• Articolo pubblicato:31 Maggio 2021
  • Categoria dell'articolo:Universi
  • Ultima modifica dell'articolo:4 Luglio 2024

Si sentiva davvero il bisogno di una nuova serie che riscrivesse per l’ennesima volta i personaggi di Sherlock Holmes? Io avrei detto di no, ma a quanto pare Netflix non era d’accordo ed ecco quindi arrivare sui nostri schermi Gli Irregolari di Baker Street.

Tuttavia pare abbia avuto ragione io, perché un mesetto dopo la pubblicazione della serie sulla notissima piattaforma di streaming che ancora non mi paga per sponsorizzarla, pare che la serie sia stata totalmente cancellata. In realtà l’idea di fondo era anche carina, ma oltre a una previdibilità totale, gli otto episodi della serie peccano anche nel caratterizzare i personaggi, che vengono stravolti da un episodio all’altro.

A fare da protagonista della serie ci sarebbe una banda di orfanelli, ormai adolescenti, che abita nei bassifondi di Londra, tra le viuzze di fango e merda vicino a Baker Street, la via diventata ultrafamosissima per ospitare la casa del plurifreebootato detective: Sherlock Holmes.

A guardare la banda dall’esterno, sembra il classico party di una campagna di D&D, dove ognuno svolge il suo compito per supportare il party e arrivare alla fine di ogni quest. Ed è proprio così che si svolge ogni puntata, seguendo quello che era il vecchio stilema americano del “caso della settimana”, in cui ogni episodio rappresenta un caso a sé stante che si apre e si conclude proprio in quella puntata.

Ma vediamo nel dettaglio tutti i componenti del gruppo. La leader del gruppo è Beatrice, qui abbreviata in “B” (ma scritto Bea), perché fa figo e fa molto giovanile. Alla fine la serie è rivolta proprio agli adolescenti. La ragazza ha evidenti origini asiatiche, ma come scopriremo nel corso della serie, i suoi genitori no. Bea ha lo spirito della paladina, deve sempre fare la cosa giusta e dare il buon esempio. Nonostante sia tra i protagonisti, è uno dei personaggi più piatti della serie.

Jessica, chiamata “Jess”, sempre perché fa figo, è la sorella minore di Bea (ma non ha origini asiatiche) e fin dalla prima puntata scopre di avere un particolare potere che le permette di guardare nei ricordi delle persone. Lei è la protagonista effettiva della serie, ma anche questo personaggio risulta abbastanza piatto e trasmette veramente poco pathos. Tornando alla metafora del party di D&D, Jessica sarebbe lo stregone.

Billy è il più vecchio, nonché il più forte del gruppo. In quanto uomo-muscolo, è quello che più di tutti mena le mani e si lascia abbandonare alla rabbia. Rimarrà profondamente deluso nello scoprire le sue origini e lo capisco anche. Lui sarebbe sicuramente il barbaro.

Spike è il ladro del gruppo. Non solo è il più scaltro, ma è l’unico che ruba veramente quel che serve per continuare a vivere. Purtroppo è anche l’unico che viene letteralmente dimenticato, perché è talmente piatto che passa inosservato sullo schermo, come se non ci fosse, e il telespettatore neanche lo nota. Che poi è una qualità perfetta per un ladro, se ci pensate bene.

In ultimo abbiamo Leopold, nome che assolutamente non nasconde le sue origini nobiliari e che lui camuffa facendosi chiamare Leo. Un genio. Soffre di emofilia, quindi in teoria il suo sangue non si coagula e se si ferisce, rischia di morire dissanguato. Figlio addirittura della regina Elisabetta, ha vissuto la vita in palazzo, totalmente recluso, roba che se noi ci siamo lamentati del lockdown, lui ci è proprio nato dentro. Nel gruppo è l’unico non orfano, ma è come se lo fosse visto che la regina Elisabetta di questo universo è come Big Mom di One Piece: sforna figli più per collezione che per altro e lui stesso dice di essere tipo il cinquantesimo nella linea di successione. Anche perché sparisce dal palazzo per un mesetto buono e la regina neanche se ne accorge. Nella metafora lui sarebbe il mago, non per i poteri magici, ma più per la fragilità, perché se qualcuno gli respira vicino, lui muore.

Per ricordare al telespettatore scemo che questi sono tutti poveri, li vediamo costantemente lurdi da far schifo, anche se poi si scopre che in realtà un posto per farsi una doccia e dormire, lo avrebbero. Comunque veniamo al pretesto della storia: Watson li tiene d’occhio da tempo e gli assolda per trovare informazioni sui casi a cui lavora. Inutile dire che finiranno in mezzo ai casini una puntata si e l’altra pure. Anche perché sono solo otto puntate, non si possono certo permettere punti vuoti.

Gli amichetti di Sherlock

Per parlare di Sherlock Holmes, Watson e tutto il resto devo fare necessariamente spoiler. Continuate a vostro rischio e pericolo, oppure andate a vedervi la serie.

Tutto ha inizio da Watson, un uomo distinto che ha preso ad abitare proprio al 21 di Baker Street, la casa di Sherlock. Che fine abbia fatto Sherlock? Beh, ci arriviamo con calma. Watson è un personaggio borderline, vero motore della serie e pseudo-villain della stessa.

Con la scusa di trovare informazioni, manda inconsapevolmente il gruppo letteralmente contro i criminali. E quelli di questa serie non sono criminali normali, bensì tizi con poteri diventati quasi pazzi, che commettono reati di varia natura. Una volta è un tipo che rapisce i neonati capace di comandare gli uccelli, un’altra si tratta di una novella Frankestain che vuole ricostruire il marito prendendo i pezzi da varie vittime, e via discorrendo.

Se dal punto di vista della banda, il macro caso che unisce tutti gli episodi è capire come questi abbiano avuto i poteri, dal punto di vista di Watson è tutto un magheggio per trovare Sherlock. Il nostro investigatore preferito qui è tuttavia un barbone tossicodipendente, diventato tale dopo aver perso la moglie e aver abbandonato le figlie.

E chi mai saranno queste figlie? Si, sono proprio loro: Bea e Jess. Se Bea ha ereditato l’intuito del padre, Jess c’ha i poteri della madre e tutta la trama effettiva della serie sarà su questo fantomatico Velo, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti, che si è aperto tra i cunicoli, nelle caverne sotto Londra. È da qui che ogni criminale ha ottenuto i poteri.

Ipsissimo, il superlativo di una parola che non esiste

Ipsissimo sembra una supercazzola, ma in realtà è il nome dato ai maghi più forti che ci stanno in circolazione, quelli capaci di entrare nei ricordi degli altri e di vagare per la loro mente come fossero a casa loro.

Tempo zero si scopre quindi che non solo Jess è un ipsissimo, ma che lo era anche sua madre. L’uomo in bianco che Jess vede, è anche lui un ipsissimo e vuole prendere in consegna Jess per farla accoppiare col figlio, anch’egli ipsissimo e generare così una famiglia di gente con i superpoteri. Se ne deduce quindi che una roba che dovrebbe essere rarissima, in una serie di otto episodi con un’unica ambientazione, ne è in realtà piena.

Irregolari di Baker Street posa
Tutti in posa per la foto figa, mi raccomando la faccia seria e determinata

Conclusioni

E non c’è veramente nient’altro da dire. La natura di questo velo è totalmente rimasta inspiegata, il perché si possa aprire non si capisce, così come non si capisce perché si possa chiudere semplicemente mettendoci dentro le braccia o facendosi risucchiare. Mah.

Ci sono un bel po’ di buchi di trama nella serie, alcuni talmente evidenti che sono gli stessi personaggi a farci sopra battute nel vano tentativo di farli passare in secondo piano.

La realtà è che gli irregolari di Baker Street esistono davvero all’interno delle storie di Sherlock Holmes (intendo quelle di Arthur Conan Doyle) e sono proprio dei ragazzini poveri che fanno da informatori per l’investigatore. Ma no, non c’è parentela tra loro e, soprattutto, non hanno superpoteri.

Fonti

Per approfondire: Baker Street Wiki (inglese)