• Articolo pubblicato:27 Maggio 2021
  • Categoria dell'articolo:Bar
  • Ultima modifica dell'articolo:30 Giugno 2024

Generalmente i caffè sono con quegli universi narrativi che non hanno nulla di fantasy. Anna, miniserie del 2021 prodotta da Sky, non ha nulla di fantasy se non per una fantomatica malattia che ha sterminato la popolazione adulta mondiale. Forse.

Certo che comunque l’originalità del titolo lascia parecchio a desiderare. Se infatti cerchiamo sul web, di serie TV, film e libri chiamati solo “Anna” o “Hanna” (che spesso sono americani) ce ne sono veramente tanti. Troppi. Vi lascio qui la pagina di Wikipedia, così potete constatare voi stessi.

L’incipit della trama? Una malattia ha ucciso tutti gli adulti del mondo e chi raggiunge i sedici anni si ammala e muore. In questo mondo post apocalittico, una bambina di tredici anni, Anna, parte in cerca di quella piattola fastidiosa che è il suo fratellino.

Per Anna ho scelto un caffè corto macchiato, miscela arabica, con due cucchiaini di zucchero, servito in una tazzina di ceramica a forma di bambino. Si lo so, è inquietante, ma in quest’opera sono i bambini a farla da padrone.

Bevo il primo sorso. Il gusto è delicato, dolce e caldo, un vero piacere da bere. Quel goccio di latte ci sta divinamente e l’unica cosa che mi inquieta un po’ è la forma di bambino. Oltre al fatto che ci caccia veramente poco caffè in questa tazzina. Ma vabbé, basta non pensarci.

Quando uno scrittore vuole tirare su uno scenario post-apocalittico senza tirare in ballo il fantasy o la fantascienza, a venire in soccorso è sempre lei: la pandemia. Generalmente una di quelle che non si limita a sterminare qualche milione di persone, come il covid, ma giusto quell’80% di popolazione mondiale. Insomma una robetta da niente.

Chiaramente nessuno è riuscito a trovare una cura e tutti sono morti senza avere scampo. La pandemia di Anna è chiamata “La Rossa”, perché si tratta di una malattia che divora il corpo, causando dei veri e propri buchi nella pelle che lasciano la carne viva allo scoperto. Da quando ci si ammala si ha a disposizione un tempo imprecisato che può andare da una settimana a un mese o un mese e mezzo, per crepare malissimo. Ma non tutti si ammalano: a salvarsi sono infatti i ragazzi e i bambini sotto i 16 anni. Il perché? Nella serie viene tutto spiegato con un generalissimo “è una malattia ormonale”. Che è più o meno la stessa scusa di quando in un fantasy si introduce la magia e qualunque cosa si spiega con “è magia”. Cosa che personalmente odio.

Son tutti bambini

Bevo un altro sorso e mi rendo conto che sono quasi alla fine (d’altronde era un caffè corto in una tazzina da niente), quindi decido di lasciarne un po’ per la parte finale, anche se avrei un altro paio di sezioni da scrivere.

Anna Salemi è una tredicenne dal carattere forte, che si ritrova in questo mondo post-apocalittico dalla tenera età di 7 anni (credo… forse 6) e che ha imparato a sopravvivere grazie al quaderno che sua madre le ha scritto prima di morire, con le cose da fare dopo la sua morte. Molto legata ad Astor, il fratellino minore a cui ha fatto da madre negli anni, è determinata e testarda e mente al bambino per tenerlo al sicuro mentre lei viaggia fuori casa in cerca di cibo.

Astor è proprio quel fratellino, un rompipalle a livelli ultragalattici, che è il motore d’innesco di tutta la trama e senza il quale non ci sarebbe stata neanche la storia. Infatti mentre la sorella è via a fare la spesa tra i ruderi della città vicina, una banda di bimbiminkia chiamata i “Blu”, assale la villetta per depredarla. Il bimbo si fa scoprire e finirà con il seguirli, dando ad Anna il pretesto per iniziare a cercarlo.

Piccola menzione anche per Pietro, l’amore adolescenziale della giovane Anna, un ragazzino di circa una quindicina d’anni, che guida uno scooter e vive su un lago. Servirà giusto per una fugace e passabile storia d’amore, ma con un background che è un po’ più interessante di quel che sembra.

Chiudo citando le varie bande di ragazzini e bambini che si trovano sparse per la trama. Ci stanno i Blu, che sono dei ragazzini che si immergono nella vernice al piombo blu (sono abbastanza convinto che sia una cosa tossica… secondo me non sarebbero vissuti molto anche senza la malattia), capeggiati dai Bianchi, i ragazzi più grandi che si tingono di bianco per mascherare le macchie della Rossa. Per fortuna le cose con nomi di colori terminano qui. A capo dei Bianchi c’è Angelica, una viziata stronza spocchiosa che sembra molto ispirata a Gioffry Baratheon di Games of Thrones.

Da citare c’è anche la coppia di fratelli scambio (non mi ricordo come si chiamano, ma ho dato loro questo soprannome), che si sono impadroniti del minimarket del padre dopo la sua morte e la banda del disabile sull’Etna, che serve solo a… niente. Non serve veramente a niente. Di questi ultimi non ricordo il nome, perdonatemi ma assolutamente non sono personaggi caratterizzati abbastanza da rimanermi impressi.

Anna e Astor
In un mondo in cui gli adulti sono tutti morti, nessuno gli dirà mai di sistemare camera

Non è un finale

Bevo l’ultimo sorso, il caffè scende giù che è una bellezza, decisamente meno pesante di quanto poi si rivela essere questa serie.

Sto per fare spoiler, quindi se volete guardarla, fermatevi qui. Anche perché la sezione successiva sarò io che mi lamento, quindi siete avvertiti. Gli spoiler iniziano tra 3… 2… 1… via!

Partiamo con ordine: la prima parte della serie si svolge vedendo come nemici proprio i Blu e la sconfitta di Angelica non sembra essere la vera e propria fine. Ok, ci sta, c’erano delle sottotrame da chiudere, come la storia d’amore con Pietro, quindi va bene così. Ma dopo che per tutta la serie si è ripetuto che gli adulti sono tutti morti, non puoi sbattermi in faccia una fine così senza senso.

Mi spiego: Anna e Astor sono partiti dalla Sicilia su un pedalò malridotto, con lo scopo di andare verso la Calabria in cerca di adulti che potessero aver sviluppato una cura. Adulti che in teoria sono tutti morti, ma pare che gli ermafroditi siano immuni alla Rossa, quindi c’è ancora una speranza.

Questi quindi imboccano lo stretto (nella realtà, da una riva si vede l’altra parte e Grillo se l’è pure fatto a nuoto), che sembra quasi stiano partendo per l’oceano Atlantico. Boh, capisco che magari non stanno proprio partendo da Messina, ma non possono veramente non aver visto un transatlantico parcheggiato in mezzo al mare, in cui vanno a sbattere dopo giorni e giorni di viaggio. E cosa ci trovano sopra? Una coppia di adulti in perfetta salute, con tanto di bambino in grembo. Che boh, son rimasto lì confuso, con delle domande a cui, arrivati a questo punto, non voglio neanche una risposta.

Tutta la serie sembra prodotta con la stessa struttura di Lost: ogni puntata ci sono dei flashback dedicati a un personaggio, che spiegano la sua storia, mischiati agli avvenimenti del tempo presente, proprio di quel personaggio. Tuttavia Lost aveva un senso. Ha giganteschi buchi di trama, certo, ma la componente thriller spinge ad andare avanti puntata dopo puntata. Qui invece, mancando proprio quella componente, al termine di ogni puntata non c’è la minima spinta a voler continuare. Ci sono un paio di cliffhanger, ma niente che lasci davvero con l’hype.

Angelica Blu Anna Sky
Ah, il buon vecchio bagno nella vernice al piombo!

Una trama che sembra groviera

Premessa: io non ho letto il romanzo di Ammaniti. Non lo conosco proprio come scrittore, ma da Wikipedia vedo che ha scritto e sceneggiato anche Io non ho paura, un film che si, mi è piaciuto, ma che non riguarderei perché è troppo pesante. Non credo che andrò neanche a recuperare il romanzo di Anna, più che altro perché è molto lontano, come genere letterario, da ciò che mi piace. Detto questo, non so se i buchi di trama che io vedo nella serie ci siano anche nel romanzo o se lì viene spiegato qualcosa che invece è tralasciato nella serie.

I buchi che ho visto sono veramente tanti, alcuni credo però che siano dati semplicemente da un montaggio confuso e non dipendano dalla storia in sé. Ad esempio mentre Anna sta cercando di liberarsi dallo schiavismo di uno dei fratelli scambio, sembra che questi abbia il tempo di riacciuffare Anna, appenderla tipo quarto di bue e imbavagliarla nello stesso momento in cui Pietro sta bussando alla porta. Non credo che nella storia originale il tutto accada contemporaneamente, ma dalla serie sembra quasi così.

Ma tornando ai buchi un po’ più palesi. Pare che gli ermafroditi o chi abbia delle disfunzioni ormonali, riesca a salvarsi dalla Rossa, come dice la stessa Katia nella serie. Quindi mi state dicendo che in una società dove abbiamo farmaci che fanno di tutto, anche stabilizzare l’umore, non ce ne sia uno che causi volutamente una disfunzione ormonale? Boh. Sta domanda mi è balzata in mente per tutta la serie e sono rimasto ancora più confuso dal finale, in cui si vedono degli adulti perfettamente in salute. Come mai questi sono vivi? Bastava stare isolati in mezzo al mare? Boh. Ma dare un minimo di spiegazione, anche breve, sul finale probabilmente rovinava l’atmosfera della serie. Atmosfera che io considero rovinata proprio per questo.

Ma torniamo ad altri buchi di trama: perché i Blu accettano di buon grado di essere schiavi di Angelica? Possibile che tra i ragazzi più grandi (o anche Katia) nessuno abbia mai pensato di ribellarsi alla mentalità stupida di quella ragazzina spocchiosa? Boh. Comunque il personaggio è scritto e caratterizzato bene. Così bene che l’avrei resa il boss finale della storia. Per quanto riguarda i Bianchi invece, coprire dei buchi sulla carne con della vernice bianca (anche ipotizzando non fosse tossica), non dovrebbe farli star male? cioè, questi stanno coprendo della carne viva, sanguinolenta, con della vernice. Così, a occhio, direi che non è esattamente consigliato dal medico e mi sembra anche illogico, seppur stiamo parlando di ragazzini.

Avrei poi altre domande, ma credo di essermi già lamentato abbastanza.

Conclusione

Diciamo che tutto sommato la serie non è male. Non posso dire che mi sia proprio piaciuta, ma non posso neanche dire che non mi sia piaciuta. Sono fermo nel mezzo. La storia non mi ha trasportato abbastanza, ma riconosco che è stata trasmessa molto bene quell’angoscia del vivere con addosso una data di scadenza: a 16 anni muori. Fine dei giochi.

Ora scusatemi ma vado ad abbandonare questa tazzina sulla classica mensola insieme a tutte le altre. E no, non la lavo perché se è sporca richiama ancora di più l’atmosfera della serie (e comunque sono pigro e mi pesa troppo il culo per farlo).