• Articolo pubblicato:5 Dicembre 2020
  • Categoria dell'articolo:Serraglio / Mitologia greca
  • Ultima modifica dell'articolo:4 Luglio 2024

Per arrivare in Sicilia dalla Calabria senza usare un aereo, al momento l’unico mezzo possibile è prendere un traghetto. Si tratta di uno stretto di mare abbastanza tranquillo, che ogni tanto vede un personaggio famoso farsela a nuoto per questo o quello scopo. Un modo come un altro per balzare agli onori della cronaca.

Nessuno ai giorni nostri direbbe che lo stretto sia flagellato da vortici marini, ma pare che nell’antichità non fosse proprio così. Il nostro buon vecchio Omero che, nonostante fosse cieco, assisteva a tutti gli avvenimenti mitologici interessanti (sento puzza di falso invalido), ci racconta che nello stretto, tre volte al giorno, appariva un vortice che risucchiava le navi dei poveri sfigati che ci passavano in mezzo.

La colpa di questi vortici era di Cariddi, un gigantesco mostro marino vorace e spietato che abitava sul versante siciliano dello stretto, facendo coppia nel mito con Scilla, che invece abitava il versante calabrese.

Cariddi copertina articolo
Nell'antichità era rappresentata così... solo a me sembra un vecchio barbone che sbratta l'anima?

Cariddi però non è sempre stata un mostro marino (si, Cariddi è femmina), ma era una naiade, figlia di Gea e Poseidone, alquanto mazzara e con il brutto vizio di mangiare decisamente troppo, rubare, bere e umiliare a scopa i vecchietti siciliani.

Secondo una prima variante del mito, riuscì a rubare a Eracle i buoi di Gerione, mangiandone alcuni (crudi… perché cuocerli era troppo sbatti). Per questo motivo Zeus la fulminò con la Folgore e la gettò in mare, dove la trasformò in un mostro marino.

La seconda variante, ci racconta invece che Cariddi supportò Poseidone nella sua faida contro Zeus, aiutando il padre ad affondare diverse terre emerse. Zeus, che non era proprio contento di veder colare a picco le isole come fossero navi di Battaglia Navale, la incatenò sul fondale marino dello stretto e la trasformò.

Il mito varia solo sulla trasformazione, ma sull’aspetto concordano tutti: gigantesco mostro marino (Omero, nell’Odissea, la descriveva grande quanto la metà di Roma… la Roma dei suoi tempi), simile a una lampreda, con una bocca enorme contornata da denti affilatissimi. Viveva nel fondale marino dello stretto di Messina, sul versante siciliano dove, tre volte al giorno, apriva la bocca per risucchiare l’acqua e tutto ciò che ci passasse vicino, per poi risputarla, creando i forti mulinelli che resero famosa la zona. Omero la descrisse così grande da fondersi con il mare stesso.

Cariddi Pearcy Jackson e il Mare dei Mostri
Lo vuoi un bacino?

Citata ma senza pagarle il copyright

Come già detto, il primo a citarla e a parlare di lei fu proprio Omero, che la descrisse insieme a Scilla nell’Odissea. Qui Ulisse si cagò sotto di passare accanto a Cariddi, perché temeva di perdere la nave, quindi scelse Scilla. Perse giusto sei dei suoi migliori rematori, ma la bagnarola rimase a galla.

Successivamente, Ulisse si ritrovò su una zattera in balia delle onde, con la corrente che non solo lo spinse nello stretto, ma proprio sopra le fauci di Cariddi. Quando il mostro risucchiò l’acqua, lui saltò aggrappandosi a un fico, per poi riprendere la zattera una volta che Cariddi l’avesse rigettata fuori (che schifo! Vomito di mostro marino!). Tornato a bordo di quei due pali galleggianti che nulla avevano da invidiare alla porta del Titanic che salvò Rose, remò con le mani il più in fretta possibile per scappar via.

Un po’ come lui, anche i troiani nell’Eneide si ritrovarono a navigare verso lo stretto. Avvertiti da Eleno, figlio di Priamo e fratello gemello di Cassandra (da non confondere con Elena di Troia), che disse loro di evitare lo stretto e circumnavigare la Sicilia intorno a Capo Passero (il pizzo più orientale dell’Isola), così da non incappare in Scilla o Cariddi. Sfiga vuole che si ritrovarono a fronteggiare un’eruzione dell’Etna che li spinse proprio tra le fauci di Cariddi, dalla quale dovettero fuggire via remando più in fretta possibile.

Gli Argonauti invece ebbero più fortuna: attraversarono lo stretto grazie a Teti, la madre di Achille, nereide per nascita. La donna riuscì a fare in modo che la nave passasse al centro, evitando entrambi i mostri.

Una breve menzione del mostro la si trova anche tra le favole di quel cazzaro di Esopo che, bullizzando un traghettatore, lo minaccia di come Cariddi risucchierà il mare, lasciandolo disoccupato. E no, non poteva chiedere il reddito di cittadinanza.

Credo abbia bisogno di un dentista.

Il perché del mito

Il perché sia nato il mito di Cariddi lo possiamo intuire facilmente. Lo stretto di Messina è un punto d’incontro tra due mari di diverse temperature (Ionio e Tirreno) e, mescolandosi, le acque più calde finiscono con lo scivolare sotto quelle più fredde andando a creare dei mulinelli.

Era un fenomeno più presente nell’antichità piuttosto che ai giorni nostri, anche perché ora come ora la temperatura del mare si è alzata così tanto che tra poco pescheremo il pesce già bollito. Purtroppo non potremmo mai fare nulla finché ci saranno i potenti del mondo (tipo Trump) che ignorano il problema e urlano che non esiste. Ma vabbé, questo è un altro discorso.

Se ne deduce quindi che, visti i mulinelli e la strettezza del passaggio, le imbarcazioni che vi navigavano erano suscettibili agli sbalzi provocati dal mare. Tenendo poi conto che per i greci qualsiasi evento naturale era associato a questo o a quel dio, a un mostro o a qualche magia, l’idea di un coso mostruoso che si mangiasse i marinai non era poi così pazza.

Scehda riassuntiva (seria)

Regione: Sicilia, Italia
Habitat: Abissi marini
Mitologia: Greca
Descrizione fisica:

  • Una grossa lampreda. Praticamente una bocca enorme che si fonde con il mare, descritta grande come metà di Roma.

Caratteristiche:

  • Crea mulinelli tre volte al giorno con i quali risucchia l’acqua del mare e la risputa, uccidendo i marinai e affondando le navi.
  • In forma umana era dedita a mangiare molto, rubare e bere;

Fonti: 

  • Eneide – Omero, 100 a.C.
  • Favola di Esopo – Esopo 600 a. C;
  • Il mostruoso, la forma e l’informe. Storia di Scilla e Cariddi (in Omero e Virgilio) – Pietro Li Causi, 2007