In Cina gli uccelli sono considerati le incarnazioni degli spiriti che abitano il cielo. Alcuni potrebbero chiamarli dei, altri angeli, altri ancora Superman, ma l’essenza stessa degli uccelli mitologici cinesi è quella di reincarnare queste mistiche presenze.
Come in occidente, anche in oriente la fenice è legata al sole. La sua natura ignea e luminosa non cambia, sebbene le leggende siano profondamente diverse tra le due parti del mondo. Allo stesso modo la simbologia della fenice, legata alla ciclicità delle cose, al rinnovamento e all’immortalità non cambia.
Sommario
Quando ancora non si chiamava Fenghuang
L’origine della fenice orientale si può far risalire a un re-sacerdote che, vestito e agghindato come un’aquila, danzava per mimare l’ascesa sull’albero cosmico e ricadere nel mondo come essere immortale. Ciò è dimostrato dalle numerose maschere rituali che raffigurano le fenici, presenti in ogni cultura asiatica, dall’India alla Mongolia e persino in Siberia.
La fenice viene considerata come una campionessa della sua specie, una sorta di archetipo dell’uccello sacro, che rappresenta in sé tutte le specie di uccelli, rendendola di fatto una sorta di puzzle, un Megazord composto da un pezzettino di ogni specie di uccello esistente.
Alcuni studiosi fanno risalire la sua origine all’India e solo dopo numerose trasformazioni sarebbe arrivata in occidente. Nelle tradizioni orientali possiamo suddividere la fenice in cinque grandi tipologie, ognuna ricollegata a un macro territorio.
La fenice giudaica è simbolo dell’immortalità, secondo la leggenda sarebbe stato l’unico animale del Paradiso a non mangiare il frutto proibito e quindi sarebbe rimasto nell’Eden fino alla fine dei tempi.
Nell’area islamica troviamo invece tre uccelli leggendari riconducibili al concetto di fenice: il Simurgh, il Roc (o Rukh) e l’Ankha. Peraltro in questa zona sembra che tutto abbia avuto inizio dalla Persia.
Ancor più anticamente nella zona iranica esisteva il Senmurv, vecchio nome del Simurgh, una specie di fenice mista a un cane, un pavone e un’aquila. Roba che Frankenstain spostati che non sei nessuno.
In India infine assume le fattezze e il nome di Garuda, cavalcatura di Visnù, che la usava pur di non viaggiare con una compagnia aerea, che lo sappiamo, vi fanno pagare il biglietto una miseria e poi anche respirare a bordo ha un costo aggiuntivo.
Con il tempo però la fenice si tramutò, passando dalla forma uomo-uccello alla quale era ricondotta grazie al re-sacerdote travestito, fino a diventare un uccello vero e proprio, simile a un fagiano o addirittura a un pappagallo, nella cultura cinese e giapponese. Come altri animali pilastri del mito cinese, la fenice si presenta in coppia, con un esemplare maschio e uno femmina. In questa occasione diviene anche il simbolo dell’imperatrice.
Grazie Eva, ma no, tieniti quella mela
Nel magico mondo giudaico il simbolismo della fenice può essere ricondotto allo Ziz, un equivalente del Simurgh, del Bar Yokni e del Verethraghna… a dimostrare che per quanto l’umanità possa vivere in posti diversi e chiamare le cose con nomi diversi, ci facciamo tutti le stesse seghe mentali e, chissà perché, ne viene sempre fuori un uccello di fuoco.
Come accennato prima, nel giudaismo la fenice ha un ruolo di rinnovamento e immortalità. Le leggende narrano che quando Eva prese il frutto proibito (una fottutissima mela), convinse tutti gli animali ad assaggiarlo. E tutti, ma proprio tutti, mangiarono la mela. Questo implica che Eva convinse leoni, delfini, ragni, marmotte e tutti gli altri a mangiare da un frutto grande quanto un pugno. Io capisco il simbolismo, ma cazzo c’è qualcosa che non va. Comunque vennero tutti cacciati in massa dal Paradiso, tutti tranne la fenice, a cui Eva stava sul cazzo e a quella stronza ha preferito non avvicinarsi. Tolti tutti gli altri, Dio murò l’Eden trasformandolo nella Città di Luz e lasciando lì la fenice a farsi i cazzi suoi per mille anni. Al termine dei mille anni avrebbe preso fuoco e sarebbe rinata dalle proprie ceneri come di consuetudine.
Infine compare anche sull’arca di Noé. Pare che fosse lei a illuminare tutta la bagnarola e, poiché non mangiava nulla, Noé la benedisse donandole l’immortalità. Da dove arrivassero i poteri magici di Noé nessuno lo sa, infatti questa parte della leggenda è solo una variante che tutti fanno presto a omettere e dimenticare.
How I Met Your Fenghuang
Secondo le Saussure, la fenice avrebbe origini cinesi risalenti addirittura alla preistoria, probabilmente ispirata da qualche animale oggi estinto. Prima della fenice infatti ci sarebbe un altro fantomatico uccello divino chiamato Lung, capace di ascendere dalla terra al cielo per raggiungere la divinità suprema: Shang Ti. Nella sua descrizione originale appaiono caratteristiche come la doppia cresta o la coda divisa, che solo successivamente diventeranno parte della fenice comune cinese: Fenghuang.
Il nome in realtà deriva da una composizione; Feng è la fenice maschio, mentre Huang è la fenice femmina. Il termine venne fuso in un’unica parola perché nella cultura cinese c’era l’abitudine di rappresentare sempre una coppia di fenici, un maschio e una femmina. Così, anche quando la fenice iniziò a essere rappresentata da sola, rimase il termine fenghuang.
Leggende narrano che la fenice fosse uno degli animali progenitrici della creazione quando l’architetto del cosmo Pan Ku, creò l’universo. In questa leggenda tutti gli animali compagni di Pan Ku divennero progenitori delle razze che conosciamo e la Fenghuang non fece eccezione: essa infatti dette vita a tutti gli altri uccelli, mentre invece in alcune varianti dette alla luce il Simurgh (chiamato Lung Niao), che poi donò la vita a tutti gli uccelli.
La fenghuang è descritta con una testa piccola, collo lungo, coda con tre o cinque piume e zampe simili a quelle di una gru che terminano però con gli artigli di un rapace. Ha un piumaggio variopinto che comprende cinque colori: rosso, blu, nero, giallo e bianco. Vive nella natura incontrastata tra i monti e il suo canto, composto da solo cinque note, è soave.
Essendo un animale benevolo, ma anche estremamente raro, si dice compaia solo quando il paese è governato bene da una persona giusta o quando ci abita un santo. Ecco perché probabilmente non vedremo mai una fenghuang in Italia. Non abbiamo mai avuto una persona giusta al governo.
Secondo il Furui Zhi invece ha la testa simile a quella di un serpente, dorso e addome squamati, collo di gru, becco di gallina, petto di cigno e coda di pesce. Potrei fare centinaia di battute sull’assunzione di droghe che hanno portato a questa incredibile fusione, ma anche no, sarebbe troppo banale. Oltretutto sarebbe capace di scatenare piogge e venti, lasciando la felicità ovunque passa, tipo la polverina di Pollon.
Per come conosciamo oggi la Fenghuang
Ovviamente molto è cambiato nel corso dei secoli e anche il mito della fenghuang ha avuto le sue evoluzioni. Ad oggi viene descritta con un piumaggio variopinto, con occhi allungati (come i cinesi), becco stretto, curvo e allungato, un collo sottile e leggermente più lungo rispetto a quello della fenice occidentale. La coda è invece quella di un pavone, che riprende i colori del piumaggio. Alcune fonti riportano che la Fenghuang (proprio perché rappresentata in coppia), si riproduce come gli altri uccelli, smettendo di essere “unica” come la fenice occidentale. Per questo si sente parlare della fenice comune cinese. Anche perché come si è visto ci sono un sacco di uccelli mitici, simili alla fenice, che non sono fenici.
No, ti prego, non cantare più!
Abbiamo detto canto soave? Beh se per alcuni miti è così, per altri si sente parlare dell’ultimo canto della fenice. Questa espressione la ritroviamo in diverse opere della cultura generale, prendendo origine dalla fenice indiana, descritta come un uccello con un becco lunghissimo, con almeno cento fori, tipo flauto, ma non quello della Mulino Bianco. Vive sola e viene descritta con un piumaggio variopinto.
Quando la fenice, al termine dei suoi mille anni, decide che è arrivato il momento di crepare, da ogni foro del suo becco sgorga una melodia di morte che attrae al suo cospetto molti animali del creato, che muoiono con lei patendo la pena dell’angoscia generata dalle sue note. Dopo aver causato quest’amabile strage, la fenice prende fuoco e muore, rinascendo poi dalle sue ceneri.
Fonti
Illustrazione di copertina: Screeching Phoenix a opera di Tingting Yeh per Magic the Gathering.

