• Articolo pubblicato:18 Marzo 2021
  • Categoria dell'articolo:Bar
  • Ultima modifica dell'articolo:4 Febbraio 2025

Se c’è un cartone con il quale posso dire di essere letteralmente cresciuto, questo è I Simpson. La famiglia americana media per antonomasia non ha certo bisogno di presentazioni, diciamo che è un pelo più famosa di questo blog. Giusto quel pochino eh, più o meno abbastanza da sollevare una sommossa popolare se Mediaset dovesse toglierlo dal palinsesto di Italia 1 all’ora di pranzo. Che poi, va ancora in onda? Sincero non ne ho idea, io li guardo in streaming su Disney+ e la TV la uso solo come surrogato del PC e per giocare ai videogame.

Se ci pensate, I Simpson sono stati per Matt Groening l’incarnazione perfetta del sogno americano. Lo hanno trasformato da squattrinato a… boh, non so se è ricco, ma sicuro è almeno nella fascia alta dei benestanti. Il trucco di questo cartone è che con la sua ironia, con i suoi personaggi e le sue storie, è riuscito a diventare una pietra miliare della TV mondiale, mantenendo davanti allo schermo milioni di persone.

Per I Simpson ho scelto un caffè lungo, miscela arabica, leggermente macchiato di latte e con ben tre cucchiaini di zucchero (a Homer piace dolce).

Per I Simpson ho scelto un caffè lungo, miscela arabica, leggermente macchiato di latte e con ben tre cucchiaini di zucchero (a Homer piace dolce).

Presentare la famiglia Simpson non ha senso. Se siete vivi e state leggendo questo blog, sapete sicuramente chi sono. Nel corso dei 37 e passa anni di programmazione, I Simpson sono andati incontro a una trasformazione che li ha resi una macchietta di quello che erano. Nascono come stereotipo della famiglia americana media, con l’intento di evidenziarne i paradossi e le incongruenze, per estremizzare il tutto e renderlo divertente. Nel vedere i Simpson, l’americano medio ride perché riconosce in quegli stereotipi i suoi amici, i suoi parenti o, addirittura (ma solo per chi è autoironico), sé stesso. Con il passare del tempo però, lo sviluppo in massa delle stagioni ha decisamente distrutto quello che i Simpson erano, per incastrarli tutti in ruoli che si ripetono di volta in volta. Oh ma quanto sono profondo in questo discorso? Pat pat sulla spalla a me stesso per non aver mandato in vacca un pensiero tre minuti dopo averlo formulato. “Yeeeeeee“. Anzi no, con meno entusiamo… “Yee“. Ok, così perfetto.

Homer è il classico ciccione patito dei fastfood, scemo fino al midollo e pigro come un gatto che ha perso la voglia di esistere. E ci si ferma qui, giusto? No, manco per il cazzo. Homer non era solo questo. Stiamo parlando di un personaggio che a 38 anni mantiene una famiglia con moglie e tre figli, costretto in un lavoro che odia e bloccato in una routine che lo distrugge giorno dopo giorno. Homer sarà pure scemo, ma è uno scemo ingenuo, che fa di tutto anche solo per rendere felice Marge. Perché si, lui sarà quello che mantiene la famiglia, ma più che i suoi figli, per lui la famiglia è Marge. E l’amore di Homer per Marge viene fuori in tante puntate e alcune di queste sono bellissime. Ma no, ora è solo un ciccione scemo e stupido… il tipico elettore di Trump praticamente. Nelle ultime stagioni le sue battute sono diventate ripetitive, prive di mordente e senza quella critica ironica alla società.

Lo stesso vale per Lisa e Bart, la prima sempre più incastrata nello stereotipo della nerd ambientalista e il secondo sempre più affossato in quello del ragazzaccio burlone. Ma anche loro inizialmente non erano così. Lista era caratterizzata come la tipica bambina timida che, per paura delle interazioni sociali, si rifugiava nei libri. Bart invece era il suo esatto opposto: estroverso, iperattivo e dispettoso, cercava in tutti i modi di attirare l’attenzione specialmente di quelle figure da surrogato genitoriale che dovevano andare a compensare la quasi totale assenza del padre. E niente, mi rendo conto alle volte di essere fin troppo profondo, poi guardo meglio e mi rendo conto di essere solo un coglione, ma va bene lo stesso (ho ripreso la battuta di prima e l’ho ripetuta diversamente. Se vi sembra una nuova battuta, allora non soffrirete della trasformazione dei Simpson come faccio io).

Marge e Maggie è come se fossero un unico personaggio e, sebbene abbiano avuto i loro momenti per svilupparsi, rimangono un tutt’uno stereotipato della mamma casalinga e indaffarata americana. Si nota che c’è sempre stata una certa difficoltà nel caratterizzare Marge, che rispetto al resto della famiglia finisce sempre in secondo piano, più come fosse un personaggio di supporto che altro. Le puntate in cui è effettivamente protagonista non sono tantissime e spesso passa per quella petulante della situazione. Ma anche qui: Marge era una moglie indaffarata, certo, ma era anche una moglie insoddisfatta della vita che riusciva a trovare la felicità nelle piccole cose, qualità che le permetteva di andare avanti nella routine quotidiana. Per quanto riguarda Maggie, è come parlare di un mezzo personaggio. La sua caratterizzazione è quella di essere una neotata e, come tale, non fa un cazzo. Certo, abbiamo puntate epocali che la vedono al centro della scena, come quella in cui spara al Signor Burns o quella in cui Homer appiccica tutte le sue foto sul suo posto di lavoro per coprire la targa di demerito che aveva ricevuto e farle comporre la commoventissima frase “do it for her“. Spettacolo. Ma togliendo queste, la sua unica altra peculiarità è di non pronunciare mai una singola parola, fatta eccezione per quel “papà” detto sul finire di una puntata di non mi ricordo quale stagione.

In buona sostanza i Simpson sono andati incontro alla cosiddetta flanderizzazione. E cosa è? Beh si tratta del processo di stereotipazione a cui personaggi troppo longevi finiscono per cadere. Primo su tutti, che dà anche il nome a questo fenomeno narrativo (è una cosa che esiste davvero, vi lascio qui la pagina di Wikipedia), è stato proprio Ned Flanders, il personaggio che inizialmente doveva essere il vicino di casa impiccione e un po’ perbenista, che finisce col trasformarsi in un cristiano sfegatato e bacchettone, roba che Gesù a guardarlo lo avrebbe preso a calci in culo personalmente. Questo procedimento consiste in una perdita progressiva dei dettagli caratteriali e personalizzanti di un personaggio, per farlo arrivare a diventare la caricatura di sé stesso. Se volete approfondire e vi pesa il culo leggere, vi lascio qui un bel video del Canale del Chaddone.

Homer Bart Simpson
Homer è un padre modello... un modello da non seguire!

Più di 666 puntate

Parliamo un attimo della serie principale. Nel corso delle varie stagioni (35 al momento in cui scrivo questo articolo, con la 36 in uscita), i Simpson hanno tirato fuori 768 episodi a cui vanno sommati i probabili 18 o 20 episodi della 36eiesima stagione. Capirete quindi che per una serie che va avanti dal 1987 e che prosegue per 36 stagioni, le cose da dire sarebbero anche finite. Ma sono una macchina da soldi, quindi col cazzo che vengono abbandonati e ogni anno continuano a sfornare puntate su puntate che fanno ridere sempre meno.

Anche escludendo la totale assenza di coerenza narrativa tra i vari episodi (più volte viene fatto vedere un passato che contraddice un’altra puntata in cui si vede il passato o qualcosa che è stato detto), perché ricordiamo che alla fine è una sitcom e la coerenza non è esattamente parte delle loro priorità, c’è da considerare l’appiattimento generale delle trame. Marge e Homer hanno fatto ogni genere di lavoro, hanno viaggiato in tutti i continenti del mondo e sono stati investiti da tutte le mode del momento. È chiaro che a furia di sparare possibili cazzate (come Trump presidente), prima o poi qualcosa la si becca… è la legge dei grandi numeri. Il problema è che poi c’è gente che forza dei collegamenti totalmente causali solo per dire “I Simpson l’avevano predetto“. Avendo ormai vissuto ogni genere di avventura, dagli MMORPG alla guerra, dalle multinazionali all’attivismo sfrenato, passando poi anche per paradiso e inferno, diciamo che è ovvio finire col ripetersi. E non solo si ripetono le gag, ma anche proprio le trame.

Avete presente quelle puntate dove la puntata stessa è divisa in tre mini-storie? Ecco, tutto partì con la subserie “Threehouse of Horror” (La Paura fa Novanta) che tradizionalmente in ogni stagione torna per raccontare tre mini-storie horror. Il format è stato occasionalmente ripreso nel corso del tempo per rinarrare vicende storiche americane, forse per insegnare agli americani qualche nozione di storia, visto che sono ignoranti come capre. Nelle ultime stagioni però ho notato una certa tendenza a riprendere il concetto di tre mini-storie per riproporlo fin troppe volte, lasciandomi addosso un senso di stanchezza che mi fa rimpiangere il fatto che la serie avrebbe dovuto chiudere un bel po’ di tempo fa. Potrei anche smettere di vederla, è vero, ma sono un completista e questa cosa di abbandonare una serie, nella mia psiche non è concepita. Ho anche io dei difetti (non è vero, io sono l’essere perfetto, meglio di Cell).

In ultimo non possiamo tralasciare i buonismi della FOX soprattutto dopo che è passata a Disney. Nella continua ricerca del politicamente corretto, la produzione è arrivata a cancellare quasi del tutto il personaggio di Apu solo perché incarnava lo stereotipo dell’indiano arrivato in America. Io non ci ho mai visto problemi dato che, come già detto, tutti i personaggi sono stereotipati (come se un ciccione si sentisse offeso dalla presenza di Homer). E questo cedere il passo al politicamente corretto, secondo me va a minare profondamente quello che era l’intento iniziale: raccontare le storie con ironia e spregiudicatezza.

Voto complessivo per tutte le stagioni dei Simpson:

7 - Non me la sento di dare un voto più basso solo perché prendo in considerazione anche le serie più vecchie.

Si, prendo in considerazione tutte le stagioni che ho visto fino ad ora. Sia le prime che le ultime, quindi non posso assolutamente dare un voto più basso. Anche perché diciamocelo: se più o meno fino alla quindicesima stagione ancora si ride forte, dalla sedicesima in poi le risate iniziano a calare anche tanto (ovviamente ci sono svariate eccezioni) fino ad arrivare alla trentaduesima stagione, che considero forse una delle peggiori. Però devo ammettere che negli ultimi anni si sta un po’ riprendendo, anche se, comunque, rimango fermo nel mio pensiero: “hanno finito le cose da dire, basta“. Nella serie stessa i creatori avevano predisposto varie puntate perché fossero i finali effettivi della serie, una su tutte è la puntata “Dietro la Risata“, ma alla fine nessuno di questi si è trasformato nell’agognato ultimo episodio. Lo vedremo mai questo fantomatico ultimo episodio? O forse sarà come One Piece e non arriveremo mai a una fine? Lo scopriremo solo cercando di non morire prima.

Simpson serie locandina
Simpson Hank Scorpio
L'indimenticabile Hank Scorpio che fa quello che vorrei fare io in ufficio

Il film che prima o poi sarebbe arrivato

Per scrivere questa sezione mi son detto: ma si dai, riguardiamoci il film. Pensate che nel lontanissimo 2007, per i 20 anni dei Simpson, andai anche al cinema a guardarlo. Ora, diciamo che ci sono dentro scene diventate iconiche come quella di Spider Pork, ma alla fine non è altro che un lungo episodio di un’ora e mezza circa. Diciamo che poteva essere fatto di meglio, ma poteva anche essere fatto di molto peggio. In buona sostanza è guardabile, ha le sue scene divertenti, anche se già si vede in maniera lampate quanto il processo di flanderizzazione di Homer sia in stato avanzato.

Sostanzialmente la trama si fonda sull’inquinamento del lago di Springfield, in cui tutta la popolazione, bene o male, finisce per scaricarci dentro la qualunque, dai rifiuti tossici della centrale ai cadaveri. Lisa inizia a fare l’attivista della situazione e parte la sua sottotrama amorosa con Colin, un altro ragazzetto attivista come lei.

Nel contempo Homer, la cui stupidità (ammessa più volte nel film, come per dire: “ehi guardate, sono stupido, giustificate tutte le mie azioni”) è ormai a livelli professionistici, scarica il silos di escrementi di Spiderpork nel lago, dando il via a un contenimento governativo che mette tutta Springfield in quarantena dentro un’imprenetrabile cupola di vetro. Sempre da Homer partono poi due sottotrame: una legata a Bart, che non lo vuole più come padre e si rifugia dai Flanders e l’altra legata a Marge, con la quale entra in conflitto rischiando il divorzio.

Al contempo prende forma la trama principale che vede i Simpson scappare dalla cupola e arrivare in Alaska, per poi essere mangiati dai sensi di colpa e tornare nella cupola ad aiutare la città. La trama principale è banalotta, ma comunque sufficientemente interessante da collegare le sottotrame insieme e tenerle unite in una storia tutto sommato divertente e tipica dei Simpson.

I Simpson - Il Film:

7 - Si dai, alla fine è un po' sopra la sufficienza, ma non brilla per originalità

La cosa che mi infastidisce di più di questo film è che sembra quasi che sceneggiatori, registi e produttori credano di avere un pubblico composto solo da analfabeti funzionali e bovini. Che in teoria descriverebbe bene il popolo americano che, ricordiamolo, ha votato Trump ed Elon Musk credendoli degli outsider dei poteri forti, quando sono proprio loro i poteri forti. Musk è al momento l’uomo più ricco del mondo e Trump è uno psicopatico con grossi problemi egomaniaci. Ma comunque, tornando al film… Perché si chiama “I Simpson – il Film“? Ma dargli un sottotitolo era troppo difficile? Sarebbe andata bene anche una roba tipo “I Simpson – Homerfail” visto che tutto il film si basa sugli errori di Homer. Ma vabbé, non sia mai che ci sprechiamo in originalità.

Simpson il film locandina
Spiderpork, spiderpork, il soffitto tu mi spork, tu mi balli sulla testa e mi macchi tutto il resto, tu quaaaaaa.... ti amo spiderpork!

Vecchi videogame che non vedrete

Se avessi giocato ai vari videogame tie-in dei Simpson, ci farei una bella sezione a parte. E niente mi vieta, dopo che ne avrò recuperato qualcuno, di aggiungerla. Di videogame dei Simpson infatti ne esistono un sacco… secondo Wikipedia sono addirittura 22, mentre io ne ho giocati più o meno metà di uno. Si, perché comprai I Simpson – Il Videogioco (anche qui la fantasia nel nome) per PSP e mi ritrovai con la PSP scassata quando non ero neanche a metà. Abbandonai tutto e poi boh… chi l’ha più ritrovato quel gioco. Però ho recuperato la PSP, quindi magari se lo becco usato un pensierino ce lo faccio.

È giunto il momento di arrivare alle conclusioni. Perché si, anche se esiste un sacco di altra roba dei Simpson, io mi sono fermato più o meno qui. Magari un giorno recuopererò tutti i numeri di Simpson Comics, la serie a fumetti che è andata avanti dal 1993 al 2018, oppure metterò le mai sui CD musicali dei Simpson… boh chi lo sa, solo il futuro ce lo dirà. O meglio: ve lo dirò io in futuro se il mio piano per non decedere sarà andato a buon fine.

Homer lavoro centrale nucleare I Simpson
Oh ma quindi questo è il mio lavoro? E che devo fare?

Fonti

Per approfondire: Wiki italianaWiki inglese

I Simpson, voto finale:

7/10 - È una serie TV cartoon storica che mi ha accompagnato nel corso dei secoli... non riesco a giudicarla troppo male, alla fine abbiamo passato dei bei momenti insieme, a ridere e scherzare. Bei feels.

Per chi volesse sentirmi chiacchierare dei Simpson, in Tazza Narrativa io ed Eugenio ne abbiamo parlato fin troppo. Ascoltaci, amaci, mandaci dei soldi. Siamo poveri.

E se poi siete dei Youtube-addicted che non sopportano le piattaforme di podcasting, abbiamo messo la puntata anche lì sopra. Questa è solo audio, ma le nuove puntate hanno anche il video!