Quello di The Lone Ranger è un franchise vecchio e abbastanza nutrito. Il personaggio venne creato come soggetto per uno show radiofonico nel lontanissimo 1933, in quel buco di nullafacenza tra la prima e la seconda guerra mondiale tanto per capirci… si, si, la grande depressione. Che poi, magari erano depressi perché non avevano caffè. Io mi deprimerei un sacco in quel caso. Comunque fatto sta che il personaggio doveva tirare su di morale, perché da quel momento è stato ripreso in fumetti, film, serie TV e persino un videogame. Questo è quello che dice Wikipedia perlomeno.
Il caffè di oggi è tuttavia con l’ultima incarnazione (al momento in cui scrivo) del personaggio: un film del 2013 che ho visto solamente perché nel cast c’era Jhonny Depp. E visto che nel film c’è anche Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange di Harry Potter), mi inizio a chiedere se il film sia di Tim Burton. Controllo: Wikipedia dice che non è di Tim Burton. Oh, ma è il favoloso gorgoglio della moka quello che sento? Il caffè è pronto!
Per The Lone Ranger ho scelto un espresso (come il treno al centro del film), miscela robusta, con due cucchiaini di zucchero bianco in una tazzina d’argento grezzo. È un po’ spigolosa, ma rispecchia al meglio il film.
Sommario
Tonto e gli stereotipi americani
Bevo il primo sorso. Il gusto è forte e lo zucchero non si sente quasi per niente… eppure ho girato bene! C’è un retrogusto di terra, l’argento grezzo non è il massimo per una tazzina di caffè.
Ma è proprio intorno a una miniera d’argento che tutto si svolge. La storia ci viene narrata da un vecchio Tonto (no, non lo sto insultando, si chiama proprio così), ovvero un Jhonny Depp in esposizione in un museo, che da bravo nativo americano in stile Papà Castoro, racconta la storia di The Lone Ranger a un bambino di circa dieci anni vestito da Cowboy.
Tutto il film altro non è che un flashback e la narrazione si muove speditissima senza troppi intoppi, ma con veramente tanti, ma tanti (e intendo proprio tanti) stereotipi americani. Questo è il classico action comedy, quindi le battute e i momenti comici non mancano, ma in alcuni momenti ti verrebbe voglia di dire “Zitto e spara, cazzo!”
Centrali nella storia sono i due protagonisti: un pellerossa pazzo della tribù Comanche, Tonto, e un avvocato troppo perfettino per sporcarsi le mani, John Reid. Essendo i due protagonisti della storia, nel momento in cui si incontrano non si lasciano più e diventano compagni di viaggio, ma soprattutto di vendetta.
L’antagonista (perlomeno quello dichiarato) è Butch Cavendish, un criminale a capo di una banda che saccheggia e rapina i treni di passaggio. La ferrovia scelta per le rapine è però sempre la stessa, ancora in costruzione in molti punti, sotto la supervisione di un tenero vecchietto (mica tanto) di nome Latham Cole. Che poi, si chiama Latham, guarda caso simile a “letame”… non c’è da meravigliarsi se poi si scopre un pezzo di merda. Ma forse ho già detto troppo.
Guarda mamma, come Zorro!
Bevo un altro sorso, credo che questo sia avvelenamento da metalli pesanti. Non ci avevo pensato prima di fare il caffè, ma ormai è fatto e non lo butto.
Anche se nel vecchio west i supereroi non esistevano ancora, The Lone Ranger cerca di prendere quella strada, armato del suo fido cavallo bianco e una maschera in stile Zorro. Ma senza la spada e senza vandalizzare cose e persone con la propria iniziale.
Tonto, che dovrebbe essere la fidata spalla dell’eroe, qui è interpretato come solo Jhonny Depp sa fare: alla Jack Sparrow. Si, i due personaggi per movenze e comportamento si somigliano tantissimo e forse è per questo che è riuscito così bene. Ma d’altronde Tonto è pazzo, quindi è pure tutto giustificabile dalla trama.
Assolutamente assurdo (e divertente) è invece il cavallo bianco. Per Tonto è uno spirito errante, ma capiamo fin da subito che lui è quello intelligente, nonché il miglior arrampicatore del west visto che con facilità lo si trova sui tetti di un treno, in cima a un dirupo, sul ramo di un albero o sul tetto di un capannone. A lui piacciono i luoghi alti. Il film la butta subito in caciara facendo notare la cosa, strappando una risata e spezzando la tensione.
Come tutti i supereroi che si rispettano, anche The Lone Ranger è pieno zeppo di battute nei momenti maggiori di tensione, di cattivi che parlano troppo e raccontano il loro piano e di vuote minacce che dovrebbero farceli sembrare ancora più cattivi. In tutto ciò si spara solo alle comparse e dei personaggi principali, mai che ne venga fatto fuori uno.
Un finale da spoiler
Bevo l’ultimo sorso, la mia lingua è diventata grigia. Avere una tazzina d’argento credevo fosse una cosa di lusso, ma forse prima la dovevo far lavorare. Vabbé dai, sarà per la prossima.
Da qui in poi seguiranno spoiler, se volete vedere il film saltate questa parte: 3… 2… 1… via!
La fine mi è piaciuta. Che Cole fosse cattivo si intuiva fin dall’inizio, ma la storia di Tonto, della miniera e la morte di Cole seppellito dalla valanga di argento che l’ha portato a sterminare i Comanche, beh è interessante. Prevedibile, ma interessante. Anche la pazzia di Tonto, che continua inutilmente a dare da mangiare all’uccello, rende il personaggio un po’ più caratterizzato. Mi chiedo tuttavia come mai il cadavere dell’uccello non si sia decomposto negli anni… spero lo abbia impagliato.
Come cattivi, sia Cole che Cavendish sono caratterizzati in maniera molto classica. Il primo è il classico signorotto cattivo che vuole sempre più soldi e potere (tanto da minacciare tutti i dirigenti della ferrovia e votare per lui), per poi sparare a una chiappa dell’ex-capoccia della baracca. Cavendish è invece il bandito puro e crudo, che mangia il cuore delle sue vittime e che c’ha la faccia brutta perché dovete odiarlo subito.
A guardare bene il personaggio, se non fosse per l’indiano al seguito, The Lone Ranger l’avrei scambiato per Zorro a cui hanno rasato i baffi e fatto una white washing al cavallo. E potrebbe anche essere visto che Zorro è del 1919, nato dalla penna di uno statunitense ben quattordici anni prima del Ranger. Ma anche se fosse, chi se ne fotte. Alla fine il film è godibile così com’è.
Ora scusatemi, credo che andrò a farmi una lavanda gastrica per evitare la morte da avvelenamento per metalli pesanti. Sono già pesante di mio, non voglio che interferisca anche altra gente.

