Ho finito di vedere da poco la seconda stagione dell’Alienista, su Netflix, quindi mi son detto: perché non invitarlo a prendere un caffè nel mio bar personale? Si, la serie non è conclusa, ma aggiornerò con le prossime stagioni man mano che escono.
Per l’Alienista ho scelto un caffè lungo, miscela arabica, con un cucchiaino di zucchero bianco e una tazzina in ceramica a forma di testa umana. Si, lo so, è inquietante, ma è ciò che rappresenta meglio la serie.
Sommario
Almeno non ci sono buchi
Bevo il primo sorso, ha un sapore dolce e delicato e, fortunatamente, la tazzina a forma di testa umana non crea problemi. Certo, ho come l’impressione di bere tutto il sapere di un’altra persona, ma dev’essere solo la mia impressione visto che scemo ero e scemo rimango.
Entrambe le stagioni sono costruite per ruotare intorno a un singolo caso, o meglio, sono più casi tutti ricollegabili allo stesso omicida. Una struttura già vista in altre serie di successo come Dexter e che richiede alla sceneggiatura di essere piuttosto forte, perché al primo buco di trama, tutto il castello cade e perde senso.
Per fortuna questo nell’Alienista non accade. Ma prima di tutto cerchiamo di capire: cos’è un’alienista? No, non è uno studioso di alieni, anche perché la serie è ambientata nei primi anni del novecento e tutta la tiritera di Roswell ancora non era accaduta. Un’alienista è una sorta di psicologo, uno studioso degli stati alienati degli umani. Studia cosa porta un uomo o una donna a impazzire, andando a compiere omicidi che, differentemente, non avrebbe commesso.
A far parte del cast principale della serie sono fondamentalmente tre personaggi. Il primo è il dottor Laszlo Kreizler, l’alienista per l’appunto, un volto conosciuto a chiunque abbia visto i film della Marvel in quanto lì interpreta il Barone Zemo. È un uomo fin troppo pacato, uno studioso tutto assorbito nel proprio lavoro e molto amico di John Moore, illustratore della polizia, con il quale inizierà a indagare sull’omicidio di un ragazzino vestito da donna. Alla squadra si unisce anche Sara Howard, una poliziotta sminuita da tutti perché da donna vuole fare una cosa da uomini come investigare. È anche brava, ma siamo nei primi del novecento e che una donna faccia qualcosa di diverso dallo stare in cucina, è visto male.
Essendo un giallo, ogni parola potrebbe portarmi a spoilerare, mentre il mio intento è quello di spingervi a guardare la serie. Quindi devo stare attento, molto attento.
Qualcuno pensi ai bambini!
Bevo un altro sorso, era un pezzo di cervello quello che mi sono sentito in bocca? No, solo un piccolo grumo di zucchero non sciolto. O almeno credo. Lo spero.
Al momento le due stagioni ci portano a esplorare la mentalità, il passato e le motivazioni di due serial killer: il primo uccide bambini vestiti da donna, il secondo bambine neonate che trucca tipo bambole. Insomma, gli sceneggiatori ce l’hanno palesemente con i minori, in quanto nella serie ne muoiono diversi. Se ne vedete uno, non affezionatevi troppo.
Entrambi i casi si rivelano molto coinvolgenti, intrecciati sempre con le vite del terzetto protagonista. Ci sono momenti più lenti in cui ti verrebbe voglia di mettere in pausa e fare altro, ma per fortuna non sono così tanti. Ogni tanto si perde in piccole sottotrame uscite fuori dal nulla, ma che servono a far evolvere e sbloccarne altre. Ce ne sta una nella seconda stagione, che veramente sembra saltar fuori dal vuoto e io mi ritrovo a chiedermi “e mo chi cazzo è questa?”. Ma vabbé, come detto serve a sbloccarne un’altra di cui attendevo l’evoluzione, quindi ok.
Alienista per passione
Bevo l’ultimo sorso, forse ora sono più intelligente di prima visto che con questa tazzina ho bevuto tutta la conoscenza, ma sono abbastanza convinto di no. Saranno solo i posteri a dircelo… … ok, mi hanno chiamato i posteri, hanno detto che sono scemo esattamente come prima.
Le mie considerazioni finali possono prendere entrambe le stagioni, che in qualità si equivalgono. Partono gli spoiler tra 3… 2… 1… via!
Sono leggermente rimasto deluso dalla fine della prima stagione. Mi aspettavo un serial killer degno di questo nome e quello che mi trovo davanti sembra un barbone uscito dalle fogne. Decisamente più intrigante se fosse stato un qualche signorotto ricco sfondato che magari si era conosciuto durante la serie. Tuttavia tutto quadra alla fine, quindi va bene e non mi lamento più di tanto.
Per la seconda stagione invece, solo applausi. La pazza di turno è caratterizzata molto bene e sta sul cazzo fin dal primo fotogramma, anche se viene presentata come l’innocentina del momento. La storia con la figlia che le è stata portata via è molto bella e ancor meglio quando la ritrova e, giustamente, la bambina non la riconosce ed è spaventata da quella signora pazza che la sta prendendo in ostaggio. A dir poco perfetto!
Ora scusatemi, ma credo che andrò a denunciare quelli del MENSA per non avermi accettato. Ho bevuto la conoscenza e non mi volete? Non sono mica un analfabeta funzionale!
