• Articolo pubblicato:21 Ottobre 2020
  • Categoria dell'articolo:Mitologia greca / Villaggio
  • Ultima modifica dell'articolo:24 Giugno 2024

Quando si parla di Scilla, spesso la si associa a Cariddi. In realtà, nella mitologia greca, i due miti sono ben distinti e separati, anche se per alcuni punti molto simili. Ma chi è Scilla e perché un nome che potrebbe far pensare a una graziosa ragazzina, è invece associato a un grosso e brutto mostro marino? Beh, Scilla ha fatto incazzare Circe. Anche se non la conosceva.

Scilla era una bellissima ninfa, figlia di Forco e Ceto. Come la gran parte delle ninfe della mitologia greca però, ha genitori che variano da versione a versione. C’è chi dice che sia figlia di Crateide e chi invece afferma che sia nata da Ecate e Forbate. Altre versioni dicono che è figlia di Tifone ed Echidna, mentre altre la vorrebbero addirittura figlia di Zeus e Lamia.

Insomma, non ci si capisce un cazzo di come sia nata sta poveretta. Quello che sappiamo per certo però è che era una ninfa verginella che abitava la Calabria e che era solita andare alla spiaggia di Zancle a farsi il bagno. Zancle altro non è che il nome siculo anticamente dato a Messana, una colonia greca. E si, quella colonia si sarebbe poi evoluta in Messina. Ma Scilla abitava dalla parte Calabrese dello stretto. Qualcuno già allora stava pensando di costruire un ponte, ma se lo avessero fatto, nessuno sarebbe poi morto tra le fauci di Scilla e Cariddi nel mare dello stretto. Il nostro ingegner Cane dovrà rimanere disoccupato anche stavolta.

Scilla Castlevania Boss
"Bolle di Nebbia, azione!" ah no, quello è un altro universo

Ehi, ma questi tentacoli non li avevo prima!

Quindi dicevamo: Scilla era questa ninfa vergine che ogni giorno si faceva il bagno, ovviamente nuda, nella spiaggia sotto casa sua. Come tutte le ninfe vergini non aveva un cazzo da fare e sostanzialmente poteva passare la giornata nell’acqua a fare il morto. Era sempre sola perché gli altri abitanti del villaggio invece un lavoro lo avevano e dovevano portare la pagnotta a casa.

Una sera, quando Scilla stava per uscire dall’acqua, dalle onde vide apparire Glauco, già divinizzato, quindi era per metà pesce. La ninfetta, forse non sapendo dell’esistenza degli uomini e terrorizzata dal semidio, scappò verso casa. Ma vuoi per la nudità, la verginità e l’incredibile bellezza o soltanto per colpa dell’arrapamento, Glauco se ne innamorò perdutamente. Non le aveva mai rivolto la parola e già l’amava, mentre lei non gli aveva mai rivolto la parola e già scappava spaventata. Una coppia perfetta.

Glauco, in preda al testosterone, decise che voleva farla innamorare. Corteggiamento alla vecchia maniera? No, ci sarebbe voluto troppo. Andò così da Circe, famosa maga dell’epoca antica, che si divertiva a trasformare le persone in altre cose. Arrivato le chiese un banalissimo filtro d’amore per avere Scilla, non sapendo però che Circe voleva invece averlo tutto per sé e gli chiese di salire su da lei a vedere la sua collezione di farfalle (e magari giocare con la sua farfallina…). Ma Glauco era scemo e non capì. Rifiutò Circe dicendole che a lui le farfalle facevano schifo e che l’unica farfallina con cui voleva giocare l’aveva Scilla.

Presa dalla gelosia e incazzata nera per il rifiuto (cioè questo arriva e, intelligentemente, rifiuti una maga famosa per fare le peggio cose, soprattutto quando è in preda alla gelosia. Ve l’ho detto, Glauco era scemo), decise di vendicarsi.

Preparò così un infuso e, raggiunta la spiaggia dove Scilla faceva il bagno, buttò la pozione tra le onde. Circe sarebbe quindi passabile di inquinamento ambientale, ma la pozione a quanto pare non aveva colore, né odore. Quando arrivò il giorno seguente, Scilla andò a fare il bagno tutta nuda.

Non appena si immerse in acqua, la ragazza notò qualcosa di strano. Improvvisamente dove vi dovevano essere le sue bellissime gambe depilate, erano spuntati molti e molti tentacoli. Un attimo preoccupata per la cosa, non riuscì a uscire dall’acqua perché notò che, all’altezza della vita, le erano spuntate sei teste di cane che la cingevano come fossero una super cintura.

Anche le sue dimensioni erano nettamente maggiori rispetto a prima, ma sembra che dalla vita in su fosse rimasta la bella ninfa che era sempre stata. Visto che era gigante, non è difficile pensare che anche le sue tette fossero diventate giganti, in proporzione a tutto il resto.

Ora, fossi stato in Glauco, che era mezzo pesce, non mi sarei fatto troppi problemi a uscire con un polpo super popputo non troppo dissimile dalla strega Ursula della Sirenetta. D’altronde, tra mezzi pesci ci si dovrebbe capire. E invece niente, lui non si fece mai più vedere e Scilla fu costretta a riparare la sua mostruosità lanciandosi in mare e andando a vivere nella cavità di uno scoglio non lontano dalla grotta in cui viveva Cariddi, affondando e divorando le navi di marinai che solcavano lo stretto.

Credo abbia fame. Scappate.

Prendi due, paghi una!

Non sei un vero mito greco se non hai almeno un paio di versioni. Il costume alternativo di Scilla si ottiene con un’altra variante della leggenda. A innamorarsi di lei pare che fosse stato Poseidone, dio dei mari e sposato con Anfitrite, che da poco aveva dato alla luce il dio Tritone. Presa dalla gelosia, Anfitrite trasformò la verginella in qualcosa di decisamente più orrendo, non lasciandole neanche il mezzo corpo da donna. Oltre ai tentacoli e alle teste di cane alla cintola, a Scilla spuntarono sei teste serpentine. In poche parole si era trasformata in uno di quei mostri che avrebbero fatto felice Lovecraft. Quindi dal lato calabrese dello stretto c’era Scilla, da quello siculo, Cariddi. Del mito di Scilla ne veniamo a conoscenza dall’Odissea di Omero, dalle Metamorfosi di Ovidio e infine dall’Eneide di Virgilio.

Immagine di copertina illustrata da Jesper Ejsing per Magic the Gathering: Fblthp, the Lost