In America stanno un po’ troppo fissati col patriottismo. Ma in maniera veramente esagerata. Ci sono decine di serie e film che nel titolo hanno la parola America e… sincero mi sono un po’ stancato. Eppure quando ho iniziato a vedere American Dad mi sembrava un bel prodotto. Peccato che, come ogni cosa tirata eccessivamente per le lunghe, abbiano finito con il rovinarlo.
Per American Dad ho scelto un caffè lungo, non americano (perché fa veramente schifo) macchiato con un po’ di latte perché la razza bianca qui è fin troppo presente e con un cucchiaino di zucchero bianco. Il tutto servito in una tazza di plastica con il manico a pennone di bandiera… americana!
Sommario
Sos-ssoldi
Bevo il primo sorso. Salvo per la tazzina un po’ scomoda, il gusto è quello famigliare di un caffè normale. Alla fine sono abituato a bere caffè lunghi zuccherati. Buono.
American Dad nasce sul filone del successo dei Griffin, dallo stesso creatore: Seth MacFarlane. Che il tipo si sarà detto: ehi, ho fatto un successone con una parodia della famiglia americana più irriverente dei Simpson, quasi quasi provo a fare il bis, che i soldi non mi fanno poi così schifo. E se non lo sapevate, sapevatelo, Seth è lo stesso uomo che per anni ha avuto una relazione con Emilia Clarke, la Daenerys di Games of Thrones. E io non posso che provare invidia per quest’uomo. Non per i soldi, non per il successo, ma perché è stato con Emilia Clarke.
L’idea iniziale della serie è quella di parodizzare gli stereotipi americani, dal patriottismo alla famiglia, dai privilegi della razza bianca alle credenze sugli alieni. Infatti sarebbe una serie come tutte le altre se non fosse per un piccolo particolare: la famiglia Smith (che già il cognome è tutto uno stereotipo… esistono migliaia di Smith in Ammmerrica) nasconde un alieno in soffitta. Oh e c’è anche un pesce rosso che è in realtà un tedesco degli anni ‘70 che, a seguito di un esperimento della CIA, si ritrova il cervello impiantato proprio nell’animaletto. Ma per il resto va tutto bene.
Ammmerrican Family
Bevo un altro sorso e me la cazzeggio con la bandierina cercando di usarla come una catapulta. Centro! Ho colpito la tazza che avevo usato per New Girl!
La composizione della famiglia è esattamente quella classica americana che abbiamo visto anche nei Simpson e nei Griffin: madre, padre, figlio maschio, figlia femmina, animale domestico. Qui il figlio baby è sostituito dall’alieno, ma per il resto è tutto uguale. Il capofamiglia è Stan Smith, il classico uomo bianco americano, un po’ omofobo, un po’ razzista e con quello spirito da machoman tipico dei protagonisti dei film d’azione. Lavora per la CIA, gira sempre in giacca e cravatta e la sua risposta a tutto è sparare alle cose. Questo quantomeno all’inizio.
Francine Smith è invece la classica moglie trofeo, bella ma stupida. Curiosamente segue il destino di Marge e Lois, non riuscendo ad avere una caratterizzazione vera e propria che vada al di fuori dello stereotipo della casalinga. Certo, si potrebbe dire che è un problema un po’ di tutti i personaggi e di questa tipologia di comedy in generale, ma in Francine lo si avverte molto di più. Di tutta la famiglia, è anche quella che fa ridere di meno.
Hayley Smith è stata creata come lo stereotipo della hippie ambientalista. Soprattutto nelle prime stagioni entra spesso in conflitto con il padre, in quanto hanno caratteri completamente opposti. Ama Jeff, un altro hippy incastrato nello stereotipo dello strafatto, totalmente fuori dalla realtà. Finirà con lo sposarselo, perché saranno anche strafatti, ma si amano tanto. E no, il loro amore non è frutto delle canne, anche se può sembrarlo.
Steve Smith è il figlio piccolo, parodia di un nerd ai primi anni delle superiori. Ha solo amici maschi, è sfigato con le ragazze ed è un appassionato di tutto ciò che a un nerd potrebbe piacere; D&D e Star Wars probabilmente sono tra le sue passioni più grandi, ma non mancano citazioni alla Marvel, alla DC e ad un sacco di serie TV. Ovviamente è vergine, cocco della mamma e fa schifo in tutti gli sport.
Roger è il suddetto alieno. Salvato da Stan direttamente dai laboratori della CIA, mentre facevano esperimenti su di lui, ora vive nella soffitta della famiglia Smith. È un patito di serie TV e film visto che, in teoria, non potrebbe uscire dalla casa per evitare che lo scoprano. Sempre in teoria quindi, dovrebbe vivere tutta la vita in quarantena. E voi che vi siete lagnati tanto per tre mesi. Ma visto che anche a lui la quarantena sta sul cazzo e non ha mai avuto intenzione di mettere striscioni fuori dal balcone con la scritta “andrà tutto bene”, esce come e quando gli pare, travestendosi ogni volta da essere umano, inventando nuove identità a ogni puntata. È sia maschio che femmina e, per esigenze narrative, ha sempre poteri diversi. In tutto ciò comunque nessuno riconosce un coso grigio, basso, con dita lunghe, zampe e la testa allungata, solo perché indossa baffi finti e una parrucca. E alle volte anche dei vestiti. La sindrome di Sailor Moon e Superman è potente in voi, americani.
Klaus infine è il personaggio più dimenticabile della serie. Ideato probabilmente per fare da parodia di una spalla comica, un po’ tutti in famiglia si dimenticano di lui. È il risultato di un esperimento fallito della CIA, in cui un soldato tedesco degli anni ‘70, si è ritrovato il cervello trapiantato nel corpo di un pesce rosso. Nella serie si ricordano di lui più o meno in una puntata ogni due o tre stagioni e in alcune puntate non compare proprio. Mah.
Ah ma quindi ho visto qualcosa?
Bevo l’ultimo sorso. Il caffè era buono e mi sono anche divertito con la tazzina. Dai che non era così male. Più o meno come questo comedy cartoon. Non è che sia brutto, ma lascia quel retrogusto di già visto. Una roba che guardo giusto la mattina, mentre bevo il caffè e aspetto che il cervello ingrani per poter iniziare a lavorare.
Di tutte le puntate di American Dad, forse me ne sarà rimasta in mente una. La serie non ha niente di memorabile, anche se va fatta una splendida menzione d’onore per Pino Insegno, doppiatore che adoro e che presta la voce a Stan.
Le storie sono piuttosto prevedibili e lo schema narrativo sembra volersi ispirare lontanamente ai Simpson, ma senza riuscirci bene. E se i personaggi principali sono un cumulo di stereotipi ambulanti, i personaggi secondari non sono da meno, anche se incarnano un solo stereotipo alla volta. Toshi, ad esempio, uno degli amici di Steve, è il classico cinese che non si è integrato, così come Snot è lo stereotipo dell’ebreo. Infine Bullok, il capo di Stan alla CIA, è un omosessuale represso. E niente, non me ne ricordo altri.
Non è che American Dad abbia mai brillato per originalità delle storie o per i suoi personaggi, ma all’inizio erano comunque interessanti e risultavano ogni tanto anche divertenti. Tutto però è andato scemando nelle stagioni e la risata è diventata prima un sorriso accennato, per poi sparire del tutto. Ho recentemente visto la sedicesima stagione su Disney + e, devo essere sincero, non ho riso. Mai. Al momento in cui scrivo, in America stanno dando la diciottesima stagione, quindi so bene che ci sono altre due stagioni ancora da vedere, ma le recupererò solo dopo che saranno localizzate in italiano. Perché è proprio il doppiaggio italiano che quantomeno mi fa venire voglia di far partire la puntata la mattina, appena sveglio.
Ora scusatemi, ma vado ad abbandonare questa tazzina sulla mensola insieme alle altre. Magari un giorno la riprenderò per continuare a usarla tipo catapulta.
Fonti
Per approfondire: Wiki inglese
