• Articolo pubblicato:30 Settembre 2021
  • Categoria dell'articolo:Omniverse Lore
  • Ultima modifica dell'articolo:30 Settembre 2021

Se c’è una cosa di Magic the Gathering che mi ha affascinato fin da subito, sono state le art. Le illustrazioni di questo gioco di carte collezionabili sono state sempre a dei livelli altissimi e il me dodicenne, che non sapeva neanche le regole, già si perdeva con la mente in quei paesaggi, con quelle creature, immaginando storie fantastiche. Si, ero un bimbo nerd e povero, quindi mi divertivo con poco. Ora non sono più un bimbo e neanche troppo nerd, ma sono rimasto comunque povero.

Tuttavia la voglia di immaginare cose strane, non è andata via con la crescita e quindi eccomi qui, a un paio di decenni di distanza, a scrivere una lore immaginaria per un gruppo di carte che ho creato con l’idea di presentare una possibile fantabilità per un fantaset di carte inesistente.

Dell’abilità Geoforza, che ho collegato a questo gruppo di carte, ne ho già ampiamente parlato su Instagram e Facebook. Ma non ho fatto neanche un minimo cenno alla lore che, ovviamente, non esiste. Ma questo non significa che non me la posso immaginare.

Prima di continuare un piccolo appunto. Le immagini che ho utilizzato sono state (in gran parte) disegnate da Mozchops, le ho trovate su Behance e rappresentano tutte delle varianti dell’evocazione Carbuncle di Final Fantasy. Curiosamente erano perfettamente abbinabili ai colori di Magic, quindi non potevo non approfittarne.

Nonostante io abbia utilizzato un frame strettamente legato a Zendikar, gli splendipardi non appartengono a quel piano. Ho scelto quel frame solo per la stretta correlazione con le terre.

La foresta

In un piano ancora sconosciuto, esiste una foresta (anch’essa senza nome) così fittà da lasciar passare solo raramente qualche raggio di sole. All’interno si è sviluppato tuttavia un fiorente ecosistema di muschi, funghi e licheni, cresciuti in prosperità anche grazie alla forte umidità del posto.

Il sottobosco di questa foresta è così folto da essere letteralmente impraticabile per ogni specie umanoide e anche i quadrupedi di dimensioni più grandi di un cane hanno difficoltà a muoversi.

La fauna che la popola è quindi limitata a insetti, coleotteri di varia natura, piccoli roditori e uccelli di molte specie diverse, in particolare rapaci notturni, che in questo ambiente scuro si trovano a loro agio anche durante le ore diurne.

Anche la flora non manca di varietà anche se, a farla da padrone, sono gli alberi-roccia, che crescono alti e folti, le cui chiome causano poi tutta quell’oscurità che la contraddistingue. Gli alberi-roccia sono così chiamati perché il loro tronco è grigio e particolarmente duro, con una corteccia spessa e uniforme molto difficile da rompere. Oltretutto dei rami corti e senza foglie spuntano per tutta l’altezza del tronco, dando l’impressione di trovarsi davanti non tanto a un albero, ma a una vera e propria colonna di roccia con tanto di spuntoni.

Il villaggio

Al confine dell’ultimo albero-roccia è sorto un villaggio, eretto da una popolazione di umani composta da minatori, coltivatori e allevatori. Sono loro ad aver dato i vari nomi alle piante e agli animali della zona e hanno scelto di stanziarsi proprio lì perché buona parte del perimetro del villaggio è protetto dalla foresta stessa, dal quale sanno che non può venir fuori niente di troppo pericoloso. La loro è quindi una posizione strategica, scelta anche per la vicinanza a un fiume che sgorga dal sottosuolo della foresta e a una discreta quantità di campi coltivabili.

Tra gli animali che il villaggio alleva vi sono i pardi, una razza di felini di piccola statura, che sono un incrocio tra una lince, un gatto e un leopardo.

Le Splendigemme

Tutto quello che ho detto fino ad ora è per contestualizzare quello di cui parlerò in questo paragrafo: le splendigemme. All’interno della foresta, in quei rarissimi punti in cui saltuariamente filtra la luce del sole, nasce e cresce l’albero di splendigemme. Non è un vero e proprio albero, così come le sue non sono vere e proprie gemme. Il nome è solo un modo di rendere accettabile una natura fin troppo crudele e spietata. L’albero infatti è in realtà un gigantesco fungo, che cresce assorbendo luce del sole e umidità, producendo delle spore grosse quanto una mela, che sembrano veri e propri frutti. Queste spore sono di vari colori e splendono se illuminate dalla luce del sole.

Una volta cresciute sul corpo del fungo, precipitano a terra proprio come frutti maturi, emanando un odore irresistibile per moltissime specie di mammiferi, umani compresi. L’acqua, gli insetti e anche i piccoli roditori, possono finire col far avvicinare queste spore cadute al perimetro del villaggio, dove degli ignari pardi da allevamento, le mangiano attratti dal loro fantastico odore.

Gli Splendipardo

Se questo accade, la sorte per l’animale è irreversibile. La spora si fa largo fino al cervello del felino, prendendone letteralmente il controllo. Dopo giorni di atroci sofferenze, un seme di splendigemma si apre la strada sulla fronte dell’animale, brillando alla luce del sole.

Gli allevatori del villaggio lo sanno già: se un pardo mangia una splendigemma, non c’è più nulla da fare per lui, così viene scacciato dal villaggio prima che il fungo prenda il controllo totale del suo corpo. A seconda della luce di cui brilla la splendigemma, questa conferisce abilità particolari al suo ospite, rendendolo molto pericoloso per il villaggio. Dal momento in cui un pardo viene scacciato, diventa uno splendipardo e il colore di cui splende il seme che ha in fronte, viene ricollegato per pura associazione cromatica, a una delle cinque rocce che il villaggio conosce bene.

Dal momento in cui il fungo prende il controllo, lo splendipardo assume un comportamento unusuale per la sua razza. Nonostante sia una creatura che vive in branchi, inizia a vagare in solitaria in attesa di trovare un altro posto in cui il fungo possa crescere rigoglioso. Durante il viaggio, la creatura assorbe costantemente piccole quantità di mana dall’ambiente circostante, ottenendo abilità sempre più forti. Una volta trovato il posto perfetto, il seme rilascia tutto il mana accumulato, autodistruggendosi. Ciò sprigiona una piccola ondata di mana che uccide il corpo del povero pardo, che diventerà la culla perfetta per il nuovo fungo che andrà a nascere dal suo cadavere.

E se non fosse un pardo?

Cosa succede se a mangiare la spora non è un pardo, ma un’altra creatura? Essendo questo un fungo che mira a prendere il controllo della creatura ospite, ci sono effetti collaterali in base al tipo di creatura che lo va a mangiare.

Creature senzienti, quindi con un cervello molto sviluppato, non vengono assoggettate al controllo del fungo. Tuttavia il viaggio stesso delle spore all’interno del corpo, uccide gli ospiti.

Se invece a mangiare la spora fosse una creatura molto più grande di un pardo, come ad esempio un elefante, la spora verrebbe digerita prima di iniziare il suo viaggio, quindi non ci sarebbero effetti.

Al contrario se la creatura dovesse essere troppo piccola, come ad esempio un topo, questo morirebbe all’istante, dando al fungo la possibilità di rinascere dal suo cadavere. Tuttavia non avendo accumulato mana, il fungo morirebbe subito a sua volta, non avendo la possibilità di crescere abbastanza da produrre delle spore.

Conclusione

Ho iniziato questo articolo che volevo dare giusto un po’ di lore alle carte e ho finito con lo scrivere un trattato. Se siete arrivati alla fine, wow, vi faccio i miei complimenti, siete dei veri guerrieri della lettura!