare il perché dell’esistenza del mito del Garuda ci riporta a parlare della Fenice. Come essere mitologico esiste in quanto progenitore divino di tutti gli uccelli (che per gli asiatici erano su per giù una trentina di specie), che da qualche parte dovevano pur esser cicciati fuori, vero? Oltretutto è la personificazione di alcune delle abilità più utili che i popoli antichi avessero: velocità e coraggio. Questo perché in quanto divisi in piccole tribù, la guerra era una realtà di ogni giorno e, nella loro guerra (fatta di lance, frecce e combattimento in mischia), velocità e coraggio potevano significare la differenza tra la vita e la morte. Non solo del guerriero, ma anche del suo popolo.
C’è poi da considerare il fatto che, il mito del Garuda ha viaggiato così tanto per il mondo, fondendosi certamente con il mito della Fenice, ma venne anche talmente rielaborato che arrivò in arabia conosciuto con un altro nome: il Roc.
