• Articolo pubblicato:8 Febbraio 2021
  • Categoria dell'articolo:Serraglio / Mitologia greca
  • Ultima modifica dell'articolo:5 Luglio 2024

Se oggi vedeste un pucciosissimo cane a tre teste che scodinzola, il vostro pensiero andrebbe subito a qualche mutazione dovuta alle radiazioni nucleari, tipo l’incidente di Fukushima o di Chernobyl. Il piccolo Cerbero sicuramente oggi diventerebbe velocemente una star di Tiktok in cui lo vedreste rotolarsi sulla schiena per essere accarezzato, seguire le tracce a caccia di piccoli animali o sbavare sul pranzo del suo padrone.

Se invece aveste incontrato questo cucciolotto nell’antica Grecia, il primo pensiero che vi sarebbe balenato nel cervello sarebbe stato: “chi ha fatto scappare sto mostro dall’inferno?” poi scappereste via spaventati. Sappiate che la vostra è discriminazione e i mostri siete voi! Povero Cerbero, sempre messo in disparte lì, nell’Ade, tutto solo. Non sono affatto soddisfatto del vostro comportamento.

Cerbero nacque da Echidna e Tifone, la coppia di mostri che genera mostri per antonomasia. Infatti tra i suoi fratelli e sorelle, il nostro cucciolotto conta anche Orto, Idra, Chimera e tanta altra gente. Tutte creature con svariate teste. Si vede proprio che hanno preso dal padre, un mostro gigante dalla forma serpentina e con più di una cinquantina di teste. Insomma, non proprio un modello di Armani. Ma torniamo a Cerbero che, secondo la versione di Pausania, sarebbe nato e cresciuto in una fenditura a Ctonia, nei pressi di Ermione (no, non quella di Harry Potter).

Sebbene appaia per la prima volta nell’Iliade di Omero, quest’ultimo si riferisce a lui solo come “il segugio di Ade” e non gli dà un nome. Fu Esiodo nella sua Teogonia a chiamarlo Cerbero e, da quel momento in poi, ci si riferì a lui in quel modo.

Cerbero, amico delle guardie

Avete presente quando nascono i cuccioli del vostro cane e cercate qualcuno a cui darli? Ecco, Echidna e Tifone probabilmente fecero così, perché Cerbero venne affidato nientepopodimenochè ad Ade, dio degli inferi, con lo scopo di fare la guardia al cancello di casa sua. Che non sia mai che qualche malintenzionato tipo Eracle voglia entrare di straforo a fottersi l’argenteria. O i morti. Che Ade si affeziona subito e una volta che entri in casa sua ci devi rimanere.

Messo a guardia dell’entrata dell’Ade quindi, Cerbero pattugliava le rive del fiume Acheronte, facendo una pisciatina qua e là per marcare il territorio e stando ben attento a tutte le anime portate a lui da Caronte.

Cerbero Harry Potter
Che ce l'avete du croccantini?

Il Cerbero che conosciamo e non conosciamo

Secondo l’accezione comune del mito, Cerbero sarebbe un gigantesco cane a tre teste, con un serpente per coda. A seconda delle versioni avrebbe anche dei serpenti che escono qui e là dal manto dell’animale. Nonostante il numero di teste sia ufficialmente fermo a tre, esistono descrizioni antiche che lo vedono con qualche cranio in più. Esiodo nella sua Teogonia ad esempio, narrava di come Cerbero avesse cinquanta teste, mentre Pindaro gliene appioppava mille. Si vede che Pindaro era uno studente dell’Ingegner Cane della Gialappa’s. Alternativamente, Quinto Orazio Flacco lo descriveva come un normalissimo cane a una testa, ma con mille serpenti che uscivano da tutto il corpo. Insomma, una versione canina di Medusa. A dare tuttavia la versione definitiva, che poi è quella arrivata fino a noi, è Apollodoro: Cerbero ha tre teste, un serpente per coda e forse qualche serpente che esce qua e là. Punto e basta, è chiaro?!

Un piccolo power up lo ebbe con Virgilio, che lo descrisse con dei serpenti che uscivano dal collo alla base delle tre teste e ne formavano una sorta di vivo collare, mentre Ovidio rincara la dose e lo descrive con delle fauci velenose. Roba che se non muori per i morsi, crepi per il veleno.

Sempre Virgilio aggiunge che possiede tre dorsi (come fossero tre cani uniti in un unico corpo… tipo gemelli siamesi) ed Euforione di Calcide aggiunge che avesse degli occhi infuocati. Un altro piccolo dettaglio lo scopriamo sempre da Esiodo, che racconta si cibasse solo di carne cruda.

Quella volta in cui incontrò Eracle

Pensando al mito di Cerbero, a chiunque abbia un minimo di conoscenza classica viene in mente la dodicesima fatica di Eracle. Si ok, magari non viene proprio in mente che fosse la dodicesima (secondo Diodoro era l’undicesima), ma il collegamento che si fa è quello. In quest’occasione, quello stronzo di Euristeo, re di Tirinto, spedì Eracle a recuperare Cerbero non tanto perché lo volesse vedere, ma più perché sapeva che fosse impossibile. E voleva vedere l’eroe fallire.

Così Eracle, che nell’inventario aveva solo la pelle del Leone Nemeo che lo copriva e una mazza, raggiunse le porte dell’Ade. Qui scoprì che per potersi tirare dietro Cerbero, avrebbe dovuto chiedere il permesso ad Ade stesso. Nell’Iliade, Omero racconta che per poter arrivare a Cerbero, Eracle dovette prima affrontare Ade e, solo dopo averlo ferito con una freccia, poté affrontare il cane. In altre fonti gli bastò chiedere il permesso, con Ade che gli disse: “Se riesci a domarlo senza usare armi, allora te lo presto!

Così Eracle dovette abbandonare la mazza e combatté Cerbero a mani nude, difendendosi solo con la pelle di leone che aveva addosso (tolta quella era nudo, come era di moda all’epoca). Riuscì infine a costringerlo alla resa dopo averlo preso da dietro (no, non come pensate) e avergli stretto un braccio intorno al collo, soffocandolo e sottomettendolo.

Tuttavia in alcune illustrazioni si vede Eracle assalire Cerbero armato di mazza di legno, questo perché secondo Seneca il divieto era solo per le armi di ferro e non per tutte le armi in generale. Sempre secondo questa versione, si ritrovano illustrazioni che vedono Eracle attaccare Cerbero con una roccia.

A battaglia finita Persefone, moglie di Ade, consegnò il Cerbero incatenato all’eroe. Nel percorso di ritorno verso Tirinto, molte sono le versioni che vorrebbero Eracle venir fuori in questa o quell’altra regione della Grecia, perché si sa che ogni aedo (un narratore di storie mitologiche dell’antica grecia) c’aveva la sua personalissima versione. Nelle versioni di Euforione e Senofonte, Eracle uscì vicino a un paesino che poi prese il nome di Eraclea Pontica e che qui, mentre trascinava il cane, quest’ultimo vomitò per terra la sua bile, dando vita all’aconito, una pianta velenosa molto diffusa nella zona. A star dietro a tutte le versioni, pare che Eracle abbia trascinato il Cerbero incatenato per tutta la Grecia visto che sono citate svariate zone come Ctonia, Beozia, Tesprozia, Ierapoli, Argolide  e anche la città di Micene. In tutte queste zone esistono leggende di varia natura su come Eracle fosse passato di là con il Cerbero e, alcune delle città, omaggiarono la cosa con statue, affreschi e decorazioni sui vasi.

Solo dopo il giro turistico Eracle si ricordò di portare Cerbero da Euristeo, così da ultimare la chainquest sulle sue fatiche. In alcune versioni fu Eracle stesso a riportare il cane nell’oltretomba, mentre in altre Cerbero si liberò dalle catene e ci tornò per conto suo.

Cerbero Smite
Son figo, son bello, son fotomodello... di Smite!

Piaceva anche a Dante e Virgilio

Cerbero appare anche nell’Eneide, dove viene trovato da Enea e dalla Sibilla in una grotta che porta all’oltretomba. Qui viene descritto da Virgilio come così grande da occupare tutta la lunghezza della grotta, da un’estremità all’altra e, di fatto, bloccandone l’accesso.

Parlando di Virgilio non possiamo poi non citare il Cerbero che appare nella Divina Commedia, quella lunga sega mentale con cui Dante voleva rendere omaggio alla crush di tutta la sua vita: Beatrice. Qui il nostro amorevole cucciolone appare a guardia del terzo girone, quello della gola, e prende in prestito così tanto simbolismo da overpomparsi e farsi crescere facce, barba e mani. Non è da considerarsi una descrizione canonica del mito visto che, ricordiamolo, è tutto frutto della mente malata di un uomo che si era ammalato della terribile male dell’innamoramento. Si, nel medioevo era una cosa da sfigati innamorarsi, guardate qualche intervento di Barbero in proposito in giro su youtube.

Il Cerbero nello spazio

La costellazione del Cerbero non esiste. O almeno, non esiste più. Le stelle che la componevano infatti, vennero inglobate nella costellazione di Ercole. Se all’inizio infatti, la costellazione di Ercole era rappresentata con l’eroe che stringeva un ramo, dopo l’unificazione, Ercole stringe i tre serpenti di Cerbero. Si, perché in tutte queste raffigurazioni, dopo l’unificazione avvenuta nel 1721, Cerbero smette di essere rappresentato nelle mappe celesti come un cane, ma venne sostituito da tre serpenti.

Sempre nella volta celeste esistono un sacco di altre cose ribattezzate con il nome di Cerbero. Ad esempio si contano diverse formazioni geologiche su Marte, ma anche una luna di Plutone e un asteroide che fa parte degli Astereodi di Apollo. Che dal nome sembra più una band indie-pop underground.

Scientificamente esistente

L’associazione con i serpenti arriva anche dalla zoologia in cui esiste il Cerberus, ovvero una specie particolare di serpenti d’acqua che abitano l’Arizona. Nell’Asia del sud, tra le paludi e le mangrovie ce ne sta un altro…

In realtà Cerberus è il suo nome scientifico, il nome con cui è chiamato è serpente di mare con la faccia di cane… ok, questa è una mia libera traduzione dall’inglese dog-faced water snake. Esistono ben cinque specie di serpenti di mare con questo nome scientifico, ma nessuno di questi somiglia anche solo vagamente a un cane, quindi mi convinco sempre più che per fare scoperte scientifiche serva la dddroga. Altrimenti non me lo spiego.

Esiste una proteina che si chiama Cerberus e, anche qui, non ha nulla a che fare con il Cerbero. Ma io non ci capisco nulla di biologia, quindi vi riporto solo le parole di wikipedia, che la identifica come una proteina della parte anteriore dell’endoderma (giuro, non so cosa ho detto e non ho intenzione di ripeterlo). In ultimo è anche una delle miliardi di varianti del nostro amato Covid-19, più nello specifico è una variante della variante omicron.

Cerbero God of War
Buono bello, non puoi uccidere tutti ogni volta che andiamo a fare la passeggiata!

Il perchè dell'esistenza del Cerbero

Riuscire a capire perché esiste la figura di Cerbero è una missione che si imposero fin dall’antica Grecia. Servio Mario Onorato ad esempio era convinto che rappresentasse la decomposizione dei corpi, in quanto questi venivano lentamente consumati dalla terra proprio come un cane avrebbe fatto con la sua preda.

L’esistenza delle tre teste venne trattata da Fulgenzio, che le identificò come le tre cause di sofferenza umane: le catastrofi naturali, le provocazioni e gli incidenti, rappresentandolo poi associando a ogni testa una fase della vita: la nascita, l’adolescenza e la vecchiaia. Solo con la morte era poi possibile varcare i cancelli che Cerbero proteggeva.

Nel corso della storia l’animale (e in particolare le sue tre teste), venne associato a diverse cose, tra cui le fasi del sole in una giornata, i tre continenti allora conosciuti (Europa, Asia e Africa), ma anche come arma triplice di Ade, in quanto uno dei tre fratelli principali del mito greco. Zeus possedeva infatti una triplice folgore, mentre Poseidone era armato di tridente.

Scehda riassuntiva (seria)

Regione: Ctonia, Ermione, Argolide
Habitat: Ade
Mitologia: Greca
Descrizione fisica:

  • Gigantesco cane a tre teste;
    • Variante: 50 teste;
    • Variante: 1000 teste;
    • Variante: una testa e 1000 serpenti come coda;
    • Variante: tre dorsi uniti;
    • Variante: così grande da occupare tutta la lunghezza di una grotta, bloccandone l’accesso;
  • Un serpente al posto della coda;
    • Variante: alcuni serpenti escono dal manto;
    • Variante: tre serpenti escono dal collo intrecciandosi per formare un collare vivo;
  • Occhi infuocati;

Caratteristiche:

  • Ha delle fauci velenose;
  • Si ciba solo di carne cruda;
  • Dal vomito della sua bile ebbe origine l’aconito;

Caratteristiche:

  • Cerberus (latino)
Cerberus
Cerbero nella Divina Commedia

Fonti: