Tutti almeno una volta nella vita, abbiamo fatto un incubo. Anche più volte. E non negate che quell’equazione gigante che ha cercato di schiacciarvi non vi abbia inquietato, lo sappiamo che piuttosto che fare matematica, preferireste lavare i denti con uno spazzolino a Cerbero… o sono solo io che sono così? Comunque, se gli incubi non vi danno tregua, a risolvere tutto arriva lui: il Baku!
Sommario
Addio insonnia da incubo!
Per come lo conosciamo oggi, il Baku è una creatura molto simile al tapiro, con una piccola proboscide, una folta pelliccia e le zampe e artigli di una tigre. È uno spirito benefico che, con la sua piccola protuberanza facciale succhia via gli incubi dalle persone, facendole fare sonni tranquilli e facendole svegliare riposate.
Vorrei tanto averne uno visto che io mi sveglio già girato di palle proprio perché mi devo svegliare e molte parti di me vorrebbero solo tornare a dormire. Poi magari mi tocca anche andare al lavoro e quindi sai che felicità la mattina.
Pare che i nobili giapponesi fossero soliti dormire con la raffigurazione di un baku ricamata sul cuscino, con la ferma convinzione che solo così avrebbero dormito bene… che bella l’ingenua ignoranza mista al fantastico potere della suggestione. Sono capaci di cose veramente magiche!
Secondo il mito quindi, se si era perseguitati dagli incubi, si doveva chiamare il baku. In particolare i bambini, se si fossero svegliati in piena notte dopo un incubo, anziché scassare le balle a mamma e papà, avrebbero dovuto ripetere per tre volte “Baku-san vieni e divora i miei incubi”. A quel punto il baku sarebbe arrivato nella stanza, avrebbe divorato l’incubo e avrebbe permesso al bambino di tornare a dormire tranquillo. Anche se non so quanto sarei stato tranquillo io nel rimettermi a dormire con una specie di spirito-mostro che mi osserva.
Pare tuttavia che non si dovesse abusare nel chiamare il baku. Se questi infatti dopo aver divorato l’incubo fosse stato ancora affamato, avrebbe divorato i desideri e le ambizioni del bambino, condannandolo a vivere una vita totalmente vuota e misera. Che anche al baku, come ai genitori, non gli devi rompere troppo le palle.
Il mito è arrivato fino ai giorni nostri visto che nel 1910 molti bambini giapponesi dormivano con accanto al letto un amuleto raffigurante il baku.
Dalla Cina col furgone

Tutto ebbe inizio nella lontanissima Cina, in uno di quei periodi che potremmo definire scientificamente… vecchi. Pare che gli dei lo abbiano fabbricato mettendo insieme tutti gli scarti ottenuti dopo la creazione degli altri animali, con l’intenzione di generare uno spirito benefico che permettesse sogni tranquilli. Se creando gli animali ti avanza che so, una zampa o una zanna, che fai le butti? No, erano dei ecologici, quindi ecco che mettono tutto insieme sperando esca qualcosa di decente.
Solo nel quattordicesimo secolo, durante il periodo Muromachi, il mito arrivò in Giappone, mischiandosi alla mitologia dell’isola e diventando parte integrante di essa. Tuttavia la prima descrizione nota del Baku ci arriva dal Sankai Ibutsu, una pergamena del diciassettesimo secolo, che fa cenno alle sue origini cinesi e lo descrive come un essere scintillante, con il corpo di elefante, gli occhi di un rinoceronte, la coda di un bue e le zampe da tigre. Si fa cenno alla sua capacità di proteggere dalle pestilenze e dal male in generale.
Dipende da come ve lo immaginate
Un’illustrazione vera e propria arriva solamente nel 1791, in un’incisione in legno che lo vede come un elefante con le corna e gli artigli della tigre. La proboscide, le zanne e gli artigli saranno poi tra le caratteristiche che conserverà nell’età classica giapponese e con le quali verrà raffigurato.
Tuttavia esistono altre descrizioni antiche arrivate fino a noi. In alcune varianti infatti il corpo non è quello di un elefante, ma di un orso, mentre in altre sarebbe addirittura una capra con nove code, quattro orecchie e gli occhi sul dorso. Una cosa del genere più che privarti degli incubi, te li fa venire!
Il perchè del Baku

Andare a comprendere il perché esista il baku non è poi così difficile. Tutti abbiamo avuto un incubo notturno che non ci ha fatto più dormire la notte e tutti siamo terrorizzati dall’essere perseguitati sempre dallo stesso tragico incubo. L’esistenza del baku è solo un pagliativo per l’ansia, una rassicurazione che permette al giapponese di turno di andare a dormire tranquillo perché tanto sa che c’è il baku a proteggerlo.
Il mito si è poi spostato verso la fascia infantile perché i bambini, vista l’enorme fantasia, sono i più soggetti agli incubi. Sogni terribili che magari li svegliano e non li lasciano più dormire perché troppo suggestionati da quello che hanno appena immaginato.
Oltre a questo, sebbene io non abbia prove della cosa, non escludo che la brevissima filastrocca sia stata tirata fuori da qualche genitore, stanco di svegliarsi la notte per ogni brutto sogno del pargolo di turno. Recita la filastrocca bimbo e non rompere!
Scehda riassuntiva (seria)
Regione: Cina e Giappone
Habitat: I sogni
Mitologia: Giapponese
Descrizione fisica:
- Simile al tapiro, con una piccola proboscide, una folta pelliccia e zampe e artigli di tigre;
- Variante: essere scintillante con il corpo di elefante, occhi di rinoceronte, coda di bue e zampe di tigre;
- Variante: elefante con corna e artigli di tigre;
- Variante: orso;
- Variante: capra a nove code, quattro orecchie e occhi sul dorso;
Caratteristiche:
- Usa la sua proboscide per succhiare gli incubi;
- Viene evocato dai bambini con la formula “Baku-san vieni e divora i miei incubi” ripetuta tre volte;
- Se dovesse essere ancora affamato dopo l’incubo, divora i desideri e le ambizioni del bambino;
- Creato dagli dei con gli scarti degli altri animali;
- Protegge dal male e dalle pestilenze;
Fonti:
- Sankai Ibutsu – autore sconosciuto, 1600 ca.
- Myths and Legends of Japan – Hadland Davis, 1913
- The Asian traditions and myths – M. Reese
- Being Japanese Curios, with Sundry Cobwebs – Lafcadio, 1902
